RECENSIONE del SABATO
di SERGIO SALVI

«Norimberga il nazista e lo psichiatra» autore Jack El-Hai, pubblicato negli USA nel 2013 con il titolo «The Nazi and the Psychiatrist», prima edizione italiana con il titolo «Il nazista e lo psichiatra», Rizzoli, gennaio 2014, prima edizione con il nuovo titolo pubblicata da Solferino (RCS MediaGrup) novembre 2025, pp 277, oltre a 50 pp di note e bibliografia.
In una frase
Saggio avvincente e affascinante.
La storia

L’autore, Jack El-Hai, è un giornalista divulgatore, che scrive di storia medicina e scienza. E’ interessante dare un’occhiata al sito https://www.el-hai.com/ per comprendere meglio l’approccio storico-scientifico delle sua attività. «Norimberga, il nazista e lo psichiatra» è un reportage chiaro di fatti storici tragicamente noti, e, allo stesso tempo, racconta eventi meno conosciuti che per il lettore diventano colpi di scena e sorprese sconvolgenti.
Se alla sua prima pubblicazione il volume (2013) aveva già ottenuto buon successo di pubblico e di critica, la realizzazione del film «Norimberga», ad esso ispirato e presentato nel 2025, ha indubbiamente contribuito a riaccendere l’interesse del pubblico sul saggio, fino a farlo diventare un bestseller globale. Il film tuttavia non poteva, come sempre accade nelle trasposizioni cinematografiche, ricalcare lo sviluppo del libro, infatti la sceneggiatura è in massima parte dedicata all’importanza storica del processo di Norimberga e alla figura dell’imputato più importante: Hermann Goering, interpretato da Russel Crowe.https://it.wikipedia.org/wiki/Norimberga_(film)
Jack El-Hai, nel suo saggio, dà un rilievo altrettanto fondamentale al lavoro di uno scienziato arruolato nell’esercito americano:il maggiore Douglas Kelley, medico psichiatra, che il 4 agosto 1945 aveva ricevuto l’incarico di recarsi a Mondorf-les-Bains, antica cittadina termale situata nei pressi di Lussemburgo, dove gli americani avevano organizzato, nell’ormai fatiscente Palace Hotel, il centro per gli interrogatori dei ventidue alti gerarchi nazisti fatti prigionieri (tra i quali Goering) e destinati ad essere processati a Norimberga. «Si trattava di un ottimo incarico, un incontro con gli individui considerati universalmente i peggiori criminali del secolo. Lavorando come supervisore in diversi ospedali psichiatrici, Kelley aveva imparato che spesso il comportamento aberrante aveva cause misteriose e affascinanti, e voleva concentrarsi su questo aspetto anche durante la missione a Mandorf. Arrivò ansioso di stabilire se i prigionieri manifestassero i segni di un difetto frequente tra i leader nazisti: l’inclinazione a commettere azioni malvagie.
Un virus del nazismo?
Erano forse accomunati da un disturbo mentale o da una causa psichiatrica del loro comportamento? Esisteva una “personalità nazista” che giustificasse la loro scelleratezza? Kelley intendeva scoprirlo» (p.42). Lo psichiatra pensava che la devastazione dell’Europa e la morte di milioni di persone non sarebbero servite a nulla se non si fosse riusciti a individuare la ragione del successo nazista, e ciò per adottare le contromisure e le cautele che potessero impedire il ripetersi di simili fatti, il riprodursi di una crudeltà così profonda.
In estrema sintesi: Kelley cercava il virus del nazismo, per poter fabbricare l’antidoto. Fin dai primi incontri con i gerarchi prigionieri, lo psichiatra annotò nei suoi appunti che Goering «Era senza dubbio la personalità più interessante del carcere, perché era intelligente … ben sviluppato sul piano mentale, una figura a tutto tondo, un corpo enorme e poderoso quando era avvolto nella mantella e non si vedeva il grasso che tremolava mentre si muoveva» (p.42).
Al dottor Kelley non sfuggì il lato oscuro di Goering, il quale non nascose narcisismo e inflessibile indifferenza verso chiunque non appartenesse alla sua ristretta cerchia di famigliari e amici. «La combinazione di caratteristiche presente in Goering – quelle ammirevoli e quelle sinistre – stuzzicò l’interesse di Kelley nei suoi confronti. Solo un uomo così attraente, capace e geniale, che aveva distrutto e stroncato la vita di tante persone, avrebbe potuto guidarlo verso le regioni dell’animo umano che era impaziente di esplorare» (p. 43).
L’ossessione dello psichiatra
Kelley aveva l’ambizione, forse l’ossessione, di scoprire il virus del nazismo, in ogni caso, quando il 12 agosto 1945 i ventidue prigionieri furono trasferiti a Norimberga, lo psichiatra li seguì con l’ordine preciso di valutare se i gerarchi fossero mentalmente idonei ad affrontare il processo, ma le domande che Kelley continuava a porsi erano soprattutto altre: «Forse l’esame scientifico della mente di quegli uomini avrebbe rivelato un fattore determinante che in futuro sarebbe stato utile per impedire la nascita di un altro regime simile a quello nazista» (p.67).
Le risposte che Kelley si diede con le sue analisi approfondite non furono forse quelle che si aspettava e magari sperava. Non anticipo altro, maglio lasciare intatto il piacere della lettura di un testo che non richiede particolari competenze scientifiche per essere ben compreso e gustato da cima a fondo.
Finale
Libro da leggere senz’altro, e per chi avesse visto «Norimberga» è una ghiotta occasione per completare il cerchio di una vicenda che nel libro di El Hai copre un arco temporale di ben 45 anni, mentre i fatti narrati dal film sono essenzialmente concentrati in circa 14 mesi (agosto 1945-ottobre 1946).