
LA RECENSIONE del SABATO
di SERGIO SALVI
«I rimedi del dottor Aiace Debouchè» autore Andrea Vitali edito da Garzanti, prima edizione novembre 2025, pp.312.
In una frase: il perfetto rimedio per rinfrancare lo spirito tra una notizia di tensioni e l’altra di polemiche.
L’AUTORE

Andrea Vitali è nato nel 1956 a Bellano, comune di circa 3500 abitanti sulla sponda orientale del lago di Como e scenario principale delle vicende narrate nei suoi romanzi (una settantina). Si tratta di storie collocate soprattutto tra gli anni ‘20 e ‘60 del secolo scorso. Già lo avevo recensito, su questo sito, per il romanzo «Certe fortune».
STRUTTURA DEL ROMANZO
La narrazione de «I rimedi del dottor Aiace Debouchè» si sviluppa in un arco di tempo contenuto tra il 20 maggio 1919 e il mese di gennaio del 1923.
IL MISTERIOSO VALZER DEI FARMACISTI E LA MOSTARDA
Aiace Debouchè è un farmacista trentenne varesino nativo di Castellanza «alto, barbuto» e, fino al 20 maggio 1919 appunto, insegnante di chimica e fisica; proprio quel giorno, Aiace vede un annuncio su un quotidiano: «FARMACIA VENDESI, rivolgersi al dottor Geminetto Carcano, notaio in Lecco …» (p.13).
Aiace aveva sempre sognato di poter diventare proprietario di una farmacia.
«Il mio cliente, il dottor Agostinello Pelosi, vende per trasferirsi al mare», aveva precisato il notaio, e desiderava che il passaggio della farmacia «avvenisse nel segreto più assoluto, ragione per la quale aveva incaricato lui di trattare l’affare e con acquirenti che non fossero della zona… a margine il Pelosi avrebbe gradito che il suo successore mantenesse quale donna di servizio colei che l’aveva affiancato da che era rimasto vedovo: la Cagnoletta, una zitella sessantenne, sorda e muta, abilissima tanto nei mestieri di casa e in cucina quanto nel muoversi con una delicatezza tale che c’era da chiedersi se poggiasse davvero i piedi per terra…”. Cagnoletta?” …all’anagrafe era Cagno Vittoria, figlia di Cagno Umberto e Sillabi Mercede, s’era beccata quel nomignolo perché alla nascita, più che un pianto vero e proprio, aveva emesso un lamento di cane neonato… Il dottor Pelosi la definiva una rarità in quanto a discrezione e capacità di intuire i bisogni… “un aiuto domestico siffatto vi farà comodo” aveva insistito il notaio» (p.14).
Oltretutto il dottor Debouché è ancora scapolo, a trent’anni suonati.
SCAPOLO A TRENT’ANNI
L’intera comunità bellanese (dai notabili alla base popolare) è sconvolta. Il repentino e inusitato cambio dei farmacisti, la figura allampanata e barbuta di Aiace (ancora scapolo!), la conferma in servizio della Cagnoletta e (incredibile!) il rifiuto da parte del Debouché di accogliere l’invito, espressogli dal segretario comunale Verbanio Defabris, di entrare a far parte del gruppo di uomini di «buona cultura e solide sostanze» che si riuniva ogni giovedì sera in una saletta riservata dell’Hotel Tommaso Grossi, forniscono carburante per commenti e supposizioni di ogni genere, tranne che per valutazioni benevole.
Il popolino aveva ribattezzato il nuovo farmacista «scorbàt» (corvo) e Verbanio Defabris, segretario comunale sì, ma, soprattutto, gran cerimoniere della Bellano che conta e drammaturgo con indubbie capacità e notevoli velleità, definisce Debouché «un essere che usciva dal buio e che nel buio rientrava, scomparendo». (p.19).
Da parte sua, il nuovo farmacista precisa a Verbanio di non avere il tempo da dedicare ad altra attività che non sia la ricerca scientifica: «Mai aveva inteso la farmacia come un banale spaccio di medicamenti, unguenti, galenici, polveri o quant’altro. Né come via da percorrere alla ricerca della ricchezza… Lui era al servizio della necessità che l’uomo di scienza percepisce, ossia approfondire i suoi studi, dedicarsi a essi anima e corpo, senza distrazioni». (pp. 31 e 32).
Questa granitica vita da asceta del sapere presenta una sola, trascurabile, crepa, individuata dalla moglie di Verbanio Fabris, Amarilla: Aiace Debouché è ghiotto di mostarda di Cremona, e ogni venerdì si reca ad acquistarla presso la drogheria di Vespro Bordonera. Ci va personalmente, non manda, come per tutte le altre commissioni, la Cagnoletta… Possibile che il nostro Aiace vada a scivolare proprio sulla quella buccia di mostarda?
FINALE
Romanzo di gran classe, tutti gli intrecci funzionano perfettamente e l’ironia è sempre ben dosata, luoghi comuni e volgarità non fanno parte dei ferri del mestiere di Andrea Vitali. Un discorso a parte lo merita la scelta dei nomi dei personaggi che da sola vale il prezzo del libro; ne ho citati il minimo indispensabile, per non togliere piacere ai lettori.