RECENSIONE del SABATO
di SERGIO SALVI

«San Francesco» autore Alessandro Barbero, pubblicato da Laterza, prima edizione settembre 2025, pp. 428 di cui 61 pp di note e 37 di tabella riassuntiva degli avvenimenti
In una frase: saggio adatto a tutti i lettori.
Ottavo centenario
Il prossimo 4 ottobre ricorrerà l’ottavo centenario dalla morte di San Francesco d’Assisi, proclamato santo il 16 luglio 1228 e nominato patrono d’Italia insieme a Santa Caterina da Siena da Pio XII (era Papa da tre mesi e mezzo) il 18 giugno 1939.
I fatti principali della vita del Santo di Assisi sono molto conosciuti grazie all’enorme bibliografia (dalle edizioni per l’infanzia e scolastiche, a quelle devozionali e apologetiche, a quelle storiche) e cinematografia, cartoni animati compresi: figlio del ricco mercante Pietro Bernardone, giovinezza scapestrata e avventurosa, fatto prigioniero nella guerra tra Assisi e Perugia, al ritorno della prigionia le sconvolgenti parole del Crocifisso nella cadente chiesetta di San Damiano lo spingono alla conversione, il padre lo contrasta e lo ripudia, l’abbandono della casa paterna, il presepio di Greccio, il lupo di Gubbio, la predica agli uccelli, il Cantico delle creature, l’approvazione da parte del Papa della costituzione dell’Ordine dei frati minori, Santa Chiara e l’ordine delle Clarisse, le stimmate, la morte nella chiesetta dedicata a Santa Maria degli Angeli detta «la Porziuncola».
Viaggio tra le biografie del Santo
Alessandro Barbero https://it.wikipedia.org/wiki/Alessandro_Barberonon aggiunge una sua versione della vita del Santo alle esistenti; il professore piemontese racconta, a noi lettori non specialisti, nel suo consueto stile piano, accattivante e arricchito da una ben dosata e rispettosa ironia, di come e perché ciascuno degli autori dei primi sei scritti biografici del Poverello di Assisi si sia preoccupato soprattutto di costruire una sua immagine del santo. Barbero ci spiega anche come mai il ritratto di San Francesco che nei secoli è stato tramandato in tutta la cristianità e in tutto il mondo sia stato ricavato esclusivamente dalla biografia scritta da San Bonaventura nel 1260, «allo scopo dichiarato di sostituire tutte le biografie precedenti» (p. 275).
La credibilità delle fonti
L’urgenza di ricordare e divulgare ogni particolare della vita e soprattutto dell’insegnamento di San Francesco tormentava i francescani dal giorno stesso della morte del Santo: si pensi che la prima di queste opere la «Vita del beato Francesco» scritta da uno dei primi compagni del Santo, Tommaso da Celano, fu approvata ufficialmente da Papa Gregorio IX il 25 febbraio 1229! Era indispensabile affrettarsi ad interrogare coloro che avevano conosciuto Francesco (morto a 44/45 anni di età, la data di nascita non è certa), in un periodo storico in cui non era così frequente incontrare persone over 60.
Ebbene, anche se le fonti principali della narrazione erano per l’appunto testimoni oculari e co-protagonisti degli avvenimenti raccontati, ciascuno degli autori di queste prime «Vite» appare influenzato «non soltanto dalle informazioni di cui disponeva, ma dalle sue convinzioni su chi doveva essere stato il fondatore dell’Ordine dei frati minori» (p.17) fermo restando che tutti intendevano comunicare al mondo San Francesco «come uno degli uomini più straordinari mai vissuti» (p.18). Tra i primi autori di scritti biografici sul Santo (la quinta in ordine di tempo) c’è anche Santa Chiara che con il suo testamento, la Regola dell’ordine delle clarisse e alcune lettere propone un suo ritratto di Francesco.
La biografia di San Bonaventura
Ed eccoci al 1266, Il capitolo generale dell’Ordine dei frati minori decretava che, da quel momento, l’unica biografia «valida» del Santo di Assisi era quella scritta dallo stesso capo dell’Ordine e cioè Bonaventura da Bagnoregio (poi proclamato santo, nel 1482) https://it.wikipedia.org/wiki/Bonaventura_da_Bagnoregio. Tutte gli altri scritti biografici precedenti dovevano essere ricercati e distrutti. L’Ordine francescano era, da almeno trent’anni, diviso da un profondo conflitto tra coloro, la maggioranza, che vedevano favorevolmente la trasformazione dell’umile famiglia monastica delle origini in una influente, potente e ricca organizzazione e la corrente cosiddetta degli «spirituali», tra i quali Ubertino da Casale e Angelo Clareno, che accusavano apertamente la «Direzione» dell’Ordine di aver travisato la figura del fondatore, mettendo in secondo piano la fondamentale lezione di povertà e umiltà.
Le debolezze taciute
Nella biografia di Bonaventura sono inoltre sistematicamente taciuti gli episodi, raccontati invece dai precedenti autori, che descrivono un Francesco anche nelle sue debolezze di uomo, a volte contradditorio, a volte iracondo, a volte infelice. E’ importante notare che proprio l’acuirsi dei contrasti tra i frati, San Francesco, ormai da tempo in condizioni di salute precarie, si era dimesso da capo dell’Ordine nel 1220 (la data precisa, a oggi, non è nota), nominando il primo dei suoi successori.
La forza della biografia ufficiale di San Bonaventura e l’ampia diffusione di una di poco successiva pubblicazione popolaresca «I Fioretti di San Francesco», anch’essa focalizzata sull’immagine essenzialmente mistica e sui miracoli, hanno cancellato per secoli la complessità, meglio ancora, la completezza dei resoconti più antichi e di fatto dichiarati illeciti dal decreto del 1266.
Alla fine del XIX secolo, per gli studiosi, divenne lampante che tutto quello che si credeva di sapere su San Francesco doveva essere ridiscusso alla luce della cospicua documentazione ritrovata.
Gli «spirituali, nel 1266, non dovevano essere così pochi, come narra anche Umberto Eco ne «Il nome della rosa», infatti dai numerosi manoscritti e frammenti «scampati» al quel drastico decreto di distruzione emerge, potente, la figura a tutto tondo del grande Santo di Assisi. L’umanità non appesantisce la santità, tantomeno la sporca, piuttosto la completa e la esalta.
Il lupo di Gubbio
Poteva mancare una gustosa chicca in un libro del professor Barbero? No, non poteva, e infatti c’è: l’ultimo capitolo intitolato «Conclusione. Il lupo di Gubbio». Ma era proprio di Gubbio questo lupo?
Da solo questo capitolo vale il prezzo del libro, e non anticipo altro; in ogni caso, dopo averlo letto, la mia sincera ammirazione per gli eugubini, se possibile, si è vieppiù rafforzata.
Finale: per me leggere un libro di Alessandro Barbero si è sempre rivelato un piacere e così è stato anche questa volta.
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