Il testo del monologo è di Silvana Mossano. Un atto d’amore e di legame con la mia città, Casale Monferrato, ferita dall’amianto. E’ interpretato qui con la mia voce (per ascoltarlo, basta un clic sul triangolino qui sopra, a sinistra).
L’accompagnamento musicale è di Sergio Salvi. Il brano scelto è «Poster», di Claudio Baglioni. Le note parole della canzone «Andare, lontano, lontano» esprimono il sentimento opposto di chi, qui, invece, sceglie con forza d’animo di restare.
IO VOGLIO VIVERE QUI
di Silvana Mossano
Io voglio vivere qui.
Che non sarà una fibra invisibile, piccola piccola, più invisibile di un ago, a farmi soccombere. Che, lo so, quell’ago microscopico è subdolo e micidiale, colpisce a casaccio, è più spaventoso di Dracula, del Lupo Mannaro, del mostro di Loch Ness, ma io sono più forte. Io sarò più forte. Io ce la metto tutta a essere più forte.
Io voglio vivere qui. Io voglio abitare in questa città.
Che è proprio una bella città. È una capitale, piena di fasti e di nobiltà, di palazzi sontuosi, di chiese imponenti, una città abbracciata da una corona di colline sinuose, con tanta bella gente che ha scritto la storia e che ha interpretato l’arte, l’economia, la politica, la misericordia umana. Tanta bella gente che ha un grande coraggio e una potente forza d’animo. Non sarà una polvere bieca a cacciarmi via.
Io voglio vivere qui. Io voglio resistere.
Anche per chi non ce l’ha fatta. È il riguardo per chi se n’è andato con il respiro leggero, sfumato in un soffio. Che se n’è andato raccomandandosi con gli occhi umidi: «Non dimenticare l’ingiustizia che mi ha tolto il fiato».
Io non posso, anzi non voglio dimenticare.
Perché la memoria è tutto. E allora ricordo che qui c’era una fabbrica, e c’era gente felice che ci lavorava, a migliaia. Sembrava, come dire?, la miniera d’oro! Che non era quel tipo di miniera che ti calavi sottoterra e rischiavi di non tornare su per via del grisù, ma era una miniera del benessere. Dietro la miniera del benessere, però, c’era il lato oscuro. Impalpabile come polvere. Ma quella gente felice mica lo sapeva. Mica lo sapeva che, per lavorare, si finisce di morire. Che è una bestemmia da dire e da pensare. Lo ripeteva sempre anche la Romana: «Non si può morire per lavorare». E, ancor più, accidenti!, non si può morire perché in queste case, amate e curate, ti sei trovato a viverci, semplicemente per destino, orgoglioso, sereno. E ignaro.
Io voglio vivere qui. E ho deciso di lottare.
Che la fibra è un nemico potente, che agisce con la corazza della vigliaccheria; che i tribunali non sempre riescono a darmi giustizia; che tutte ‘ste fibre sono difficili da spazzare via perché tante, tantissime sono sparse e nascoste ovunque. Ma io non mollo.
Io voglio vivere qui. E ho deciso di sperare.
E il mio scudo è una bandiera, e la mia arma sono le parole, e la mia voce è insistente anche quando si fa flebile e si impasta di lacrime. Ma il mio cuore resiste, anche all’insidia del rancore.
Io voglio vivere qui. Io voglio guarire.
E non soltanto io. Voglio che guariscano tutti quelli che si ammalano: qui, nella mia bella città, e in ogni ovunque la fibra si insinui bastarda. Che guariscano: quelli di cui so il nome e il volto, e quelli di cui non so nulla. Sono tutti miei fratelli e sorelle di fibra. Voglio veder guarire anche chi non ce l’ha fatta. Come se, in un sogno luminoso, li vedessi tutti risollevarsi a parlare, a sorridere, a ridere.
Io voglio vivere qui. Io voglio urlare.
E poi sussurrare, e poi ancora pregare. Sì pregare Colui che tutto può nell’Altrove onnipotente affinché spalanchi la mente e il cuore e le mani di chi, qui in Terra, può, eccome se può, – se lo vuole può! – spendere quanto serve per trovare la cura che farà guarire. Che renderà libero il mondo dal mesotelioma. Liberi: amianto free, fibra free, mesotelioma free, rancore free.
Perché io voglio vivere. Io voglio vivere qui.
Solo questo. In questa città amata, martoriata, avvelenata, risorta e mai piegata, bonificata, la più bonificata del pianeta, ma non ancora del tutto, in questa città fiera, ebbra di speranza e, spero, pacificata nel cuore io… con te, e con te, e per te… voglio guarire. E poi smetterò di lottare, di urlare, di pregare, di piangere, perché potrò finalmente vivere. Potremo finalmente vivere. Ci salveremo. Tutti. Qui e in ogni altra fessura del mondo.
Grazie per essere un faro anche per i giovani di casale e non solo, per la loro Aula delle 2 A.
Siete tanto grandi e tanto belli dentro. Grazie.
Splendida ! Grazie