RECENSIONE del SABATO

di SERGIO SALVI
«La vita dell’avvocato» autori Pierluigi e Ettore Erizzo, pubblicato per la prima volta da Fratelli Treves Editori nel 1937; ora, edizione Araba Fenice, Cuneo, novembre 2021, pp. 218.
In una frase: è un libro bello da leggere, e utile.
Gli autori
I fratelli avvocati genovesi Pierluigi (1884-1962) e Ettore (1895-1979) Erizzo sono gli autori de «Il regalo del Mandrogno», uno splendido romanzo storico, trascurato dalle accademie e molto apprezzato dai lettori. Chi non l’avesse ancora letto ha una gioia in più da regalarsi e non potrà che essere grato all’Araba Fenice per aver reso tuttora disponibile questa mirabile e ponderosa (oltre ottocento pagine) opera letteraria, scritta a quattro mani tra giugno1940 e aprile del 1944 nella casa-rifugio di Serravalle Scrivia, al riparo dalle violenze della guerra che tormentavano Genova.
Due libri scritti a quattro mani
«Il regalo del Mandrogno» https://www.arabafenicelibri.it/scheda-libro/erizzo-ettore-pierluigi/il-regalo-del-mandrogno-9788886771108-28430.htmlè il secondo, e ultimo, libro dei fratelli Erizzo. Figli di un celebre avvocato, Paolo Francesco Erizzo (1857-1930) sono stati impegnati per tutta la vita nella professione forense concedendosi, aimè, due sole «digressioni» letterarie.
La prima è appunto «La vita dell’avvocato», libro che inizia con la commovente dedica al padre defunto, ma non abbiamo tra le mani la biografia di un principe del foro né la storia di un importante studio legale. Si tratta di un omaggio alla professione dell’avvocatura e all’amore di essa che il padre ha coltivato e poi trasmesso ai due figli: «… ci hai soprattutto insegnato, senza parole ma conducendoci teco alla sbarra e facendoci vivere accanto a te le tue battaglie, ad amare questa nostra fatica, questa nostra professione, ad amarla perché immensamente bella e profondamente umana: la più umana, la più bella» (p.7).
Aneddoti divertenti e commoventi
Con un linguaggio chiaro, elegante e godibilissimo, privo com’è di tecnicismi, il libro racconta, dal punto di vista degli autori avvocati, dei rapporti con i clienti, della fiducia essenziale che dovrebbe avere il difeso nel difensore. Si parla delle parcelle senza nascondere nulla, e su questo argomento si cita subito il proverbio: «Sta meglio il topo in bocca al gatto che il cliente in mano all’avvocato» (p.49) poi si afferma anche chiaramente: «Ma il pubblico non sa che fra tutte le classi di professionisti, quella che dai clienti è più costantemente e impunemente buggerata è la nostra» (p.51). Per tutti gli argomenti affrontati, gli esempi di vita vissuta sono tanti, sempre nel rispetto della privacy di clienti, colleghi avvocati, magistrati ecc. Sono aneddoti spesso divertenti, talvolta comici, in alcuni casi commoventi: tutti, proprio tutti, tengono ben desta l’attenzione del lettore.
Un libro «che fa bene»
Mi sento di condividere appieno due giudizi su «La vita dell’avvocato» che si trovano scritti nel volume stesso: il primo è di Virgilio Brocchi (1876-1961), autore di una cinquantina di romanzi popolari di un certo successo, che il 16 dicembre 1936 inviò il manoscritto all’editore Treves di Torino, raccomandandone la pubblicazione: «Insomma, caro amico, un bellissimo libro che farà bene agli avvocati, ai loro clienti, ai giudici, a coloro che litigano e a coloro che non litigano; che risale dall’esperienza particolare alla legge umana, e assume perciò un carattere generale che è il segno precipuo dell’opera d’arte. Io ho detto tante cose, e forse non sono riuscito a darle un’idea del libro: forse lei comprenderà meglio leggendo le ultime pagine che potrebbero costituirne la vera prefazione.» (p.6).
Un libro utile
Andiamo allora a una delle pagine finali: l’ultimo capitolo, il XIV, de «La vita dell’avvocato» è intitolato «Sala degli avvocati»; gli autori qui immaginano che alcuni colleghi parlino del loro libro: «– Che libro è? – Un libro utile, – interloquisce dal fondo della sala, alzando dal giornale un sorriso, un collega. – Lo hai letto anche tu? – No, ma è un libro utile. Non si sa mai. Sei in viaggio: alla stazione compri un libro per prender sonno e ti danno quello. Difatti ti addormenti, ma ti addormenti male. Controllore che ti sveglia di soprassalto, biglietto che non trovi, male parole, verbale d’oltraggio. Hai bisogno subito d’un avvocato, non sai dove pescarlo, il libro ti suggerisce due nomi (gli autori! n.d.r.). Non si sa mai.» (p. 216).
Finale: terminato il libro, mi sono reso conto di essermi immaginato, mentre leggevo, alcuni degli avvocati che ho conosciuto durante la mia vita lavorativa nel raccontare aneddoti simili a quelli narrati dai fratelli Erizzo. Insomma: a quasi novant’anni di distanza dalla pubblicazione, gran parte di questo testo conserva una sorprendente freschezza anche grazie allo stile di scrittura chiaro, elegante, equilibrato, da prendere ad esempio.
La mia personale dedica
La battuta sull’utilità del libro la voglio dedicare con un sorriso di affettuosa gratitudine a tre cari amici avvocati: Paolo Catalano e Fulvio Lupano, scomparsi prematuramente, e Massimo Ottolenghi che ha testimoniato con classe immensa la sua saggezza e il suo coraggio fin oltre la soglia dei 100 anni di età.