“Il villaggio della paura” – B. Spinelli

Barbara Spinelli, (La Stampa, 27.4.08)

 

“Nel 1907, il giornale La Petite République, fondato dal socialista Jaurés, titolò in prima pagina: «L’insicurezza è alla moda, questo è un fatto»”.

 

“L’emozione che prende il posto della comunicazione, l’ossessione delle cifre, il linguaggio bellico, le «lunghe scie di sangue»: la stampa imita il politico, perde autonomia, invee di registrare e interpretare escogita titoli arpioni. E’ quello che i politici vogliono: «Il silenzio mediatico è un errore» disse il ministro dell’Interno Sarkozy in un discorso ai prefetti del 2003”.

 

“Il populismo penale straripa, imponendo non riforme di lungo respiro, ma pletoriche leggi ad hoc, e politiche dichiarative, simboliche, dettate da permanente indignazione”

 

“(…) vien cancellato il confine tra sfera civile e militre, tempo di pace e di guerra, interno ed esterno”.

 

“Le ronde proposte dalla Lega possono aver senso: alcuni cittadini partecipano al controllo del territorio «armati solo di telefonini». Ma non deve significare che Stato e polizia abbassano le braccia. (…). E’ per evitare il linciaggio che abbiamo giudici e polizia separati dalla società. Quando ciascuno spia, denuncia, reprime il diverso, il mondo rischia di farsi villaggio, letteralmente: non ordine cosmopolita, ma borgo natio dove il controllo sociale protegge senza freni, e il cittadino perde l’anonimato garantito dalla metropoli, non sfugge agli sguardi, e impara a vivere nel sospetto, senza più lasciar vivere”.

 

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