Domenica 4 gennaio, su Rai3, al programma d’inchiesta «Report», condotto da Sigfrido Ranucci, è andato in onda un ampio servizio dedicato a Casale Monferrato. Alla prima parte, dal titolo «L’amianto uccide ancora» e incentrata sulle bonifiche, hanno lavorato Luca Chianca con la collaborazione di Alessia Marzi. Nella seconda parte, intitolata «I banditi di Hurden», il giornalista Sacha Biazzo, con la collaborazione di Cristiana Mastronicola e Luigi Scarano, ha ricostruito, sulla base di email riservate, i contatti intercorsi, oltre una decina di anni fa e con il tramite di alcune persone, tra Stephan Schmidheiny ed ex esponenti del Mossad.
https://www.raiplay.it/video/2026/01/Lamianto-uccide-ancora—Report-04012026-69dc69c9-4efe-4999-9078-0730cb85fcd4.html?wt_mc=2.www.cpy.raiplay_vid_Report.
https://www.raiplay.it/video/2026/01/Lofferta-del-diavolo—Report-04012026-0ebefd07-6abb-47d0-92c9-a899f0aae056.html
Da oltre quarant’anni ormai, seguo le vicende riguardanti l’Eternit e, soprattutto, i processi in cui è coinvolto l’imprenditore svizzero, a capo dell’Eternit tra il 1976 e il 1986. Ho scritto moltissimi articoli e reportage. In alcune occasioni, mi ero rivolta al Signor Schmidheiny direttamente, anche con lettere aperte.https://www.silmos.it/lettera-aperta-a-herr-stephan-schmidheiny-nella-giornata-delle-vittime-dellamianto/
Con un preciso scopo: sollecitarlo a finanziare direttamente la ricerca di una cura per guarire dal mesotelioma.
La tragedia dell’amianto mi ha colpita anche molto da vicino e, tuttavia, non ho voluto costituirmi parte civile nel processo Eternit Bis (ora in attesa della Cassazione) proprio per mantenere la mano tesa verso Schmidheiny.https://www.silmos.it/marco-giorcelli-e-tra-le-392-vittime-damianto-nel-processo-eternit-bis-e-io-non-sono-parte-civile/
Ha avuto modo, Stephan Schmidheiny, di conoscere i contenuti di quelle mie lettere aperte? Io credo di sì. A dispetto della sua entità apparentemente astratta, ha dimostrato, invece, di essere molto attento, presente e principale decisore di tutto ciò che lo riguarda.
Ora, indignata come non mai, torno a rivolgermi a lui direttamente.
[Al fondo, la traduzione integrale del testo in inglese]
Lettera aperta a Stephan Schmidheiny
Herr Schmidheiny, adesso sono proprio arrabbiata.
La sorprenderà, forse, che questa affermazione venga da me; da me: la voce della mediazione, la voce con la mano tesa, la voce della speranza, la voce della fiducia nel suo ravvedimento e nel suo convincimento a investire nella ricerca di una cura per il mesotelioma, la voce incrinata da dolore e amarezza, ma mai di rabbia.
Adesso, però…
SONO ARRABBIATA
Ho aspettato a scrivere, avevo bisogno di riflettere a lungo, tenendo a bada l’emotività o, almeno, circoscrivendola nel suo giusto perimetro umano.
Prima avevo letto e ascoltato le anticipazioni sul servizio che la trasmissione televisiva «Report» aveva preannunciato sul Caso Amianto a Casale; poi ho seguito il programma, domenica 4 gennaio su Rai3, e sono venuti fuori altri fatti, altri dettagli, altre esternazioni del suo carattere e del suo modus operandi che pur credevo di aver già imparato a conoscere in decine e decine di ore trascorse nelle aule di giustizia per i vari processi Eternit e nelle centinaia e centinaia di pagine lette e studiate dei fascicoli giudiziari che la riguardano (inclusi suoi virgolettati di lettere e dichiarazioni a verbale).
La rabbia non mi condizionò – la dominai, mixando raziocinio e misericordia – neppure all’epoca dell’«offerta del diavolo». Fui io stessa a coniare quell’espressione quando, nel 2011, i suoi emissari si fecero latori di quell’offerta indignitosa e moralmente irricevibile (che soltanto chi non conosce bene i fatti può, a distanza di anni, rimpiangere di non aver accettato) di una manciata di denaro in cambio di un silenzio tombale hic et semper.
Ebbene, neppure allora – e le assicuro che, in quel finire del 2011, erano momenti terribili – neppure allora provai rabbia. Un’afflizione profonda, ma non rabbia.
Ho confinato il rancore, il malanimo, il risentimento nei suoi confronti e mi sono concentrata in un pertugio foriero di una strada di possibile riconciliazione.
Tesi la mano e lanciai instancabilmente appelli affinché lei si decidesse a fare l’unica cosa che avrebbe già dovuto fare da un pezzo: finanziare direttamente la ricerca per trovare la cura con cui guarire dal mesotelioma. Non soltanto a Casale Monferrato, ma in tutto il mondo. Se lei l’avesse fatto, già tempo fa, a quest’ora magari la terapia salvifica l’avremmo e il suo nome – Stephan Schmidheiny – si sarebbe via via discostato dal binomio amianto&morte, per restare sempre più legato a quello di medicina-salva-vita. Salva-vite. Quante se ne sarebbero potute già salvare! Quante!
Sono un’ingenua? Sì. Lo sapevo, lo so. Forse ho anche peccato di presunzione. E, tuttavia, tenace ho continuato su quella via lanciando esortazioni di riconciliazione, di pacificazione. Di riscatto etico. Per lei, Herr Schmidheiny, per lei, che si avvicina agli ottant’anni (il 29 ottobre ne compirà 79) e ancora deve nascondersi.
Ma com’è, Signor Schmidheiny, anzi Herr STS, passare tutta la vita pianificando strategie di nascondimento o addirittura di latitanza?
INGENUA. ANZI, STUPIDA
Ingenua. Sì, ingenua. Così mi hanno giudicato, con affettuosa indulgenza, anche molte persone che mi vogliono bene. Forse, per lei, però, non ero soltanto ingenua.
Mi viene in mente un romanzo che ho letto diversi anni fa, «L’uomo della pioggia», di John Grisham, e il film che ne è stato tratto, con la regia di Francis Ford Coppola e l’interpretazione di Matt Damon e Danny DeVito. Si racconta delle pervicaci insistenze di una madre rivolte a una Compagnia di assicurazione, con cui aveva sottoscritto una polizza (regolarmente saldata); l’Assicurazione però si rifiutava di pagare le cure per salvare il figlio malato di leucemia, precludendogli la possibilità di un intervento di trapianto. All’ennesima insistenza della donna, l’Assicurazione accompagnò il diniego, scritto, con un commento lapidario e categorico: «Lei è stupida, stupida, stupida».
È questo che pensa di me, Herr Schmidheiny? Sono stupida, stupida, stupida.
MI SONO ILLUSA
Forse ha ragione: sono stata stupida a essermi illusa che lei potesse ragionare come me; ho pensato che, trovandosi alla soglia di un’età in cui si dovrebbe aver cominciato già da un po’ a fare i bilanci della vita, avesse acquisito la consapevolezza che da questo mondo non si può portare via niente, ma può confortare la speranza di lasciare qui dei buoni ricordi di sé.
Stupida, stupida, stupida che sono. E adesso anche arrabbiata.
Perché, vede, Signor Schmidheiny, io la esortavo a individuare un amico, un conoscente, un socio di una casa farmaceutica (sono certa che ha tutti i nomi che vuole, nella sua agenda telefonica) per investire nella ricerca di una cura.
Le ho suggerito più volte un modo – mi permetta la presunzione: io ritengo che sia l’unico – per dimostrare concretamente, e non solo a parole, il messaggio che lei ha affidato ai suoi difensori e che abbiamo ascoltato nei tribunali e cioè che, all’epoca in cui era alla guida dell’Eternit, lei non era realmente consapevole che l’amianto fosse così pericoloso da causare una strage di queste proporzioni, un sacrificio di vite per ora inarrestabile.
«Abbiamo una diagnosi di mesotelioma quasi ogni settimana» ha ripetuto la dottoressa Federica Grosso, responsabile della Struttura Mesotelioma e Tumori rari dell’azienda ospedaliera di Alessandria, a scavalco con il Santo Spirito di Casale; è fautrice tenace di investimenti cospicui in una casa farmaceutica: lei vorrebbe guarirli tutti i suoi pazienti!

Cinquanta diagnosi che ogni anno squassano cinquanta vite, cinquanta famiglie, e centinaia di amicizie.
Con ingenua semplicità le ho suggerito questo: trovi un amico con una casa farmaceutica e finanzi la ricerca fino a che si trovi la cura. Lei ci dice che, allora, non pensava che l’amianto fosse così tanto pericoloso da provocare il cancro a chi lo lavorava e a chi semplicemente lo respirava anche fuori dalla fabbrica. Ora lo sa. Ingaggi i migliori ricercatori per trovare la terapia.
L’AIUTO CHIESTO AI SERVIZI SEGRETI
E invece lei cercava amici tra ex esponenti dei servizi segreti?
Francamente poco importa che siano ex vertici del Mossad, i servizi segreti israeliani tra i più potenti al mondo. Lo sdegno sarebbe identico se anche fossero stati del Kgb russo o FSB che dir si voglia, della Cia americana, dell’MI6 inglese, dell’Agenzia di Intelligence cinese o di quella giapponese… I fatti venuti alla luce oggi vanno inquadrati nel contesto di undici anni fa; ed è con lo sguardo di allora che vanno visti. Qualunque accostamento a un’epoca diversa, come quella attuale, sarebbe forzato e strumentale.
Quel che indigna è che lei, da quanto risulta da quello scambio di corrispondenza online, tramite il suo braccio destro Heinz Pauli abbia contattato intermediari internazionali di potere tra politica e affari del calibro di Ehud Barak. Quel Barak che, per inciso, faceva affari con personaggi del tipo di Jeffrey Edward Epstein ed è stato cofondatore, insieme ad altri, della start up informatica «Paragon Solutions» che, tramite lo spyware «Graphite», spiò diversi personaggi di varie nazionalità, anche italiani, tra cui giornalisti, attivisti in organizzazioni umanitarie, eccetera.
Dunque, dicevo, i giornalisti di Report hanno reperito e hanno mostrato la confidenziale corrispondenza di email. Tra chi? Heinz Pauli scrisse ad Avner Azulay (anche lui ex Mossad), fidato collaboratore di Barak, chiedendo aiuto per lei, Herr STS, cioè per aggiustare la sentenza in Cassazione del Maxiprocesso Eternit.
Il Maxiprocesso è quello in cui lei fu incriminato, dalla procura della Repubblica di Torino, del disastro ambientale doloso dovuto all’amianto avvenuto a Casale Monferrato e che ebbe come conseguenza centinaia di morti. Fu condannato a 18 anni e, se la sentenza fosse stata confermata in Cassazione, c’erano i presupposti per eseguire il suo arresto immediato. Aveva ben donde, lei, ad avere paura.
QUELLE EMAIL
Quindi Heinz Pauli scrisse a Azulay (si conoscevano perché pare avessero già lavorato insieme in passato), e Azulay coinvolse anche Barak.
Fin qui è documentato dalla corrispondenza.

Qualche stralcio. «Sarebbe bello – scrive Pauli e Azulay – se potessimo ritagliarci un po’ di tempo per un confronto creativo sulla questione italiana». Era previsto un incontro tra i due a Tel Aviv il 26 settembre 2014 (è sempre Pauli che lo scrive ad Azulay, anzi dice proprio «non vedo l’ora di vederti»).
Nell’ambito del «confronto creativo», era stata anche ipotizzata una soluzione un po’ azzardata: spingere i verdi e gli ecologisti contro l’uso dell’amianto nelle carrozze ferroviarie, così da distogliere l’attenzione dall’Eternit. C’era un rischio, però: «Se viene fuori che siamo noi che aizziamo…».
Altra email di Pauli ad Azulay: «STS ritiene che l’unica strada promettente, allo stato attuale, sia quella di lavorare in modo discreto nei circoli della “società” romana, parlando in maniera non aggressiva con leader di opinione e spiegando che una decisione negativa della Cassazione potrebbe danneggiare l’Italia» (in termini di mancati investimenti imprenditoriali in futuro, ad esempio).
LA DECISIONE DELLA CASSAZIONE
La Corte di Cassazione, il 19 novembre 2014, annullò la condanna a 18 anni e dichiarò prescritto il reato. La Suprema Corte motivò la decisione ritenendo corretto far decorrere i termini per la prescrizione dal momento in cui la fabbrica era stata chiusa (giugno 1986). Fu difficile per i casalesi accettare quella decisione e quella motivazione, tenuto conto che la permanenza dell’inquinamento da amianto si è protratta per anni fino alla bonifica (pagata con soldi pubblici), per la quale lei, come hanno testimoniato tutti i sindaci che si sono succeduti, non offrì mai neppure una partecipazione alle spese di risanamento.
Ora la domanda cruciale: ci furono veramente pressioni sulla magistratura per arrivare a quella prescrizione? Sinceramente, nessun documento lo prova e lo stesso conduttore Sigfrido Ranucci ha ammesso di non avere gli strumenti per arrivare a una tale conclusione.
E, quindi, rimaniamo ai fatti concreti rifuggendo la dietrologia.
Ci furono email di richiesta di intervento. Furono ipotizzate azioni di pressione. Di più; se la Cassazione avesse confermato la sentenza, lei, signor STS, qualora «fosse stato costretto a risiedere entro i confini svizzeri, sarebbe stato interessato – lo scrive Pauli ad Azulay – a parlare con te della propria sicurezza». Fu considerata anche l’ipotesi di latitanza.
A seguito della prescrizione, invece, Heinz Pauli si premurò subito di fare arrivare la notizia ad Azulay. Scrisse: «Caro Avner, desidero informarti che la scorsa notte l’Alta Corte d’Italia – la Cassazione – ha annullato la precedente sentenza dei due tribunali di Torino che avevano condannato STS a 18 anni di carcere». E quindi: «Anche a nome di Stephan Schmidheiny (e qui, con elegante cortesia, il suo nome viene scritto per esteso e non in sigla, ndr) desidero esprimere la mia più profonda gratitudine per l’aiuto offerto e per gli sforzi che hai compiuto a sostegno della causa di STS».
Avner Azulay, a sua volta, scrisse a Barak: «Ciao, Ehud. Fine della storia! Tutto ciò che abbiamo fatto è offrire i nostri servigi». E Barak chiude il cerchio della corrispondenza: «Avner, grazie. Auguro tutto il meglio a lui e a tutti». https://www.lastampa.it/cronaca/2014/11/21/news/trent-anni-di-fiori-lutti-e-battaglie-il-reato-e-prescritto-il-mio-dolore-no-1.35593780/
VERITA’ O MILLANTERIA?
Quanto furono veri questi aiuti? Quanto è millanteria? Chi lo sa! In certi ambiti, è difficile raccapezzarsi tra l’ordito e la trama, non si capisce dove finisce l’uno e comincia l’altra…
I suoi avvocati, Signor Schmidheiny, hanno inoltrato alla redazione di Report una precisazione che il giornalista Ranucci ha letto; si ammette che «Heinz Pauli è amico di Stephan Schmidheiny, ma non ha mai avuto nessun mandato ufficiale. E Schmidheiny – si aggiunge – nega di aver pagato somme di denaro». E vabbè. Ça va sans dire.
La sentenza pronunciata dalla Cassazione la sera del 19 novembre 2014 fu ritenuta da alcuni corretta, rispondente alle norme e basata su precisi fondamenti giuridici; altri la giudicarono difforme rispetto all’orientamento di alcune sentenze precedenti nella stessa materia. Stiamo riferendo giudizi oggettivi di visioni opposte espressi, a suo tempo, da esimi giuristi. E qui, per correttezza, ci fermiamo.
PRESCRIZIONE, E NON ASSOLUZIONE
Con altrettanta correttezza, però, è giusto sottolineare che lei non è stato assolto.
La prescrizione non è assoluzione.
Lei non è stato dichiarato esplicitamente innocente.
La prescrizione, al più, questo sì, le ha evitato il carcere.
E, tuttavia, nonostante lo scampato pericolo, sancito da una sentenza pronunciata dallo Stato Italiano, nel gennaio 2020 lei rilasciò un’intervista alla testata «Nzz am Sonntag» (che esce nella città svizzera dove risiede), per dire pubblicamente che prova «odio per gli italiani» aggiungendo che, in questa tragica vicenda, lei «è l’unico a soffrire». Non solo; tenne anche a precisare: «Quando penso all’Italia provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito». Quello Stato che, lo ripeto, le ha consentito, in virtù di un principio di diritto sancito per legge, di non finire dietro le sbarre.
LE «ANTENNE» DEL PASSATO
Dunque, mi indigna lo spionaggio, ma non mi stupisce.
Non è cosa nuova.
È stata evocata anche a Report l’attività messa in atto già più di trent’anni fa.
Nel gergo vostro venivano chiamate «antenne»: persone che spiavano di nascosto sindacalisti, attivisti, politici casalesi e non solo. Era come se fossero a libro-paga, regolarmente pagate. Lo si scoprì nel 2005, quando la procura della Repubblica di Torino fece sequestrare a sorpresa faldoni di documenti negli uffici di una eccellente agenzia di pubbliche relazioni milanese, facente capo a Guido Bellodi. Porta il suo nome il noto Manuale Bellodi, più dettagliato del precedente Manuale Auls 76, contenenti entrambi precise indicazioni, dettate dall’alto, per negare e mistificare, con chiunque avesse fatto domande, la pericolosità dell’amianto che avrebbe creato panico compromettendo l’attività produttiva.
Era spiato di certo Guariniello (e forse pure i pm del suo team, Sara Panelli e Gianfranco Colace, che stavano investigando sul caso Eternit). 
E lo spionaggio avveniva anche a Casale, ad esempio tra i sindacati e gli attivisti dell’Afeva, l’Associazione di famigliari e vittime dell’amianto, presieduto da Romana Blasotti Pavesi. «Spiati per oltre vent’anni» ha detto Bruno Pesce, storico esponente del Comitato Vertenza Amianto insieme a Nicola Pondrano.


Il giornalista di Report ha cercato di parlare con l’ex «antenna» casalese, Maria Cristina Bruno, il cui nome era già emerso al Maxiprocesso. Ha suonato al campanello; la risposta secca al citofono è stata: «Non so niente».
Negli anni a seguire, mentre erano in corso i processi, altri personaggi/e hanno manifestato avvicinamenti e petulanze sospette, anche goffe in verità, finalizzate a carpire più che altro umori e opinioni tra giornalisti, attivisti, avvocati.
Antenne, goffi personaggi… ma ai livelli che abbiamo appreso da Report non l’avrei immaginato.

Altro che ingenua sono stata! Stupida, stupida, stupida.
Stupida, anche perché io l’ho aspettata, Herr Schmidheiny.
IO L’HO ASPETTATA INUTILMENTE
Sono stata l’unica – lo ammetto pubblicamente con imbarazzo –: sono stata l’unica ad averla aspettata.
Ogni volta.
Ogni volta che c’era una sentenza.
L’ho aspettata: al primo grado di giudizio del Maxiprocesso per disastro doloso, il 13 febbraio 2012, quando lei fu condannato a 16 anni; al secondo grado di giudizio, il 3 giugno 2013, quando la sua pena fu elevata a 18 anni; in Cassazione, il 19 novembre 2014, quando fu la prescrizione a metterla in salvo dal carcere; al primo grado di giudizio del Processo Eternit Bis, in Corte d’Assise a Novara, il 7 giugno 2023, dove era incriminato per omicidio volontario e poi condannato per omicidio colposo anche con colpa cosciente a 12 anni di reclusione, e al secondo grado davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Torino, il 17 aprile 2025, quando, sempre riconosciuto colpevole di omicidio colposo aggravato anche da colpa cosciente, fu condannato 9 anni e mezzo.
Ecco, ogni volta io l’ho aspettata. In ognuno dei giorni fissati per il verdetto, entravo nel palazzo di giustizia con una mia speranza intima e segreta.
Aspettavo il miracolo: di sollevare lo sguardo e di vederla arrivare, insieme ai suoi avvocati, a dire qualcosa, a guardare le facce sperse di questa comunità ferita e composta, addolorata e dignitosa, spaventata e fiduciosa. A dire che era pronto a fare quel che è suo dovere fare: finanziare la ricerca.
Ho sperato altresì, più di recente, che raccogliesse l’invito di accedere a programmi di giustizia riparativa regolamentati dalla Riforma Cartabia nel 2022: gliel’ha lanciato, questo invito, una magistrata torinese la quale, nonostante tutte le pagine che, insieme ai colleghi della procura, ha letto e studiato su questa tragedia in anni e anni (e conoscendo perfettamente i suoi comportamenti, le sue decisioni, i suoi manuali), ha provato anche ad aprire quello spiraglio.
SENZA I PROCESSI NON AVREMMO SAPUTO NIENTE
Tengo a sottolineare una cosa: se non ci fossero stati i processi (indipendentemente dall’esito finale) noi non avremmo saputo niente. Avremmo imputato il nostro dolore a un fato cieco e baro che ci aveva scelto a caso come bersaglio.
Invece no.
Solo grazie a quei processi abbiamo preso atto che siamo stati vittime di un torto e che qualcuno quel torto lo ha commesso.
E la reazione, il rumore provocato da questa presa di coscienza, si è esteso nel mondo allargando la consapevolezza a tutto il pianeta. Non solo; ha smosso l’attenzione internazionale anche sul fronte sanitario che, altrimenti, avrebbe continuato a confinare il mesotelioma tra le malattie rare che non meritano abbastanza attenzione.
Adesso mi rendo conto con evidenza che lei non vuole riparare un bel niente.
Lei ha sempre e solo voluto mettersi al riparo!
Io, Signor Schmidheiny, l’ho aspettata inutilmente.
LO STILLICIDIO CONTINUA
E ora? Ora siamo qui – lei, imputato condannato in Corte d’Assise d’Appello, noi comunità ferita – ad attendere che venga fissata un’altra udienza in Cassazione per il processo Eternit Bis. Magari quest’anno. Che cosa accadrà? Lo vedremo. Abbiamo imparato a coltivare la pazienza, anche per non far spegnere la speranza.
Ma nel frattempo ciò che è immutato è lo stillicidio di morti. Ogni anno una cinquantina di nuovi casi; e limitiamoci a conteggiare soltanto i mesoteliomi, anche se i ricercatori e i medici non escludono che pure certi tumori al polmone, alla laringe, all’ovaio siano riconducibili all’amianto.
Ci sconvolgono, giustamente, immani sciagure o attacchi di guerra cui in questo momento storico assistiamo e che stroncano di colpo dieci, venti, quaranta, cento e più vite.
Noi, qui, ne contiamo una cinquantina ogni anno. Come ebbe a dire il sindaco Riccardo Coppo – quello della famosa ordinanza che, nel 1987, vietò l’amianto a Casale Monferrato, prima città al mondo ad averlo bandito con 5 anni di anticipo rispetto alla legge nazionale del 1992 – è uno stillicidio silente, non te ne accorgi: le vittime se ne vanno a una a una senza fare rumore.

Anzi, si tende sempre più a non voler parlare di questa cosa. Se non capita addosso a te o a uno dei tuoi cari, molti preferiscono non pensarci, far finta che non accada. E in fondo non si possono negare ragioni a questo rifiuto, perché siamo stanchi di sentir parlare di malattie, siamo stanchi di ammalarci e di morire.
Lei potrebbe cambiare questa direzione, ma non lo vuole fare.
E io sono stata ingenua, sì. Anzi stupida, stupida stupida ad averci creduto, ad averci provato, ad averci sperato, ad aver immaginato che una persona – lei, signor Schmidheiny – con il passare degli anni e la raggiunta maturità possa pensare e decidere di lasciare un buon ricordo tangibile dietro di sé. Non il ricordo di un fuggiasco, ma quello di un uomo che si assume la responsabilità di un’azione nobile e la porta a compimento.
L’UNICA COSA GIUSTA DA FARE
Eppure, è l’unica cosa giusta che lei, Signor Schmidheiny, può fare. Per sé e per chi viene dopo di lei e magari indossa il suo cognome senza dover continuare a nascondersi.
Oggi tutta la collettività casalese e anche mondiale (cosiddetta «multinazionale delle vittime») è colpita da queste nuove rivelazioni dolorose che abbiamo appreso da Report, con il sostegno di quelle email probanti.
Ai processi, abbiamo ascoltato più volte i suoi avvocati parlare con rispetto e pietà per le vittime: e io credo che provino davvero rispetto e pietà, sono professionisti rigorosi, ma anche umani. Vede, loro, sì, le hanno ascoltate quelle decine di testimonianze accorate, li hanno visti quegli occhi spenti o disperati, hanno anche avuto amici morti di mesotelioma. Lei, purtroppo, non si è mai presentato a incontrarci: avrebbe appreso molto.
Questi comportamenti maldestri per mettersi al riparo, invece, Herr Sts, sono insolenti. Sono pesanti. E fanno male.
Ma, vede, come è già successo ai tempi dell’«offerta del diavolo», la nostra comunità reagisce con vigore; lo ribadisco: di fronte a questo disastro umano e ambientale, e nonostante colpi di coda luciferini, è compatta, al di sopra di ogni ideologia.
NOI SIAMO PIU’ TANTI DI VOI
Prendo a prestito le parole di una donna straordinaria che ha segnato, sassolino dopo sassolino, un lungo percorso in questa vicenda, «la» Romana: «Noi siamo più tanti di voi» urlò in piazza. Diceva poche cose la Romana (il mesotelioma le ha portato via il marito, la sorella, tre nipoti e poi anche la figlia poco più che cinquantenne), ma, quando le diceva, più che parlare scolpiva.
Prendo a prestito le sue parole scolpite per dirle qualcosa di più: quel «noi più tanti di voi» comprende i vivi che sono malati oggi, i vivi che hanno famigliari malati o che li hanno persi, i vivi che al momento sono sani, e comprende i morti, le centinaia e centinaia di nostri morti che ci guardano e che dall’Altrove in cui sono ora ci chiedono di non mollare fino a quando tutti potranno guarire.
Sono quegli occhi che danno all’ingenua che sono la forza di continuare a scrivere e a chiedere. https://www.silmos.it/e-la-romana-grido-noi-siamo-piu-tanti-di-voi-la-senti-litalia-intera/
CERCHI ALTRI AMICI
Insisto nel dirle, Signor Schmidheiny, che l’unica cosa da fare, e che lei può fare, è cercare amici alternativi: cerchi il proprietario o l’azionista di una società farmaceutica (in Svizzera ce ne sono di eccellenti, magari ha quote societarie anche lei) e convogli le sue risorse in quella direzione come ha fatto per altre attività filantropiche a favore dell’ambiente e dell’arte.
È pregevole che lei abbia fondato, ad esempio, la società «Andina» per finanziare progetti di sviluppo sostenibile in America Latina, è lodevole anche il progetto per scongiurare l’estinzione delle rane, ma perché non fa altrettanto per finanziare una casa farmaceutica affinché ricerchi la cura contro il mesotelioma con risorse adeguate e l’impegno di ottimi scienziati?
Se tutti i soldi spesi sia per attività filantropiche sia per attività di autodifesa (o nascondimento, o minimizzazione, o mistificazione etc etc) li avesse investiti per curare il mal d’amianto, sono certa che oggi l’avremmo già quella terapia.
Può farlo adesso.
ANCORA UNA COSA…
Forse, per comprendere appieno quanto sia indispensabile e urgente, c’è qualcosa che le farebbe bene. Anche qui attingo alle parole asciutte ed efficaci della Romana: le auguro di assistere una persona malata e amata così come si sono trovati a fare molti di noi; non ad assisterla pagando semplicemente le cure in una clinica specializzata, ma assisterla da vicino, attimo per attimo, nella sua vulnerabilità fisica e psicologica, quando i chili si sciolgono giorno dopo giorno, le gambe non reggono più, il respiro ha bisogno del supporto di una bombola di ossigeno, le notti sono cattive nonostante le camomille e le partite a carte, quando nello sguardo non c’è più neppure la rabbia, si è addirittura affievolito il dolore, ma rimane stampata una muta disperata rassegnazione e paura.
Sono ingenua, sì. E sono pure arrabbiata, indignata, più che altro. Ma insisto, perché noi siamo più tanti di voi. E siamo nel giusto. Provi a esserlo anche lei, Signor Schmidheiny.
Silvana Mossano
[Dopo i link e le fotografie, si può leggere tutto il testo tradotto in inglese da Victoria Franzinetti].
[After the links and photos, you can read the entire text translated into English by Victoria Franzinetti].
VOLTI, VOCI E DOCUMENTI DI «REPORT»








TRANSLATION by VICTORIA FRANZINETTI
Silvana Mossano
January the 6th 2026
On Sunday, 4 January, Rai3 [ one of the three publicly owned channels] broadcast an in-depth report on Casale Monferrato as part of the investigative programme “Report”, hosted by Sigfrido Ranucci. Luca Chianca and Alessia Marzi worked on the first part, entitled “Asbestos still kills” and focusing on decontamination. In the second part, entitled ‘The Bandits of Hurden,’ journalist Sacha Biazzo, with Cristiana Mastronicola and Luigi Scarano, used confidential emails to reconstruct the contacts that took place more than ten years ago between Stephan Schmidheiny and former Mossad officials through intermediaries.
For over forty years now, I have been following the events surrounding Eternit and, above all, the trials involving the Swiss entrepreneur who headed Eternit between 1976 and 1986. I have written many articles and reports. On several occasions, I have addressed Mr Schmidheiny directly, including in open letters. https://www.silmos.it/lettera-aperta-a-herr-stephan-schmidheiny-nella-giornata-delle-vittime-dellamianto/
My aim was clear: to urge him to directly fund research into a cure for mesothelioma.
The tragedy of asbestos has also affected me very closely, but I did not want to be a plaintiff in the Eternit Bis trial (now awaiting the Court of Cassation) precisely in order to keep my hand extended towards Schmidheiny. https://www.silmos.it/marco-giorcelli-e-tra-le-392-vittime-damianto-nel-processo-eternit-bis-e-io-non-sono-parte-civile/
Did Stephan Schmidheiny have the opportunity to read the contents of my open letters? I believe so. Despite his seemingly abstract nature, he has shown himself to be very attentive, present and the main decision-maker in everything that concerns him.
Now, indignant as ever, I am addressing him directly once again.
Letter to Mr Schmidheiny
SILVANA MOSSANO
Mr Schmidheiny, now I am really angry.
You may be surprised at my making a statement like this, as I have always been the voice of mediation, the voice with an outstretched hand, the voice of hope, the voice of trust in your repentance and that you would invest in research for a cure for mesothelioma, you heard my voice, broken by pain and bitterness, but never by anger.
Now,…
I AM ANGRY
I waited to write, I needed to reflect at length, keeping my emotions in check, or at least limiting them to their proper scope.
First, I read and listened to the previews of the television programme “Report” on the Asbestos Case in Casale; then I watched the programme on Sunday January the 4th on Rai3, and other facts emerged, other details, other expressions of your character and MO that I thought I knew, having attended hours in courtrooms for the various Eternit trials and in the hundreds and hundreds of pages I had read and studied in the court files concerning you (including quotes from letters and statements on record).
Anger did not influence me – I controlled it, mixing reason and mercy – even at the time of the “devil’s offer”. I coined that expression myself when, in 2011, her emissaries brought me that outrageous and morally unacceptable offer (which only those who are unfamiliar with the facts can, years later, regret not having accepted) of a handful of money in exchange for silence hic et semper for ever.
Well, even then – and I assure you that, at the end of 2011, those were terrible times – even then I did not feel anger. Deep sorrow but never anger.
I also confined my resentment, ill will and bitterness towards you and focused on a glimmer of hope for possible reconciliation.
I reached out and tirelessly appealed to you to do the only right thing you should have done long ago: directly fund research to find a cure for mesothelioma. Not only in Casale Monferrato, but throughout the world. If you had long ago, we might now have a life-saving therapy, and your name – Stephan Schmidheiny – would have gradually moved away from the association of asbestos and death, becoming increasingly linked to that of life-saving medicine. Life-saving. How many lives could have been saved! How many!
Am I naive? Yes. I knew it, I know it. Perhaps I have even been guilty of presumption. And yet, I have tenaciously continued along that path, calling for reconciliation, for peace. For ethical redemption. For you, Herr Schmidheiny, for you, still have to hide as you approach your 80th birthday (you will turn 79 on October the 29th ).
What is it like, Mr Schmidheiny, or rather Herr STS, to spend your whole life planning strategies to hide or even plan to go underground?
NAIVE. OR RATHER, STUPID
Naive. Yes, naive. That is how many people who love me have judged me, with affectionate indulgence. Perhaps, for you, however, I was not just naive.
I am reminded of a novel I read several years ago, “The Rainmaker” by John Grisham, and the film based on it, directed by Francis Ford Coppola and starring Matt Damon and Danny DeVito. It tells the story of a mother’s stubborn insistence on an insurance company with which she had taken out a policy (which she had paid for regularly); the insurance company refused to pay for treatment to save her son, who was suffering from leukaemia, denying him the possibility of a transplant. After the woman’s umpteenth insistence, the insurance company accompanied its written refusal with a succinct and categorical comment: “You are stupid, stupid, stupid”.
Is that what you think of me, Mr Schmidheiny? Am I stupid, stupid, stupid?
I WAS DELUDED
Perhaps you are right: I was stupid to delude myself that you could think like me; I thought that, being at the threshold of an age when one should have already begun to take stock of one’s life, you had acquired the awareness that you cannot take anything away from this world, but that you can take comfort in the hope of leaving good memories of yourself here.
Stupid, stupid, stupid of me. And now I’m angry too.
Because, you see, Mr Schmidheiny, I urged you to find a friend, an acquaintance, a partner in a pharmaceutical company (I’m sure you have all the names you want in your phone book) to invest in research for a cure.
I presumptuously suggested a way to you several times – allow me: I believe it is the only one – to demonstrate in practice, and not just with words, the message you entrusted to your defence lawyers and which we heard in court, namely that, at the time you were at the helm of Eternit, you were not really aware that asbestos was so dangerous as to cause a massacre of this magnitude, a sacrifice of lives that is currently unstoppable.
“We have a diagnosis of mesothelioma almost every week,” repeated Dr Federica Grosso, head of the Mesothelioma and Rare Tumours Unit at the Alessandria hospital, which also serves the Santo Spirito di Casale hospital [in the programme]. She advocates major investment in a pharmaceutical company: she would like to cure all her patients!
Fifty diagnoses that shake up fifty lives, fifty families, and hundreds of friendships every year.
With naive simplicity, I suggested this to you: find a friend with a pharmaceutical company and fund the research until a cure is found.
HELP REQUESTED FROM THE SECRET SERVICES
And instead, you were looking for friends among former members of the secret services?
Frankly, it matters little that they are former heads of Mossad, one of the most powerful secret services in the world. The outrage would be the same if they had been from the Russian KGB or FSB, the American CIA, the British MI6, the Chinese or Japanese intelligence agencies… The facts that have come to light today must be viewed in the context of eleven years ago; and it is with the perspective of that time that they must be viewed. Any comparison with a different era, such as the present, would be forced and instrumental.
What is outrageous is that, according to that online correspondence, you contacted international power brokers in politics and business of the calibre of Ehud Barak through your right-hand man Heinz Pauli. That Barak who, incidentally, did business with people like Jeffrey Edward Epstein and was co-founder, along with others, of the IT start-up “Paragon Solutions” and , through the spyware Graphite, spied on various people of different nationalities, including Italians, among them journalists, activists in humanitarian organisations, etc.
So, as I was saying, Report found and showed the confidential email correspondence. Between whom? Heinz Pauli wrote to Avner Azulay (also a former Mossad agent), a trusted collaborator of Barak’s, asking for help for you, Herr STS, that is, to adjust the Supreme Court ruling on the Eternit Maxi-trial.
The Maxiprocesso is the trial in which you were charged by the Turin Public Prosecutor’s Office with malicious environmental damage due to asbestos in Casale Monferrato, which resulted in hundreds of deaths. You were sentenced to 18 years and, had the sentence been upheld by the Court of Cassation, there would have been grounds for your immediate arrest. You had good reason to be afraid.
THOSE EMAILS
So Heinz Pauli wrote to Azulay (they knew each other because they had apparently worked together in the past), and Azulay also involved Barak.
This much is documented in the correspondence.
Here are a few excerpts. “It would be great,” wrote Pauli and Azulay, “if we could set aside some time for a creative discussion on the Italian issue”. A meeting between the two was scheduled for 26 September 2013 in Tel Aviv (Pauli wrote this to Azulay, saying, “I can’t wait to see you”).
As part of the “creative discussion”, a somewhat risky solution was also proposed: to push the Greens and environmentalists against the use of asbestos in railway carriages, so as to divert attention away from Eternit. There was a risk, however if it were to become known…”.
Another email from Pauli to Azulay: “STS believes that the only promising path, at present, is to work discreetly in Roman ‘society” circles, speaking non-aggressively with opinion leaders and explaining that a negative decision by the Court of Cassation could damage Italy’ (in terms of lost business investment in the future, for example).
THE DECISION OF THE COURT OF CASSATION
On 19 November 2014, the Court of Cassation overturned the 18-year sentence and declared the offence under the statute of limitations. The Court motivated its decision on the grounds that it was correct to start the statute of limitations from the moment the factory closed (June 1986). It was difficult for the Casalesi to accept that decision and that reasoning, given that the asbestos pollution continued for years until the clean-up (in the end paid with public money), given you never even offered to contribute to the decontamination costs , as all the successive mayors testified.
Now the crucial question: was there really pressure on the judiciary to reach that statute of limitations? Honestly, there is no evidence to prove it, and the presenter Sigfrido Ranucci himself admitted that he could not reach such a conclusion.
Therefore, we stick to the facts and avoid conspiracy theories.
There were emails requesting intervention. Pressure tactics were hypothesised. What’s more, if the Court of Cassation had upheld the ruling, you, Mr STS, if “forced to remain within Swiss borders, would have been interested – Pauli writes to Azulay – in talking to you about your safety”. The possibility of going into hiding was also considered.
Following the statute of limitations decision, however, Heinz Pauli immediately took care to inform Azulay of the news. He wrote: “Dear Avner, I wish to inform you that last night the High Court of Italy – the Court of Cassation – overturned the previous ruling of the two courts in Turin that had sentenced STS to 18 years in prison”. And then added: ‘Also on behalf of Stephan Schmidheiny (and here, with elegant courtesy, his name is written in full and not as an acronym, ed.), I would like to express my deepest gratitude for the help you have offered and for your efforts in supporting STS’s cause.’
Avner Azulay, in turn, wrote to Barak: “[…] Ehud. End of story! All we did was offer our services”. And Barak closed the exchanges with : “Avner, thank you. I wish him and everyone all the best”.
TRUTH OR BOASTING?
How true was this assistance? How much of it was just boasting? Who knows! In certain areas, it is difficult to tell fact from fiction; it is not clear where one ends and the other begins…
Your lawyers, Mr Schmidheiny, sent a statement to the editorial staff of Report, which journalist Ranucci read; it states that “Heinz Pauli is a friend of Stephan Schmidheiny, but has never had any official mandate. And Schmidheiny,” it adds, “denies having paid any sums of money”. Oh well. Ça va sans dire.
The ruling handed down by the Court of Cassation on the evening of 19 November 2014 was considered right by some, in accordance with the law and based on precise legal grounds; others considered it to be inconsistent with the orientation of some previous rulings on the same subject. We are reporting objective judgements of opposing views expressed at the time by distinguished jurists. And here, for the sake of fairness, we will stop.
STATUTE OF LIMITATIONS, NOT ACQUITTAL
With equal fairness, however, it is right to point out that you were not acquitted.
The statute of limitations is not an acquittal.
You were not explicitly declared innocent.
The statute of limitations, at most, did indeed spare you from prison.
And yet, despite having escaped punishment, as confirmed by a ruling handed down by the Italian state, in January 2020 you gave an interview to the newspaper Nzz am Sonntag (published in the Swiss city where you live), in which you publicly stated that you feel “hatred for Italians”, adding that, in this tragic affair, you “are the only one suffering”. . Not only that, you also pointed out: “When I think of Italy, I feel only compassion for all the good and honest people who are forced to live in this failed state”. The state which, I repeat, enabled you to avoid ending up behind bars by virtue of a principle of law enshrined in legislation.
THE “ANTENNAS” OF THE PAST
So, I am outraged by the spying, but I am not surprised.
It is nothing new.
The activities carried out more than thirty years ago were also mentioned in Report.
In your jargon, they were called antennae: people who secretly spied on trade unionists, activists, Casalesi politicians and others. It was as if they were on the payroll, regularly paid. This was discovered in 2005, when the Turin Public Prosecutor’s Office carried out a surprise seizure of files from the offices of a leading Milanese public relations agency headed by Guido Bellodi. The well-known Bellodi Manual, more detailed than the previous Auls 76 Manual, goes by his name. Both contain precise instructions, dictated from above, to deny and misrepresent the dangers of asbestos to anyone who asked questions, as this would have created panic and compromised production.
PP Dr Guariniello and his team, Drs Sara Panelli and Gianfranco Colace, who were investigating the Eternit case, were certainly being spied on. Espionage was also taking place in Casale, for example among the trade unions and activists of Afeva, the Association of Asbestos Victims and their Families, chaired by Romana Blasotti Pavesi. “Spied on for over twenty years,” said Bruno Pesce, a long-standing member of the Victims’ association Afeva, alongside Nicola Pondrano.
The Report journalist tried to speak to the former Casale “antenna”, Maria Cristina Bruno, whose name had already come up in the Trial. He rang the doorbell; the curt reply on the intercom was, “I don’t know anything”.
In the years that followed, while the trials were underway, other individuals showed suspicious, even clumsy, approaches and petulance, aimed more at gleaning the moods and opinions of journalists, activists and lawyers.
Informants, clumsy characters… but, I would never have imagined the levels described by Report.
How naive I was! Stupid, stupid, stupid.
Stupid, also because I waited for you, Herr Schmidheiny.
I WAITED FOR YOU IN VAIN
I was the only one – I admit this publicly with embarrassment – I was the only one who waited for you.
Every time.
Every time there was a verdict.
I waited for you: in the first trial for wilful disaster, on February the 13th 2012, when you were sentenced to 16 years; then, on June the 3rd 2013, when your sentence was increased to 18 years; in the Court of Cassation, on 19 November 2014, when the statute of limitations saved you from prison; the first Eternit Bis trial, in the Court of Assizes in Novara, on June the 7th 2023, where you were charged with voluntary manslaughter and then convicted of manslaughter with wilful negligence and sentenced to 12 years’ imprisonment, and at the Court of Assizes of Appeal in Turin, on 17 April 2025, when, again found guilty of manslaughter aggravated by wilful negligence, you were sentenced to nine and a half years.
So, every time, I waited for you. On each of the days set for the verdict, I entered the courthouse with my own intimate and secret hope.
I waited for a miracle: to look up and see you arrive, together with your lawyers, to say something, to look at the faces of this wounded and composed community, sorrowful and dignified, frightened and hopeful. To say that you were ready to do what you must: to fund research.
More recently, I also hoped that youwould accept the invitation to participate in restorative justice programmes regulated by the 2022 Cartabia Reform: this invitation was extended by a magistrate who, despite all the pages she and her colleagues in the prosecutor’s office had read and studied on this tragedy over many years, also tried to open that door.
WITHOUT THE TRIALS, WE WOULD HAVE KNOWN NOTHING
I would like to emphasise one thing: if there had been no trials (regardless of the final outcome), we would have known nothing. We would have attributed our pain to a blind and deceitful fate that had chosen us at random as its target.
But that was not the case.
It was only thanks to those trials that we realised we had been victims of an injustice and that someone had committed that crime.
The reaction, the noise caused by this realisation, spread throughout the world, raising awareness across the globe. Not only that, it also drew global attention to the health issues, which otherwise would have continued to confine mesothelioma to the category of rare diseases that do not deserve attention.
Now I realise clearly that you do not want to repair anything.
You have always and only wanted to protect yourself!
I, Mr Schmidheiny, waited for you in vain.
AND SO IT CONTINUES, DEATH AFTER DEATH
And now? Now we are here – you, the defendant convicted by the Court of Appeal, and us, the wounded community – waiting for another hearing at the Court of Cassation for the Eternit Bis trial. Maybe this year. What will happen? We will see. We have learned to be patient, if only to keep our hope alive.
But in the meantime, the deaths continue. Every year there are about fifty new cases [in Casale], and that is just counting mesotheliomas, even though researchers and doctors do not rule out that certain cancers of the lung, larynx and ovary are also attributable to asbestos.
We are rightly shocked by the terrible disasters and acts of war we are witnessing at this moment in history, which suddenly take ten, twenty, forty, a hundred or more lives.
Here, we count about fifty every year. As Mayor Riccardo Coppo said – the mayor who issued the famous 1987 ordinance banning asbestos in Casale Monferrato, the first city in the world to ban it five years ahead of the 1992 national law – it is like a silent frip dropping, you don’t notice it: the victims leave one by one without making a sound.
In fact, there is an increasing tendency not to talk about it. Unless it happens to you or one of your loved ones, many people prefer not to think about it, to pretend it doesn’t happen. And, after all, it is because we are tired of hearing about diseases, we are tired of getting sick and dying.
You could change this direction, but you don’t want to.
And I was naive, yes. In fact, I was stupid, stupid, stupid to have believed it, to have tried, to have hoped, to have imagined that a person – you, Mr Schmidheiny – with the passing of the years getting older, could think and decide to leave a good, tangible memory of yourself. Not the memory of a fugitive, but that of a man who takes responsibility for a noble action and carries it through to completion.
THE ONLY RIGHT THING TO DO
Yet it is the only right thing you, Mr Schmidheiny, can do. For yourself and for those who come after you and perhaps bear your surname without having to continue to hide.
Today, the entire Casale community and even the world (the so-called “multinational of victims”) is affected by these new painful revelations that we have learned from Report, with the support of those incriminating emails.
At the trials, we heard your lawyers speak with respect and pity for the victims on several occasions: and I believe that they truly feel respect and pity, they are serious professionals, but also human. You see, they have listened to those dozens of heartfelt testimonies, they have seen those dull or desperate eyes, they have also had friends who died of mesothelioma. Unfortunately, you never came to meet us: you would have learned a lot.
This clumsy behaviour to protect yourself, Herr STS, is insolent. It is a burden. And it hurts.
But, you see, as already happened at the time of the “devil’s offer”, our community – which, I repeat, in the face of this human and environmental disaster, and despite Lucifer’s last gasps, is united, above all ideology – reacts vigorously.
THERE ARE MORE OF US THAN THERE ARE OF YOU
I borrow the words of an extraordinary woman who, little by little, marked the long journey in this story, “la” Romana: “There are more of us than there are of you,” she shouted in the square. La Romana said little (mesothelioma took her husband, her sister, three nephews and then her daughter in her early fifties), but when she did speak, her words were in stone.
I borrow her words to say something more: that “there are more of us than there are of you” includes the living who are sick today, the living who have sick relatives or who have lost them, the living who are currently healthy, and it includes the dead, the hundreds and hundreds of our dead who watch over us and who, from the Next World where they are now, ask us not to give up until everyone can be healed.
It is those eyes that give the naive me the strength to continue writing and asking.
LOOK FOR OTHER FRIENDS!
I insist on telling you, Mr Schmidheiny, that the only thing to do, and that you can do, is to look for other friends: look for the owner or shareholder of a pharmaceutical company (there are some excellent ones in Switzerland, perhaps you even have shares in one) and channel your resources in that direction, as you have done for other philanthropic activities in favour of the environment and the arts.
It is commendable that you founded, for example, the “Andina” [Avina was the foundation SS set up in 1994] company to finance sustainable development projects in Latin America, and the project to prevent the extinction of frogs is also praiseworthy, but why not do the same to finance a pharmaceutical company to research a cure for mesothelioma with adequate resources and the commitment of excellent scientists?
If all the money spent on philanthropic activities and self-defence (or concealment, minimisation, mystification, etc.) had been invested in curing asbestos-related diseases, I am sure we would already have a cure today.
You can do it now.
ONE MORE THING…
Perhaps, in order to fully understand how necessary and urgent this is, there is something that would do you good. Here, too, I draw on Romana’s dry and effective words: I wish you to assist a sick and loved person, as many of us have found ourselves doing; not to assist them by simply paying for treatment in a specialised clinic, but to assist them closely, moment by moment, in their physical and psychological vulnerability, when the kilos melt away day after day, the legs no longer hold up, breathing requires the support of an oxygen tank, the nights are bad, when there is no longer even anger in the eyes, the pain has even faded, but a silent, desperate resignation and fear remain.
I am naive, yes. And I am also angry, indignant, more than anything else. But I insist, because there are more of us than there are of you. And we are right. Try to do something right too, Mr Schmidheiny.



Silvana cara sono le quattro del mattino
E sto leggendo il tuo reportage , si , siamo veramente tutti stupidi stupidi stupidi
Dopo quanto appreso da report si deduce che ancora oggi la potenza del denaro può tutto e più ancora
Sono talmente schifata che ti scrivo uno slogan che ultimamente utilizzo tantissimo
FERMATE IL MONDO , VOGLIO SCENDERE !!!
Silvana, hai scritto il pezzo più doloroso, vero e commovente tra i tantissimi dolorosi, veri e commoventi che hai pubblicato finora. Sarà che siamo quasi increduli davanti a tanta prepotenza e sicumera, sarà che credevamo di averne già viste tante, ma questa è davvero troppo. Sarà che la nostra profonda convinzione di essere nel giusto e di avere sempre mantenuto dritta la schiena, alti gli obiettivi e pervicace la speranza ci faceva credere che anche gli altri attori di questa nostra vicenda non fossero capaci di scendere a livelli così infimi. E’ stato difficile per me i questi giorni mantenere la speranza, mi sono sentita schiacciata come un granello di sabbia sotto una pressa gigantesca. Eppure siamo più tanti noi, e siamo nel giusto. Abbiamo dalla nostra parte gli studenti della nostra città e seminiamo in loro profonde radici di giustizia, come recita la scritta sotto la Davidia Involucrata al Parco Eternot. Quindi continuiamo a esserci. Determinati e ostinati, insieme. Grazie
Cara Silvana, anch’io mi sento “stupido, stupido, e ancora stupido” ma non stupito! La “società” o, meglio, la casta dei potenti è sempre la stessa ed ha un solo obiettivo: dominare tutto e tutti. Da brava giornalista quale sei, hai redatto un rapporto così bello, chiaro e sintetico, che mette in luce ancora una volta quanto sia difficile poter godere di una giustizia sociale in un mondo nel quale prevale la prepotenza e l’arroganza nell’esercizio del potere. Oggi ho ancora più paura per Sigfrido Ranucci; Giornalista degno di questo appellativo, professionista appassionato alla ricerca della verità. Chiudo questo commento con sinceri complimenti per il tuo “elegante” racconto di una storia triste e drammatica che ha segnato la storia della nostra Città e del territorio. Rita ed io stesso abbiamo perso familiari ed amici carissimi, da questo momento abbiamo una risposta in più ed una domanda da fare ai governanti: da quando inizierete a fare dell’esercizio politico un vero servizio ai cittadini? Grazie Silvana ed un abbraccio caloroso.
Grazie, ho letto d’un fiato la tua lettera, così come sono rimasta incollata alla TV seguendo Report l’ altra sera. Per la verità non mi sono mai fatta illusioni sulla volontà riparatrice di “STS”, ma la resistenza contro un simile imprenditore è fondamentale al di là del risultato. È importante tenere viva l’attenzione e denunciare questo comportamento devastante per la comunità.
Sono d’ accordo sul fatto che STS dovrebbe finanziare la ricerca e altri interventi riparatori, ma anche questo è difficile, dovrebbe cambiare mentalità. Resta la speranza della condanna, almeno per rassicurarci sul fatto che la giustizia può riguardare anche questi personaggi.
Grazie Silvana
Quando la tristezza non è rassegnazione.
Ciao Silvana,
sono d’accordo su tutto ciò che hai magistralmente scritto con tale fierezza e semplicità da lasciare senza fiato! Però per quel che riguarda la speranza che quel criminale potesse almeno finanziare la Ricerca lasciami dire che stupida stupida stupida non ci sei solo tu ma tanta gente che come me non è in grado di testimoniarlo efficacemente e precisamente come hai fatto tu
Ti ringrazio
Grazie mille Silvana, bellissima lettera colma di sentimenti e ragionamenti che condivido appieno, e che ogni persona dotata di umanità può comprendere al volo. Io il personaggio non lo conosco approfonditamente come te, però, se l’albero lo si riconosce dai frutti, allora è improbabile che a quasi ottant’anni cominci a produrne di buoni.
Certo è che le ultime rivelazioni che mostrano fino a che punto si è spinto fanno male. Ma sono perfettamente coerenti con il suo modus operandi di quarant’anni fa. Non ha mai giocato pulito. Possiamo soffermarci su questo, o riconoscere che, nonostante foste di fronte ad una battaglia impari, tutti voi che avete lavorato e lottato per una Casale libera dall’Eternit avete ottenuto una grande vittoria, resa più grande proprio dallo squilibrio delle forze in gioco. Avete vinto contro uno che barava.
Il Padreterno si occuperà di STS a tempo debito, la magistratura forse riuscirà a fare la sua parte, ora che queste rivelazioni renderanno più difficile ripetere le decisioni del 2014 senza cadere in odore di connivenza.
Noi casalesi, consci di aver combattuto la buona battaglia e aver mantenuto la dignità, possiamo ancora lavorare per aumentare la consapevolezza del problema a livello mondiale, far sì che non si tratti solo di un problema percepito come locale e della necessità di focalizzarci sulla ricerca di una cura, anche senza i soldi e le pressioni di STS. E possiamo contare sul fatto che “siamo più tanti di loro”.
E… mulumma nen!
Un abbraccio
Marco
Grazie Silvana per questo tuo scritto, profondamente sentito da tanta umanità e sentimenti per..
l’affermazione del bene sul male.
Purtroppo, in questi tanti anni di sofferta lotta contro l’amianto criminale, abbiamo dovuto constatare che personaggi come Smidhainy non vivono nel nostro mondo, nel mondo reale, ma vivono nel loro mondo, nei loro personali interessi, impermeabili a tutto il resto, al resto del mondo. Credo sia questo muro che anche i tuoi propositi, le tue esortazioni rivolte a Smidhainy, si sono trovati di fronte. Certamente il tentativo di intervenire sul processo, mediante personaggi e organizzazioni del calibro di un ex primo ministro israeliano ed ex capo del suo “più potente”servizio segreto, è un fatto, indubbiamente dimostrato dal straordinario servizio di Report.
Poi, per quanto riguarda l’iter di tale scelta di Smidhainy e gli eventuali suoi effetti, sicuramente a oggi non c’è nulla. Ovviamente comunque rinnoviamo la nostra speranza ed affidamento per una sentenza della prossima Cassazione che affermi pienamente la giustizia!
meglio essere stupidi e ingenui che banditi con i peli sullo stomaco…..
Silvana non sei stata stupida, sei stata semplicemente umana come ognuno di noi che ancora lotta e crede nella giustizia…a prescindere
Grazie Silvana Mossano. Nessun individuo o agente può cancellare la forza di ricordare e di essere pronti; essa si perpetua ed è lasciata in eredità da lettere come questa.
Silv Silvana non sei stata stupida, sei stata semplicemente umana come siamo noi che crediamo nella giustizia, come non è chi si è arricchito sulla pelle della gente onestamente. Sii orgogliosa della tua …stupidità
No, Silvana, tu non sei stupida e neppure ingenua e così nessuno di tutti quelli che hanno combattuto assieme a te per la giustizia a Casale. Sei solo una grande persona, come tanti casalesi che ogni giorno hanno vissuto e vivono la realtà del mesotelioma. La giustizia è una questione di regole che ci siamo dati per convivere senza troppi problemi, ma poi abbiamo subito cominciato a cercare i modi di aggirarla o piegarla ai nostri personali interessi terreni (soldi? potere? …). Ma al di sopra della giustizia sta la coscienza, personale e collettiva, ispirata dal fatto che, da quando calpesta la terra, l’essere umano ha la consapevolezza dell’esistenza di un ordine superiore che gli suggerisce come vivere bene assieme, come essere pienamente umani. Ed è sul piano della coscienza che penso che STS fa e farà i conti con sé stesso. Anche io sono convinto che esista un Altrove e da questo luogo lui è circondato e guardato da centinaia, migliaia di occhi: sono occhi seri, perché tutta la sofferenza e il dolore che si sono intrecciati attorno a ciascuno impediscono il sorriso; sono occhi tristi, perché guardano con tristezza a chi ha voluto pervicacemente superare ogni limite con la sua smisurata insolenza; sono sguardi silenziosi perché le parole si aggrappano all’intreccio delle regole della giustizia, ma il silenzio apre le porte al se interiore con cui non si possono fare giochetti. È vero, siete più tanti di loro, tanti di più assieme a quegli sguardi. Quindi no, non sei proprio per nulla stupida e neppure ingenua, sei una donna completa, una voce potente che instancabilmente richiama STS al solo atto che lo potrebbe trasformare da quel bieco intruglio di bassezza, falsità e boria in una persona capace di riconoscere di fronte a sé stesso prima ancora che di fronte agli altri i propri gravi errori e cercare di porvi un qualche rimedio. Ti ringrazio di essere una voce piena e forte per tutti i casalesi e vi abbraccio felice di avere, nel mio piccolo, contribuito a essere più tanti di loro.
Grazie grazie grazie mille volte grazie …a Bruno…a Nicola…a Daniela..a tutti i casalesi …alla mia Grande Cgil…a tutti coloro che hanno lottato e ancora lottano per la giustizia…abbismo sempre aspettato la condanna …grazie a Report che ha dimostrato come è fatto il diavolo…quanti sono i diavoli…come alcuni giudici…sono corrotti…incapaci di essere liberi e giusti…ho letto e riletto la tua preciso reportage …..ho sentito nel mio cuore la sofferenza che provi e che proviamo…con questa orribile persona…Schmidheiny…abbiamo la dimostrazione del male che cammina sulla terra…ti ringrazio ancora e come diceva con le sue parole la mia indimenticabile amica e dolce Romana…siamo in tanti e non perdiamo nessuna speranza…tvb