La «Giornata mondiale per le vittime dell’amianto» si celebra il 28 aprile.
LE INIZIATIVE
Martedì 22 aprile, al Salone Tartara di Casale Monferrato, è stato presentato il Progetto Clinbiomeso, un importante studio di ricerca finalizzato alla raccolta di campioni biologici di pazienti con mesotelioma, per sviluppare terapie personalizzate. (a seguire la presentazione del progetto).
Lunedì 27 aprile, nell’Aula Magna Dental School, alla Città della Salute e della Scienza di Torino, in via Nizza, 230, si svolge il convegno «Epidemiologia occupazionale e amianto: ricerca, salute, giustizia e dialogo con la comunità» – L’eredità di Dario Mirabelli (Il dottor Mirabelli, morto prematuramente lo scorso anno, è stato ricercatore, ha partecipato a importanti e numerosi studi epidemiologici, soprattutto su Casale, ed è stato direttore del Registro Mesoteliomi del Piemonte). Al fondo, la pubblicazione dell’intero programma dei lavori.
Martedì 28 aprile a Casale, al mattino, nel salone Tartara di piazza Castello, convegno su «Green criminology e giustizia riparativa: un dialogo a partire da Casale Monferrato». Alle 14,30, nella sala consiliare di Palazzo Sangiorgio, consegna del «Premio Vivaio Eternot» e presentazione del progetto «Negli occhi di chi resta» di Enzo Governale.
Mercoledì 29 aprile, dalle 10, iniziativa di Afeva e Rete ScuoleInsieme: corteo in via Saffi e ritrovo degli studenti al Mercato Pavia.
Domenica 10 maggio, alle 18,30, al Teatro Municipale di casale, spettacolo «Note e passi di speranza».
PROGETTO «CLINBIOMESO»
Il Salone Tartara di Casale Monferrato, affollato per la presentazione di un nuovo progetto di ricerca sul mesotelioma, fa dire una cosa, prima di tutte: che non è ancora finita. Che l’amianto non ha ancora terminato la sua famigerata stagione di mietitura. Che sono serviti, ma non sono ancora bastati, gli oltre 45 anni di impegno tenace e battaglie evocati da Bruno Pesce. Impegno e battaglie partiti dal sindacato e dall’associazionismo (Pesce ha ricordato Legambiente), che hanno poi coinvolto le istituzioni e, via via, tutta la popolazione, quando si è resa conto che nessuno è al sicuro dagli effetti della fibra e che la filosofia dello struzzo lascia semplicemente irrisolto il problema.
Ma il Salone Tartara così affollato come martedì (22 aprile 2026) – e come lo era stato in molte occasioni in cui la collettività ha sentito il bisogno di sentirsi unita, di condividere sofferenza per la tragedia e intrepidezza nel non soccombere – fa anche comprendere che i passi sulla strada della ricerca, ora che il cammino è stato tenacemente intrapreso, non si sono fermati.
Lo aveva detto lo scienziato Silvio Garattini (cofondatore del prestigioso Istituto di Ricerca Mario Negri, che il ministro della Salute dell’epoca, Renato Balduzzi, aveva eletto tra i cinque superesperti italiani di mesotelioma): «L’importante è che la ricerca prenda il via con forza e poi i risultati arrivano».
Per molti anni, siamo stati intrappolati da quello che la dottoressa Federica Grosso ha definito «nichilismo terapeutico», una sfiducia rassegnata nei confronti delle terapie.
Ora, siamo qui a dire che la questione è risolta? No. Purtroppo, è vero quanto detto nell’incipit: gli effetti dell’amianto, la proliferazione del mesotelioma, suo figliastro crudele, ancora flagellano. Ma non si sta fermi. E non si è più all’approccio terapeutico di venti, quindici, dieci anni fa. Studio dopo studio, si individuano nuovi percorsi che danno risultati, piccoli, ma ci sono. E ci sono orizzonti, obbiettivi, schiarite. Speranza.
Martedì, nel Tartara pieno di gente e di molti ragazzi (eredi già attivi in questa battaglia), è stato presentato il «Progetto Mesotelioma Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta) chiamato «Clinbiomeso», uno «studio clinico finalizzato alla raccolta di campioni biologici di pazienti con mesotelioma, per sviluppare terapie personalizzate». Dello studio sono referenti la dottoressa Federica Grosso, oncologa, responsabile della Struttura Dipartimentale Mesotelioma e Tumori rari dell’Azienda ospedaliera universitaria di Alessandria (a scavalco con l’Ospedale di Casale), e la professoressa Irma Dianzani, professore ordinario di Patologia generale al Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università del Piemonte Orientale a Novara.

È intervenuto il professor Massimo Aglietta, coordinatore della Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta, consulente dell’Irccs di Candiolo, di cui è stato direttore del Dipartimento di oncologia medica; svolge funzione di garante del progetto Clinbiomeso.
LO SCOPO DEL PROGETTO
L’obbiettivo del progetto è quello di migliorare la fase della diagnosi e la proposta di cura, puntando al più elevato livello possibile di presa in carico globale dei pazienti, alla scelta delle più idonee ed efficaci terapie (il più possibile personalizzate), alla miglior qualità della vita dei malati e all’attenzione al forte impatto psicologico sia sui pazienti che sull’entourage famigliare.
DURATA DEL PROGETTO
Il progetto si estende a tutto il Piemonte, è spalmato in tre anni e coinvolge fino a 200 pazienti ogni anno.
FINANZIAMENTO
Si attinge alla parte residua del cosiddetto «Fondo per la ricerca di cure e di prevenzione per la diagnosi e la terapia del mesotelioma». Era stato istituito nel 2007, nel periodo in cui il team della procura della Repubblica di Torino (pm: Raffaele Guariniello, Sara Panelli e Gianfranco Colace) aveva dato avvio alle indagini sfociate nel Maxiprocesso Eternit, imputati gli ultimi proprietari in vita della maggiore fabbrica italiana dell’amianto. I legali di uno degli imputati, cioè l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, avevano avanzato un’offerta economica alle parti lese in cambio della rinuncia a costituirsi parte civile. In particolare, l’offerta era articolata in due parti: 30 mila euro direttamente ai famigliari delle vittime e 20 mila euro accantonati su un fondo destinato, appunto, a finanziare la ricerca di una cura. All’associazione Afeva e all’Asl il compito di decidere la destinazione di quella cifra: Afeva ha sempre posto come condizione imprescindibile che il finanziamento fosse assegnato alla ricerca in ambito pubblico. Una parte della somma è già stata utilizzata in alcuni progetti. La parte restante sarà impegnata, ora, per sostenere quello attuale.
I CASI DI MESOTELIOMA
I nuovi casi di mesotelioma nel mondo (stima riferita al 2023) sono stati 30.850.
In Italia (riferimento al 2024) sono stati 1779.
In Piemonte nel 2025 sono stati 240 (Fg1), la maggior parte nella provincia di Alessandria e, per lo più, nel territorio del Sin (Sito di interesse nazionale) di Casale Monferrato e dintorni: qui, il numero di nuovi casi che si attesta attorno a una cinquantina all’anno. Il dato da un po’ di tempo è stabile, senza ulteriori picchi: segno che le imponenti opere di bonifica già attuate hanno ridotto le fonti di esposizione.
DUE MACROAREE
La ricerca si suddivide in due filoni: una parte clinica, coordinata dalla dottoressa Grosso, e una parte preclinica, coordinata dalla professoressa Dianzani.
Lo studio clinico
Il progetto si propone alcuni obbiettivi.
- La presa in carico globale del paziente e dei famigliari, percorrendo un circolo virtuoso che parte dalla diagnosi (tempestiva, approfondita e verificata), all’individuazione della terapia ritenuta più efficace per quella specifica tipologia di malattia e di paziente, all’attivazione puntuale di cure simultanee (palliative), all’aiuto psicologico (del malato e dei famigliari), al sostegno nelle pratiche amministrativo-legali (finalizzate al recupero di indennizzi e sostegni previsti per legge).
Fondamentale è la fase di esordio della malattia, cioè quando, alle prima manifestazioni di sintomi, va fatta la diagnosi e si devono decidere le terapie più idonee. Ogni caso di mesotelioma ha caratteristiche proprie, quindi è indispensabile che la scelta dell’approccio terapeutico sia affrontata e condivisa da un «team multiprofessionale» composto da radiologi, pneumologi, patologi, chirurghi toracici, oncologi, nutrizionisti, radioterapisti, biologi molecolari, medici nucleari, palliativisti, psicologi. Il compito di collegamento tra queste figure professionali è affidato a un «case manager» che deve raccordare tutti gli specialisti e i servizi socio-sanitari.
- Altro aspetto importantissimo è legato al forte impatto psicologico prodotto dal mesotelioma: l’attuale progetto (che tiene conto degli studi condotti dal gruppo torinese del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Torino, coordinato dalla dottoressa Antonella Granieri) prevede un supporto accurato per malati e famigliari.
- Ancora: una particolare attenzione sarà riservata all’analisi, per ogni caso, non soltanto delle cellule malate, ma anche del microambiente circostante (ancora sano e in cui le cellule malate si muovono), per individuare eventuali cause di resistenza ai farmaci.
- A proposito di farmaci, verrà studiato il dna del mesotelioma e in che modo la malattia esprime i suoi geni, per capire se ci sono alterazioni per le quali potrebbero essere indicati farmaci che già esistono per altre patologie, da tentare e testare anche per il mesotelioma. Nel qual caso, il Molecular Tumor Board regionale sarà il riferimento fondamentale e autorevole per autorizzare un trattamento mirato con farmaci che, a oggi, non sono utilizzabili specificatamente per il mesotelioma.
- E infine: un gruppo di patologi di grande esperienza, individuati dalla dottoressa Luisella Righi dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Luigi di Orbassano, effettuerà una revisione patologica di tutti i casi che rientrano nel progetto.
La fase preclinica
La fase biologica preclinica si propone l’obbiettivo di identificare nuovi marcatori biomolecolari per provare a individuare, in ogni paziente, segnali o caratteristiche omogenee della malattia che consentano di prevedere sia la più probabile evoluzione del quadro clinico, sia la scelta terapeutica più idonea ed efficace, sia lo sviluppo di nuove terapie di precisione.
Spiega la professoressa Dianzani: «Vogliamo vedere se esistano sottogruppi di pazienti con mesotelioma che abbiano caratteristiche comuni e si comportino in maniera differente rispetto ad altri».
All’interno dei principali sottogruppi del mesotelioma (classificati in base alle caratteristiche istologiche in: epitelioide, bifasico, sarcomatoide), potrebbero essere individuati altri sottogruppi.
Si studieranno le mutazioni delle cellule (da sane a malate) tenendo conto delle:
- mutazioni somatiche (a seguito dell’esposizione a fattori esterni – e al tempo di esposizione a questi fattori – che danneggiano le cellule)
- mutazioni ereditarie (cioè scritte nel dna genetico e quindi trasmissibili da genitori a figli)
Conoscere la genesi della malattia, consente di studiare terapie personalizzate.
In ogni caso, quale che sia l’origine della mutazione, non va dimenticato – e la professoressa Dianzani lo ha ribadito – che il mesotelioma si manifesta esclusivamente con l’esposizione all’amianto, che è l’elemento scatenante.
Il progetto «Clinbiomeso» si propone anche lo studio del microbiota intestinale (cioè l’immensa comunità di microorganismi intestinali presenti, appunto, nel nostro intestino) che potrebbe influenzare la risposta all’immunoterapia. In tal caso, si cercherebbe di modificare il microbiota intestinale per renderlo favorevole a una determinata risposta terapeutica.
PIU’ CAMPIONI
Ha spiegato la dottoressa Grosso: «Per studiare tutto quello che ci prefiggiamo di approfondire allo scopo di individuare nuove terapie, chiederemo ai nuovi pazienti il prelievo di più campioni (di tessuti, di sangue, fecali) per avere a disposizione più tessuti materiale da indagare e, quindi, più possibilità di ottenere risultati efficaci».
DISCUSSIONE
In apertura della giornata, il sindaco Emanuele Capra ha confermato l’imprescindibile ruolo di unità della collettività nell’impegno per guarire questa piaga: «Il mesotelioma rappresenta una ferita profonda, che abbiamo il dovere di affrontare con determinazione e con responsabilità collettiva che coinvolge istituzioni, associazioni, comunità scientifica e cittadini. Casale si conferma un laboratorio di speranza e di innovazione».
Un saluto è stato inviato alla presidente di Afeva Giuliana Busto, impossibilitata a essere presente.
La presentazione del «progetto mesotelioma» ha stimolato un interessato dibattito, coordinato da Giovanna Patrucco, esponente del direttivo di Afeva. Un saluto
Alcuni famigliari di malati hanno espresso gratitudine nei confronti dell’associazione di cure palliative Vitas e dell’Hospice, oltre che ad Afeva (Associazione Famigliari e Vittime amianto). Hanno lamentato, però, la difficoltà, per un malato casalese, di effettuare la Tac in città, costretto a fruire del servizio all’ospedale di Acqui. È stato annotato il disagio, ma si è anche sottolineata l’efficienza tecnica e professionale nel centro acquese. Ricordato il ruolo importante, per il trasporto dei malati, dell’associazione Pulmino Amico.
È stato anche chiesto se esistono raccordi con una rete di ricerca internazionale; la risposta è: sì.
E si è domandato che tipo di ripercussioni psicologiche possono avere i famigliari di pazienti con mesotelioma; la risposta è: disturbi post traumatici, con stato ansioso prolungato.
Altra domanda: quali possono essere gli errori diagnostici più frequenti? La dottoressa Grosso ha risposto che «errori veri e propri no, ma, in certi centri ospedalieri (difficilmente in Piemonte), ci possono essere ritardi diagnostici o mancanza di precisione diagnostica oppure carenza di campionamenti adeguati a mappare bene tutto il tumore». E, laddove non si è ancora adottato un approccio multidisciplinare, c’è il rischio, ad esempio, che si faccia una scelta chirurgica quando sarebbe fortemente sconsigliata se non si tiene conto dell’intero quadro clinico.
Assunta Prato, esponente di Afeva: «Ammalarsi di mesotelioma trent’anni fa equivaleva alla consapevolezza che non c’era la minima speranza e si viveva questo dramma in solitudine. Oggi non si è soli e c’è la speranza che si sta ricercando una cura. C’è ancora tanto da fare. Lo dico soprattutto ai ragazzi: tocca a voi continuare!». All’incontro medico-scientifico al Tartara erano presenti numerosi studenti delle superiori, alcuni di loro tutor, preparatissimi, della Aula 2 A (Aula Amianto&Ambiente), nata nell’ambito della Rete ScuoleInsieme, con il supporto tecnico-operativo di Ecofficina.
Daniela Degiovanni (oncologa, cofondatrice di Vitas e dell’Hospice, di cui è stata primario): «Trent’anni fa – ha ribadito – in questa città non c’era nulla che prendesse in carico i pazienti di mesotelioma e i loro famigliari. Poi è nata Vitas, proprio dall’esperienza delle grandi solitudini patite da malati e loro cari, e ha supplito alle mancanze della sanità pubblica. Abbiamo costruito partendo dall’esperienza diretta maturata nel nostro piccolo, senza aspettare che arrivassero soluzioni dall’alto. Da piccole esperienze come questa possono scaturire grandi potenzialità di ricerca. In quel che si fa oggi hanno avuto un ruolo fondamentale quei volontari di 30 anni fa».
Marinella Bertolotti, responsabile Centro regionale Amianto Dairi e della Struttura di Epidemiologia Clinica e Biostatica dell’Azienza ospedaliera di Alessandria: «Proprio dall’esperienza di Casale è nato il percorso finalizzato al riconoscimento, all’Azienda Ospedaliera di Alessandria, del primo Irccs pubblico in Piemonte (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) focalizzato sulle malattie ambientali, tra cui in modo particolare il mesotelioma. È stata fondamentale la partecipazione all’iter da parte degli enti territoriali, oltre che il sostegno costante della collettività». Si è in attesa dell’atto di riconoscimento.
Nicola Pondrano, sindacalista, esponente Afeva, presidente del Comitato provinciale Inail, già presidente nazionale del Fondo Vittime Amianto: «L’Inail – ha affermato con cognizione di causa – ha bilanci con grandi utili. Insisto – è stata la sua esortazione – affinché ne investa una parte consistente nella ricerca. Può, e deve, essere un interlocutore primario per vincere questa battaglia».
Giusy Benedetto, dirigente medico dell’Inail di Torino (presente a Casale con Silvia Rivetti, direttrice Inail Alessandria-Asti) ha confermato: «Abbiamo il dovere etico di tutelare questa collettività. Stiamo dalla parte di chi si è ammalato».
Bruno Pesce, referente Sanità di Afeva: «La partecipazione dal basso può mutare le situazioni, anche quelle più difficili e quelle che sembrano insormontabili. Qui lo abbiamo dimostrato, a cominciare da ormai più di 45 anni fa. Non possiamo fare le leggi, ma possiamo mobilitarci e creare le condizioni affinché le leggi giuste si facciano, come quella che ha bandito l’amianto in Italia nel 1992. Altrettanto insistiamo per la ricerca».
PROGRAMMA CONVEGNO RICORDO DI DARIO MIRABELLI
27 APRILE 2026 AULA MAGNA DENTAL SCHOOL
Città della Salute e della Scienza di Torino – Via Nizza, 230
9:00 – 9:30 | Accoglienza e registrazione partecipanti
9:30 – 9:40 | Introduzione – Benedetto Terracini
SESSIONE 1 | Epidemiologia occupazionale: strumento di conoscenza e tutela della salute dei lavoratori
9:40 – 10:40 | Modera Franco Merletti
- Una “buona” attribuzione delle esposizioni quale condizione per il rigore scientifico e strumento di giustizia per i lavoratori ammalati – Roberto Calisti
- Memorie e prospettive degli SPreSAL – Roberto Nicola, Alessandro Curati, Gabriella Bosco
- Amianto: quanto ce n’era, quanto ce n’è ancora e dov’è – Stefano Silvestri
- Approccio multidisciplinare al problema amianto – Bice Fubini, Elena Belluso
- Anticipazione della malattia neoplastica: quando il buon senso è fuorviante – Dario Consonni
SESSIONE 2 | Attività di ricerca: conoscenze consolidate e sfide attuali
11:10 – 12:10 | Modera Enrica Migliore
- Recenti studi sul rischio neoplastico da esposizione ad amianto – Corrado Magnani
- Lo sviluppo storico e le prospettive dei sistemi di sorveglianza epidemiologica dei mesoteliomi – Alessandro Marinaccio
- Riordinare attività disperse nel tempo: gli studi di epidemiologia analitica sugli effetti dell’amianto – Elisabetta Chellini
- Effetti dell’esposizione all’amianto e della predisposizione genetica nello sviluppo del mesotelioma – Irma Dianzani
12:10 – 12:30 | Dibattito
SESSIONE 3 | Quando la scienza incontra la giustizia: conoscenza, responsabilità e diritti
14:00 – 15:15 | Modera Enzo Ferrara
- Il futuro dell’amianto – Raffaele Guariniello
- La generosità e il rigore scientifico nel diffondere la questione amianto e la sua comprensione – Alberto Gaino
- Il difficile percorso di tutela delle vittime da lavoro tra scienza e giustizia – Laura D’Amico
- Conoscenza, potere e diritti nei conflitti ambientali – Rosalba Altopiedi
- Il nesso di causalità, tra epidemiologia e diritto – Luca Masera
SESSIONE 4 | Il dialogo con la comunità e con le Associazioni Vittime dell’Amianto
15:15 – 16:15 | Modera Carol Brentisci
- La tutela dei danneggiati da esposizione ad amianto – Nicola Pondrano
- Il mio ricordo: scienza, impegno e amicizia – Armando Vanotto
- Il valore del rigore scientifico e dell’impegno civile nella lotta di Casale Monferrato contro l’amianto – Assunta Prato
- Io voglio vivere qui – Silvana Mossano
16:15 – 16:40 | Dibattito
16:40 – 16:50 | Conclusioni – Enrica Migliore
Patrocini: CPO, Università di Torino, UPO, AIE (Associazione Italiana di Epidemiologia), Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione AOU AL – ASL AL.
Grazie come sempre Silvana e grazie per approfondimenti e aggiornamenti. Auguriamoci che tutti insieme si riesca a vincere questa terribile malattia che ancora miete molte vittime nel nostro territorio e non . GRAZIE . Andiamo avanti !
Grazie mille Silvana!!
Ottimo lavoro, menomale che ci sei e che continui a farlo questo lavoro!!!!
Sono ammirata e grata per l’impegno costante di tante persone che in questi anni non si sono arrese alle difficoltà incontrate. Per merito loro la speranza si fa più concreta. Grazie di cuore a tutti.