La definizione è ermetica NIBIT-EPI-MESO, sembra il nome in codice di un agente segreto. Nella sostanza, invece, è un propagatore di nuova speranza sulla frontiera delle cure del mesotelioma.
Nibit Epi Meso è la denominazione dello studio, pubblicato recentissimamente sulla rivista Nature Genetics, che consente di capire in anticipo se un malato di mesotelioma risponderà bene o no all’immunoterapia.
Questa la sintesi. E ora ripartiamo da capo.
Fondazione Nibit: chi è?

La Fondazione Nibit onlus si è costituita nel 2012, è presieduta da Michele Di Maio, tra i maggiori esperti mondiali nel campo dell’immunoterapia oncologica, professore ordinario di Oncologia Medica all’Università di Siena e direttore del Centro di Immuno-Oncologia (Cio) dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese.
La Fondazione Nibit https://www.fondazionenibit.org/ha lo scopo di ideare, pianificare e incrementare gli studi clinici nel campo dell’immunoterapia dei tumori.
Immunoterapia e chemioterapia
A differenza della chemioterapia, che si prefigge di colpire le cellule tumorali, l’immunoterapia ha lo scopo di risvegliare la capacità del nostro organismo di difendersi dai tumori.
In che modo? Sollecitando le cellule del sistema immunitario (cioè, diciamo così, il nostro esercito di difesa personale) per renderle più efficaci a riconoscere e combattere il tumore stesso.
Poiché le cellule tumorali spesso producono dei segnali che frenano l’attività naturale del sistema immunitario, i farmaci immunoterapici servono a rimuovere questi «blocchi» lasciando, quindi, via libera al sistema immunitario stesso di attaccare il cancro.
L’immunoterapia non è per tutti
L’immunoterapia da alcuni anni rappresenta il nuovo approccio terapeutico per contrastare i tumori, ma non tutti i pazienti di mesotelioma pleurico ne hanno giovamento. Ricordiamo che, a livello nazionale, i nuovi casi diagnosticati all’anno sono 1800-2000.
In Italia, l’immunoterapia per il mesotelioma è stata approvata dall’Aifa quattro anni fa, ma autorizzata soltanto per i malati affetti da mesotelioma sarcomatoide o bifasico, che non traggono benefici dalla chemioterapia tradizionale (sono circa un quarto). Solo per questi pazienti, dunque, i farmaci immunoterapici vengono rimborsati.
La «metilazione»
Gli autori dello Studio Nibit (realizzato nel Programma Airc “5 per mille” Epica, sviluppato dalla Fondazione Nibit e sostenuto da Fondazione Airc) sono andati oltre la suddivisione istologica che si basa sulla morfologia cellulare (epitelioide, bifasico, sarcomatoide).
Hanno analizzato il dna del tumore e hanno scoperto una sorta di «interruttore» chiamato «metilazione» che rende più permeabile o più impenetrabile l’azione del sistema immunitario.
La «metilazione» è da immaginare, appunto, come un interruttore che decide quali geni devono funzionare.
Se la metilazione è bassa vuol dire che c’è una barriera blanda attorno al tumore e, quindi, il sistema immunitario può agire con maggiore efficacia.
Se la metilazione è alta significa che lo scudo è tenace e quindi il sistema immunitario fatica a funzionare o non riesce ad agire per niente.
Conseguenze della scoperta
Questa scoperta consentirà di trattare i pazienti non solo in base alla suddivisione istologica (epitelioide, bifasico, sarcomatoide), ma in base alle differenze molecolari.
Si potrà così individuare l’immunoterapia giusta per quel malato, evitando cure inefficaci.
Inoltre, la nuova classificazione basata sulla metilazione potrebbe consentire l’autorizzazione a procedere con l’immunoterapia (quindi con rimborso dei farmaci) anche in casi di mesoteliomi epitelioidi, oggi esclusi.
E i pazienti a metilazione elevata (cioè, nei quali l’immunoterapia fatica a funzionare)? «Potranno comunque beneficiare in futuro di strategie combinate» per abbattere la barriera che rende il tumore inattaccabile dal sistema immunitario.
Chi ha condotto lo studio Nibit

Lo studio Nibit-Epi-Meso è stato coordinato dai medici e dagli scienziati della Fondazione Nibit in collaborazione con i centri di eccellenza di Alessandria (con l’oncologa Federica Grosso), di Ferrara (con l’oncologa Luana Calabrò, professore associato di Oncologia Medica, primo autore dell’articolo pubblicato su Nature Genetics), di Milano (con Andrea Anichini, della Fondazione Irccs all’Istituto Nazionale dei Tumori) e di Napoli.
Sono stati analizzati retrospettivamente (cioè esaminando dati e cartelle cliniche) 91 pazienti affetti da mesotelioma pleurico (un terzo dei casi attinti dalla casistica casalese che fa riferimento alla Struttura Mesotelioma e Tumori rari dell’Azienda ospedaliera universitaria di Alessandria, diretta dalla dottoressa Grosso) trattati con la combinazione di due farmaci immunoterapici. I ricercatori li hanno suddivisi in quattro gruppi, in base alla «metilazione» del dna tumorale, così da predire sia la risposta al trattamento sia la sopravvivenza.
Autorevolezza dello studio
Lo studio Nibit-Epi-Meso ha meritato la pubblicazione su Nature Genetics https://it.wikipedia.org/wiki/Nature_Genetics, una delle riviste scientifiche più prestigiose e autorevoli nel campo della genetica e della genomica. Fondata nel 1992, è un riferimento qualificato a livello internazionale per genetisti e ricercatori, grazie alla rilevanza degli studi pubblicati in oltre trent’anni (ad esempio, sull’Alzheimer, sul cancro e autismo).