Il convegno, che si è svolto nell’aula magna della Dental School di Torino, martedì 27 aprile, a poco più di un anno dalla morte del dottor Dario Mirabelli, epidemiologo di fama internazionale, ha riunito la comunità scientifica e civile per riflettere su un modello di ricerca scientifica, in particolare epidemiologica, riguardante l’ambiente e la salute, che non si limita alla statistica, ma diventa strumento di attenzione e di tutela dei lavoratori e delle persone.
Il «modello Mirabelli»
È questo il metodo che ha interpretato Dario Mirabelli. C’è chi lo ha definito il «modello Mirabelli».
Morto il 7 febbraio 2025, è stato una figura di spicco nel Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte (Cpo), responsabile del Registro Mesoteliomi piemontese, consulente per le procure in processi per reati ambientali, in modo particolare per le morti di amianto.

In apertura del convegno, lo ha ricordato con affetto e rimpianto il professor Benedetto Terracini, tra i fondatori dell’epidemiologia italiana e primo coordinatore del Cpo Piemonte: «Dario è stato mio allievo, ma da anni il nostro rapporto si era ribaltato: lui era diventato l’insegnante e io l’allievo. Ho imparato infinite cose da Dario. Aveva una grandissima attenzione per chi si ammala, per le bonifiche, per la ricerca di una cura e per la giustizia. Ne ricordo la perspicacia e l’insofferenza nei confronti della scienza al servizio degli interessi dei produttori».
Sulla sua intelligenza acuta, fuori dal comune, avevano posto l’accento, alla cerimonia di commiato nel febbraio dello scorso anno, alcuni ex compagni di liceo, ricordando l’appellativo con cui veniva soprannominato con un’alterazione del cognome: «Mirabilia».
Il convegno a Torino
Al convegno del 27 aprile, incentrato su «Epidemiologia occupazionale e amianto: ricerca, salute, giustizia e dialogo con la comunità», un folto gruppo di scienziati, giuristi, colleghi e amici ha richiamato molti ricordi da cui è emerso un giudizio unanime sullo stile Mirabelli: gentile (Bice Fubini, già direttrice del Centro Scansetti, lo ha definito «un campione indiscutibile di gentilezza e amico sincero, attento ai dati epidemiologici non disgiunti dalla conoscenza dei dati storici»), fortissimo motivatore (Roberto Calisti: «Cercava la verità come strumento di giustizia»), presente e leale (Franco Merletti ha citato Epicuro: «”La fiducia nell’aiuto di un amico è più importante dell’amico stesso”: sai che quella persona c’è sempre, così era Dario»), intelligente e meticoloso (Elisabetta Chellini ha fatto riferimento ai «questionari scrupolosi e accurati che Dario predisponeva per le indagini epidemiologiche»), dotato di «grande correttezza metodologica – ha sottolineato Irma Dianzani -, non ha mai fatto pesare il suo immenso sapere», un «Maestro dotato di grande fermezza» per Carolina Mensi, responsabile Renam della Lombardia. I tecnici del Servizio di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro, Roberto Nicola, Alessandro Curati e Gabriella Bosco, operatori dello Spresal dove Dario ha lavorato prima di trasferirsi al CPO più di venti anni fa, hanno raccontato come il «metodo Dario» sia ancora vivo oggi.

Lo scienziato intelligente e gentile
Uno scienziato intelligente, gentile, rigoroso, preparato e determinato, e, quindi, anche scomodo per le controparti (in un caso – il processo Montefibre -, la difesa degli imputati chiese addirittura la sua ricusazione, ha ricordato il giornalista scrittore Alberto Gaino).
È emerso nei numerosi interventi che si sono avvicendati durante la giornata scientifico-commemorativa quanto sia stato fondamentale il contributo tecnico di Mirabelli per la comprensione dei rischi dovuti all’esposizione all’amianto, non soltanto nei luoghi di lavoro, ma anche nell’ambiente esterno ai centri produttivi ed estrattivi del minerale. Molti e fondamentali, anche nelle aule di giustizia (in particolare modo nei processi per le vittime dell’Eternit), gli studi condotti da Mirabelli insieme al collega e amico Corrado Magnani (entrambi allievi di Terracini che li ha accomunati affettuosamente con l’appellativo «i ragazzi»). Gli studi condotti in collaborazione con la genetista Irma Dianzani hanno ridimensionato il ruolo della “suscettibilità individuale” nella cancerogenesi da amianto, spesso artatamente enfatizzato nelle aule dei tribunali dalla difesa e dai suoi consulenti.
Il rigore scientifico
È stato evidenziato il rigore scientifico a cui Mirabelli non derogava; ha sviluppato questionari meticolosi e pionieristici per indagare le pregresse esposizioni alla fibra più difficili da rintracciare e si è dedicato sempre alla ricerca mai partendo da posizioni apodittiche. Lo ha dimostrato in molti gruppi di lavoro e in molti lavori di ricerca. Magnani (lo scienziato che ha pubblicato il maggior numero di studi epidemiologici al mondo sull’impatto da amianto, seguito, a poca distanza, da Mirabelli) ha ricordato, in particolare, lo studio che avevano condiviso sulla cava di Balangero, dimostrando la pericolosità dell’amianto crisotilo, cosi smentendo le affermazioni sostenute dagli scienziati al servizio dell’industria lungo i decenni. Dario Consonni, epidemiologo della Clinica del Lavoro di Milano, ha poi posto l’accento all’importanza della dimostrazione che l’amianto non soltanto causa mesotelioma, ma ne anticipa la comparsa, tema rilevante in tribunale per definire i nessi di causalità, come sostenuto da Dario Mirabelli e Corrado Magnani, spesso osteggiati dai periti delle difese, impegnati a demolire questo risultato scientifico.
I primi Registri dei Mesoteliomi
Stefano Silvestri, igienista industriale già responsabile della caratterizzazione delle esposizioni ad amianto dell’Ispo (Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica) di Firenze, ha ricordato il ruolo pionieristico e fondamentale di Mirabelli nell’attuazione del Registro Nazionale dei Mesoteliomi, quando i Registri Regionali in Italia erano solo due, quello toscano e quello piemontese. «Stavamo ore e ore a discutere al telefono… ci venivano le orecchie rosse…, e non eravamo sempre d’accordo, c’era dibattito tra noi, ma non fummo mai divergenti». Silvestri ha affrontato la questione della attuale persistenza di materiali contenenti amianto in Italia: 22 milioni di tonnellate di solo cemento-amianto ancora presenti sul territorio nazionale, sottolineando l’inadeguatezza di “censimenti” effettuati con satelliti e droni, «ma molto più amianto è nascosto e non visibile». A suo parere, per stanarlo e per accelerare le bonifiche, servono più incentivi e discariche a chilometri zero. Silvestri ha poi lamentato che nel nostro Paese la bonifica e la sorveglianza dei siti inquinati è sempre più affidata ai privati e sempre meno alla responsabilità pubblica, che tende a finanziare, appunto, i privati.
Si fanno i controlli?
A proposito di sorveglianza e controlli, il dottor Raffaele Guariniello, storico pubblico ministero piemontese, promotore di numerose eco-inchieste (con il team dei pm Sara Panelli e Gianfranco Colace aveva incardinato il Maxiprocesso Eternit per disastro ambientale), ha segnalato che, pur essendo vietato l’amianto, il rischio di esposizione è ancora molto presente nei cantieri, dove, ad esempio, nelle opere di demolizione, si maneggiano vecchi manufatti di amianto. «Ma – ha domandato a voce alta – abbiamo in Italia organi giudiziari che facciano controlli e siano in grado di far rispettare le regole che ci sono? O devo continuare a insistere perché si istituisca una procura nazionale della sicurezza che coordini la prevenzione in tutto il Paese?». E questo per quanto riguarda l’Italia, ma, ha messo in guardia Guariniello aprendo lo sguardo all’Europa, «la futura ricostruzione dell’Ucraina comporterà gravi rischi di esposizione all’amianto».
Scienza e giustizia
Il ruolo di Mirabelli è stato un riferimento nel rapporto tra scienza e giustizia. Magistrati e avvocati (ad esempio Sara Panelli, sostituto della procura generale di Torino, e Laura D’Amico, avvocata, patrocinatrice di molte parti civili in processi ambientali, specialmente nei casi Eternit) hanno testimoniato il rigore e la pazienza dell’epidemiologo nel tradurre concetti scientifici complessi in un linguaggio comprensibile e quindi essenziale e utilizzabile nei processi penali.
Inoltre, è stata ripetutamente rimarcata l’onestà intellettuale di Mirabelli che ha sempre rifiutato i cospicui compensi della «scienza milionaria padronale», ha detto Rosalba Altopiedi, ricercatrice del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università del Piemonte Orientale, già consulente del Maxiprocesso Eternit; «Da Dario ho imparato a stare dalla parte giusta della storia».
Per Mirabelli la scelta della parte giusta era fondata sul binomio etica e scienza. E, con la gentilezza, la pazienza e il rigore che costituivano la sua cifra, in questo si è speso in molti processi.
Nesso di causalità. E per gli scafisti?
Luca Masera, professore titolare di Diritto Penale all’università di Brescia, ha evidenziato «la difficoltà dei magistrati di confrontarsi con la scienza, specie quando la scienza ha alle spalle interessi economici forti». Si è soffermato, in modo particolare, sul cosiddetto «nesso di causalità» che «è il punto dolente nei processi di amianto. L’epidemiologia introduce il concetto di danno alla popolazione, che è una nozione nuova per il giudice, abituato a ragionare in termini di danno individuale. Come fare emergere il danno alla popolazione?». L’individuazione univoca di ciascuna delle vittime «è un postulato enfatizzato in questi tipi di processi – ha spiegato il professor Masera -, mentre, vedi un po’ e chissà perché, non lo si enfatizza affatto quando l’imputato è lo scafista che ha trasportato su una carretta decine di persone naufragate e morte!» Tra i giuristi, «se si parla di epidemiologia e statistica, si crede di parlare di qualcosa di non certo – ha concluso Masera -: non è così, bisogna fare uno sforzo culturale». Al servizio di questo obbiettivo si è sempre reso disponibile Mirabelli.
Profonda umanità
E il convegno, ha rilevato Enrica Migliore nelle conclusioni, non è stato solo un’occasione di approfondimento scientifico, ma anche una riflessione sull’eredità grande che ha lasciato Dario Mirabelli, dimostrando una profonda umanità e vicinanza alle vittime di quella che Enzo Ferrara, ricercatore dell’Istituto Nazionale Ricerca Metrologica, ha definito «una violenza lenta».
Lo scienziato gentile e attento alle persone, si è preso a cuore la sofferenza e l’ingiustizia patita dalla collettività casalese, strattonata ma non piegata dalla tragedia dell’amianto. Lo hanno ricordato esponenti dell’Afeva di Casale Monferrato e dell’Aica di Savigliano.
La gratitudine di Casale e Savigliano
Bruno Pesce, esponente storico dell’Afeva, ha espresso gratitudine per l’enorme lavoro di Mirabelli, e di altri scienziati come Terracini e Magnani, oltre che dei magistrati e degli avvocati.
Assunta Prato, insegnante, vedova dell’amianto, fortemente impegnata a sensibilizzare le nuove generazioni su rischi dell’amianto e su tutte le insidie ambientali, ha ribadito: «La storia di Casale è stata una storia corale. Dario era parte preponderante in questa coralità, con una professionalità eccezionale; ha saputo scegliere da che parte stare, senza lasciarsi corrompere da lauti compensi: il suo esempio ha un valore educativo immenso per i ragazzi, che hanno il compito di continuare questa battaglia di civiltà».
Preponderante anche a Savigliano il ruolo di Mirabelli evocato con commozione da Armando Vanotto, presidente dell’Associazione Italiana Contro l’Amianto, portavoce della battaglia per le vittime d’amianto dell’ex Fiat Ferroviaria (oggi Alstom): dal 1992 sono oltre 150 gli ex dipendenti deceduti.
Nicola Pondrano, casalese dell’Afeva, che è stato il primo presidente del Fondo nazionale Inail per le vittime di amianto, ha commentato: «Parliamo di una tragedia immane, in cui abbiamo trovato il sostegno scientifico di scienziati come Benedetto Terracini, Corrado Magnani e Dario Mirabelli. Ora, – ha proseguito – dobbiamo avere il coraggio di chiamare in causa lo Stato: manca un sistema di protezione sociale per le vittime dell’amianto, specialmente per quelle cosiddette ambientali, cioè non professionali». E a proposito del ruolo dello Stato, Pondrano ha puntato il dito contro «lo scandalo dei soldi dati dallo Stato stesso a Fincantieri (la cui maggioranza delle azioni è in mano pubblica ed è controllata dal Ministero, ndr) per sostenere la società nelle cause processuali per malattie professionali che perderà. Questa decisione va assolutamente bloccata. Dobbiamo pensare a un presidio davanti al Ministero del Lavoro. Ecco, siamo di nuovo in mobilitazione. E lo facciamo ricordando Dario Mirabelli».
Ringraziamento dal Texas
Un ringraziamento a Dario Mirabelli è arrivato anche da Houston Texas, in particolare dall’avvocato Gary di Muzio, patrocinatore delle vittime dell’amianto in diverse cause in Texas. «Si era avvalso di Dario – ha ricordato Terracini – per avere pareri scientifici e notizie riguardanti l’amianto in Italia. Il suo messaggio sarà postato sul sito del Cpo della Regione Piemonte». Questa la frase conclusiva della lettera: «Il lavoro instancabile e l’eredità del dottor Mirabelli hanno reso possibile evitare in futuro diffuse sofferenze umane e offrire una qualche forma di giustizia alle vittime dell’amianto e alle loro famiglie. Dario Mirabelli è stato davvero un gigante, e posso solo sperare che il suo esempio ispiri i futuri sostenitori della salute pubblica a perseguire gli stessi elevati obiettivi».
Come onorare la memoria
«Uno dei modi di onorare la memoria di Dario Mirabelli è dare continuità al suo lavoro e al suo metodo di lavoro» ha esortato Silvestri, «insistendo nella ricerca epidemiologica nelle regioni in cui è ancora condotta in modo modesto» ha aggiunto Magnani, condividendo pensiero e proposta di Pietro Comba (presente al convegno), epidemiologo di fama internazionale, già responsabile del Dipartimento Ambiente e prevenzione primaria dell’Istituto Superiore di Sanità, cofondatore del progetto «Sentieri», un sistema di sorveglianza epidemiologica sulla salute delle popolazioni che risiedono nelle aree contaminate.
Alessandro Marinaccio, responsabile del laboratorio di Epidemiologia occupazionale e ambientale dell’Inail nazionale, ha citato Primo Levi, da «Covare il cobra», (1986): «Ciò che farai quando eserciterai la professione può essere utile per il genere umano, o neutro, o nocivo. Cerca di conoscere il fine a cui il tuo lavoro è diretto. Non nasconderti dietro l’ipocrisia della scienza neutrale: sei abbastanza intelligente per poter valutare se dall’uovo che stai covando sguscerà una colomba, un cobra, una chimera o magari nulla». Marinaccio ha concluso: «Penso che queste parole sarebbero piaciute a Dario».
Non a caso, l’ultima sessione della giornata – dedicata al dialogo con la comunità – è stata moderata da Carol Brentisci, del Cpo, storica collaboratrice del Registro Mesoteliomi Piemonte e delle indagini di popolazione a Casale. Ha ricordato la capacità di Dario di creare una empatia con le vittime di Casale e con i loro congiunti.
Infinita riconoscenza
Chi scrive ha avuto il privilegio di dire le ultime parole prima della chiusura della giornata: “A Dario Mirabelli, noi – che stiamo qui e che «vogliamo vivere qui, in questa città amata, martoriata, avvelenata, risorta e mai piegata, bonificata, la più bonificata del pianeta, ma non ancora del tutto, in questa città fiera, ebbra di speranza e, spero, pacificata nel cuore, ecco noi casalesi, e non solo, siamo infinitamente riconoscenti.
Relatori e moderatori
Al convegno su «Epidemiologia occupazionale e amianto: ricerca, salute, giustizia e dialogo con la comunità» sono intervenuti:
Introduzione: Benedetto Terracini
Sessione 1
«Epidemiologia occupazionale: strumento di conoscenza e tutela della salute dei lavoratori», moderatore Franco Merletti, relatori: Roberto Calisti, Roberto Nicola, Alessandro Curati, Gabriella Bosco, Stefano Silvestri, Bice Fubini, Elena Belluso, Dario Consonni;
Sessione 2
«Attività di ricerca: conoscenze consolidate e sfide attuali»: moderatore Enrica Migliore, relatori: Corrado Magnani, Alessandro Marinaccio, Elisabetta Chellini, Irma Dianzani;
Sessione 3
«Quando la scienza incontra la giustizia: conoscenza, responsabilità e diritti», moderatore Enzo Ferrara, relatori: Raffaele Guariniello, Alberto Gaino, Laura D’Amico, Rosalba Altopiedi e Luca Masera;
Sessione 4
«Il dialogo con la comunità e con le Associazioni Vittime dell’Amianto», moderatore Carol Brentisci, relatori: Nicola Pondrano, Armando Vanotto, Assunta Prato, Silvana Mossano.

