SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE – PRIMO FLASH
Seguirà, tra pochi giorni, una più articolata analisi sugli argomenti dei temi trattati nell’udienza di mercoledì 11 febbraio 2026.
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Eternit Bis: la sentenza, che condanna Stephan Schmidheiny a 9 anni e mezzo di reclusione per aver causato 91 morti da amianto, torna in Corte d’Assise d’Appello a Torino. Non è pronta per il terzo grado di giudizio.
Lo ha deciso la IV Sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Emanuele Di Salvo. Non è una questione che riguarda nello specifico la condotta dell’imputato, ma risponde alla doglianza dei suoi difensori per la mancata traduzione in tedesco della sentenza stessa.
L’esito dell’udienza, che si è svolta mercoledì 11 febbraio 2026 a Roma, è arrivato nel tardo pomeriggio dello stesso giorno: annullamento per omessa traduzione.
Che cosa significa?
Che la Suprema Corte ha accolto la lamentela dei difensori sul fatto che il verdetto di secondo grado e le relative 600 pagine di motivazioni non erano state tradotte in tedesco, lingua conosciuta all’imputato. Benché la Corte d’Assise d’Appello abbia spiegato che, a suo parere, l’imprenditore svizzero comprende l’italiano (e ne abbia argomentato le circostanze), la Cassazione ha comunque disposto che si proceda alla traduzione.
È stato uno dei punti dibattuti nell’udienza che si è svolta tra le 12 e le 14,30 di mercoledì. All’udienza pubblica erano presenti il sindaco di Casale Emanuele Capra e la capo di gabinetto Cecilia Strozzi, in rappresentanza della collettività casalese, oltre a una delegazione dell’Afeva (Associazione famigliari e vittime amianto) che ha pure allestito un presidio davanti al Palazzo.

Dopo una breve esposizione riassuntiva da parte del giudice relatore, ha parlato il sostituto procuratore generale Paolo Andrea Maria Fiore. Non si è limitato a commentare le eccezioni contenute nel voluminoso ricorso difensivo (le aveva già stigmatizzate in una memoria depositata nei giorni scorsi), ma è soprattutto entrato nelle questioni di merito, tra cui il nesso causale (cioè il collegamento tra la condotta dell’imputato e l’insorgenza dei singoli casi di mesotelioma).
Le parti civili – in particolare gli avvocati Esther Gatti, Maurizio Riverditi e Giacomo Mattalia – sono intervenuti su vari aspetti, tra cui anche la traduzione.
Poi l’hanno fatto i difensori, Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva, ribadendo l’assoluta necessità della traduzione per un cittadino svizzero tedesco quale è Stephan Schmidheiny che – loro insistono – «non conosce e non parla l’italiano». Concetto che, insieme ad altri, avevano già diffusamente argomentato nel ricorso di circa 530 pagine contenenti i punti di contestazione della sentenza della Corte d’Assise d’Appello. Il verdetto, tra l’altro, (a parte una parziale riforma e riduzione della pena dovuta soprattutto alle inevitabili prescrizioni sopraggiunte) ha ricalcato l’impianto del giudizio di primo grado della Corte d’Assise di Novara (che, analogamente, aveva già riconosciuto colpevole Schmidheiny di omicidio colposo aggravato, condannandolo a 12 anni).
La difesa ha altresì portato all’attenzione altre argomentazioni: oltre che sulla capacità di comprensione dell’italiano da parte dell’imputato, anche sul «ne bis in idem» (richiamando una sentenza della Corte di Giustizia europea del settembre 2025) e sul nesso di causalità.
Ora, la sentenza da Roma torna a Torino
La Corte d’Assise d’Appello darà incarico a uno o più interpreti per la traduzione. Successivamente, l’atto, in duplice copia (in italiano e in tedesco), sarà ridepositato in cancelleria; verranno quindi rinnovati i ricorsi (o il solo ricorso della difesa) da inviare in Cassazione e si rifisserà una nuova udienza a Roma.
[Nella foto grande, in apertura, da sinistra il sindaco di Casale Emanuele Capra, la capo di gabinetto Cecilia Strozzi e alcuni attivisti dell’Afeva, mercoledì a Roma davanti al Palazzo della Cassazione]
TRANSLATION by VICTORIA FRANZINETTI
ETERNIT BIS – Schmidheiny obtains from the Court of Cassation that the sentence be translated into German
SENTENCE OF THE COURT OF CASSATION – FIRST FLASH
A more detailed analysis of the court debate on Wednesday, 11 February 2026 will follow in a few days.
In the large photo at the top, from left, the mayor of Casale Emanuele Capra, chief of staff Cecilia Strozzi and some members of Afeva , on Wednesday in Rome in front of the Court of Cassation.
Eternit Bis: the judgement, which sentenced Stephan Schmidheiny to nine and a half years’ imprisonment for causing 91 deaths from asbestos, returns to the Court of Appeal in Turin. It is not ready for the court of last appeal.
The decision was announced by the Fourth Circuit of the Court of Cassation, presided over by Emanuele Di Salvo. It is not a matter specifically concerning the conduct of the defendant but addresses the complaint of his defence lawyers regarding the lack of translate of the verdict into German.
The outcome of the hearing, which took place on Wednesday 11 February 2026 in Rome, arrived in the late afternoon of the same day: deferred due to lack of translation.
What does this mean?
That the Supreme Court upheld the defence’s complaint that the appeal court’s verdict and the 600 pages of motivations had not been translated into German, the defendant’s language. Although the Court of Appeal explained that, in its opinion, the Swiss businessman understands Italian (and argued the circumstances), the Court of Cassation nevertheless ordered that the translation.
This was one of the points debated at the hearing, which took place between 12 noon and 2.30 p.m. on Wednesday. The public hearing was attended by the Mayor of Casale, Emanuele Capra, and the chief of staff, Cecilia Strozzi, representing the Casale municipality and community , as well as a delegation from the Afeva (Association of Asbestos Victims and Families), which also set up a protest outside the building.
Rome, Protesting in front of the Palace of the Court of Cassation, Wednesday 11 February 2026
After a brief summary by the reporting judge, Deputy Attorney General Paolo Andrea Maria Fiore spoke. He did not limit himself to commenting on the objections contained in the lengthy defence appeal which he had already condemned in recent days, but above all addressed the merits of the case, including the causal link, that is the connection between the defendant’s conduct and the onset of individual cases of mesothelioma.
The victims’ lawyers–Esther Gatti, Maurizio Riverditi and Giacomo Mattalia – spoke on various aspects, including translation.
Then the defence lawyers, Astolfo Di Amato and Guido Carlo Alleva, did the same, stressing the absolute necessity of translation for a Swiss German citizen such as Stephan Schmidheiny who, they insist, “does not know and does not speak Italian”. This and other such statements, had already been extensively argued in the approximately 530-page appeal containing the points of contention of the Court of Assizes of Appeal’s ruling. Other than a partial change and shortening of the sentence due mainly to the unavoidable statute of limitations [of more cases] , the verdict had followed the structure of the verdict of the Court of Assizes of Novara which likewise had already found Schmidheiny guilty of aggravated manslaughter, sentencing him to 12 years.
The defence also brought other arguments to the fore: in addition to the defendant’s ability to understand Italian, it also focused on the “ne bis in idem” [roughly double jeopardy] referring to a ruling by the European Court of Justice in September 2025 and on the causal link
Now, the ruling from Rome returns to Turin
The Turin Court of Assizes of Appeal will appoint one or more interpreters for the translation. Subsequently, the document, in duplicate (in Italian and German), will be re-filed with the registry; the appeals (or the defence’s appeal alone) to be sent to the Court of Cassation will then be renewed and a new hearing will be set in Rome.
Semplicemente! Senza Parole. La Giustizia esiste ancora ?!? Poveri noi ma soprattutto un caro ricordo per chi è mancato causa “Meso” . Grazie Silvana per tua costanza nel seguire udienze.
Grazie Silvana, dopo così tanti anni di delusioni, come quella a seguito del primo processo del 1993, quella, enorme, della prescrizione del disastro e della condanna del patron dell’Eternit nel 2014, adesso, nel 2026! stiamo subendo, come hai ben spiegato, un’altra delusione, che speriamo non ricalchi quella conclusiva anche di questo processo. Vorrei ancora credere che sia possibile concluderlo entro quest’anno, con l’affermazione della Giustizia. Altrimenti equivarrebbe ad affermare che “non è successo niente”, anche se, purtroppo sta continuando a succedere ancora! Mi crea dunque tanta ulteriore amarezza constatare che, in questi anni, la magistratura non abbia ricevuto mezzi, strumenti, normative e procedure sifficenti da evitare prescrizioni di reati che ancora determinano danni gravissimi e tempi interminabili : ciò non è nell’agenda delle discussioni sulla giustizia!
Comunque, quest’impegrno perseverante come il tuo Silvana, mi spinge a citare, ancora una volta, un saggio detto ; “La lotta persa è quella che si abbandona”.
Vergogna italiana nel silenzio dei politici,sindacati e delle parti in causa che grazie ai cavilli di una certa magistratura, famiglie, mogli ,figli e nipoti hanno visto morire i propri cari
Vergogna italiana nel silenzio dei politici,sindacati e delle parti in causa che grazie ai cavilli di una certa magistratura, famiglie, mogli ,figli e nipoti hanno visto morire i propri cari senza avere giustizia
Certo all’imprenditore non mancherebbero i mezzi per una traduzione rapida e precisa. Speriamo che i tempi non agevolino la prescrizione e che questa volta Diritto e Giustizia si incontrino nell’interesse del popolo italiano, dando finalmente Giustizia a chi ha subito e continua a subire i terribili danni dell’amianto.
Grazie del vostro impegno.
Sono così tanti anni ormai che accadono inceppi alla nostra richiesta di giustizia, che ci stupiremmo del contrario. Eppure siamo qui e non intendiamo farci da parte. Abbiamo preso confidenza con il linguaggio giuridico, seguiamo i processi dalla Corte d’Assise fino alla Cassazione, i giornali e i vari mezzi di comunicazione, ci indigniamo e partecipiamo. Li facciamo sempre con equilibrio e speranza. E quando arriverà il momento di stupirci non lo faremo sguaiatamente, ma con lo stile che ci contraddistingue. Noi non dimentichiamo e intendiamo continuare a non dimenticare fino alla fine di tutti gli inceppi. Grazie cara Silvana