LA RECENSIONE del SABATO

di SERGIO SALVI
«Mie magnifiche maestre», autore Fabio Genovesi, edito da Mondadori, prima edizione aprile 2025, pp.230.
In una frase: sette sogni per un romanzo da sogno.
L’autore
Fabio Genovesi è nato nel 1974 a Forte dei Marmi dove vive tuttora; è scrittore, sceneggiatore e traduttore di autori statunitensi. Dal 2019 la sua partecipazione alle telecronache del Giro d’Italia è diventata una piacevole costante. Ho commentato in questa rubrica due suoi bellissimi romanzi: «Oro puro» (Mondadori 2023, vincitore del premio La città dei lettori, Firenze 2024, e segnalato al Premio Strega 2024) e «Cadrò sognando di volare» (Mondadori 2020, che ha ottenuto un grande successo di pubblico).

Anche «Mie magnifiche maestre» mi è piaciuto, molto.
Struttura del romanzo
Il romanzo è stato ispirato da un fatto vero: aprile 2024, manca una settimana al suo cinquantesimo compleanno e Fabio Genovesi sta pensando: «Cinquanta, giuro. Ma non dovrei giurare, perché il primo a non crederci sono io. Non è che mi sia difficile ammetterlo, che fatichi ad accettarlo: io sono convinto che non sia vero. Per questo non l’ho detto a nessuno, per non dire una bugia. Il passare del tempo, così meccanico e regolare, è il fatto più ovvio del mondo, ma è assurdo che il tempo passi anche per noi…Nel fondo più profondo di te, dove viaggia la tua anima il tempo non arriva. Là dentro niente passa né cambia, restiamo eterni bambini su un’astronave che vaga nello spazio. Dai finestrini sempre più appannati osserviamo un universo confuso e confusi siamo noi, increduli, spersi. Però bambini» (p. 14).
«Devi dormire»
La notte è passata e Fabio non è riuscito a sconfiggere l’insonnia, così decide di uscire a fare due passi. E’ prima mattina, ha ancora la mano sulla porta di casa quando una voce arrochita lo apostrofa: «Tua nonna balla bene, sai?». Un attimo. Improvviso, il rumore tremendo di un decespugliatore squassa la quiete; Fabio ha fatto in tempo a riconoscere la voce di Stelio, pescatore di frodo, giardiniere per il Comune e vecchio amico di famiglia. Si avvicina per chiedergli spiegazioni, ma l’uomo continua il suo lavoro, riduce al minimo i giri del motore e precisa: «Me la sono sognata stanotte… Mi ha detto di salutarti e che devi dormire…», e via con la manetta e il baccano. Fine del colloquio. Fabio si allontana dal frastuono che gradualmente si attenua con la distanza; non ha fatto molta strada e non è riuscito a ragionare sulle strane parole di Stelio, quando, dalle sue spalle, gli arriva il grido di una voce squillante: «Buongiorno! Ti saluta la zia Gilda! Dice che devi dormire».
«Una ragazzina la saluta tanto»
È Annetta, un’anziana signora che sta sfrecciando in bicicletta verso la chiesa: «Di solito i suoi pedali cigolano e ti avvertono che arriva, ma a volte suo marito ci mette l’olio e allora il Buongiorno! della Annetta arriva silenzioso e improvviso come una coltellata nel buio, a rubarti il respiro, l’equilibrio e qualche battito del cuore».(p.16). Fabio prosegue la sua passeggiata, altre persone gli recapitano messaggi ricevuti in sogno: «Saluti e raccomandazioni da qualche mia parente dall’Aldilà. Sì, dall’Aldilà, si perché le nonne e le zie che stamani ci tengono a dirmi di dormire sono tutte morte. Infatti non sono loro a parlarmi, sono Stelio e Saverio che bevono già di mattina, sono vecchie che con la testa stanno già in vacanza da anni. Sono solo sogni». (p.19). E poi il primo colpo di scena: la nuova, giovane, farmacista, quella che non saluta, che non risponde prego quando viene ringraziata. Quella che, quando Fabio le chiese come si chiamasse, puntò l’indice sulla targhetta spillata sul camice, dove c’era scritto: Dottoressa. Fabio passa davanti alla farmacia e la Dottoressa lo chiama forte: «Lei! Senta, lei!» gli sibila: «Una ragazzina la saluta tanto, e dice che deve dormire».
Una ragazzina piccola, una bambina, non dice altro «E sparisce in farmacia, così rapida che il camice ci mette un po’ ad accorgersene e seguirla, come la porta a muoversi per chiuderla dentro, chiudermi fuori». (p.20).
Devi dormire, gli mandano a dire le nonne, le zie e anche una ragazzina sconosciuta «Perché tutte insieme? Perché proprio adesso? Perché sono entrate nei sogni di tutto il paese, ma non nei miei? Perché mi dicono di dormire?». (p.22).
A cominciare da quella stessa notte e per le successive sei seguenti, come in un conto alla rovescia verso la data del suo compleanno, Fabio sognerà, una per ogni notte, le sue sette magnifiche maestre, che lo aiuteranno a darsi risposte e a porsi nuovi interrogativi. Ogni sogno notturno è preceduto da un giorno che ne costituisce il prologo e qualche volta l’antefatto.
Finale
La scrittura di Fabio Genovesi è meravigliosa. Il lettore vi trova poesia, ironia, comicità pura e commozione profonda, nelle storie non c’è un solo punto debole, il penultimo sogno, Violetta, particolarmente adatto al periodo pasquale, è una gemma letteraria. Il libro è consigliato a tutti, qualsiasi decennio della propria vita si stia esplorando. Tra i vantaggi di questo romanzo segnalo che Genovesi ci dà la prova inconfutabile che il canto delle cicale è tutto fuorché spreco, alla faccia delle formiche. Chiudo con la citazione di una frase di Silvana M, che precede la canzone «Il Sogno di Maria» nello spettacolo «E vienimi a cercare», ispirato a La Buona Novella di Fabrizio de André; la citazione è questa: «Il sogno vale tutto, è la vita che si compie, il sogno».