Ma perché ca…spita parliamo così?

Lettera strampalata a Babbo Natale nel linguaggio d’oggi

«Ma perché ca… spita parliamo così?» è un racconto demenziale scritto sotto forma di lettera a Babbo Natale. L’ho scritto divertendomi con rabbia. Sì, mi sono divertita ad assemblare quei tremendi «luoghi comuni» che mi fanno tanto arrabbiare e che, uno in fila all’altro, sono diventati la sequenza scontata e banale del più diffuso linguaggio contemporaneo. Ce ne riempiamo la bocca, sembra perfino che, mettendo insieme queste ovvietà, pensiamo di fare discorsi intelligenti. Li ho ascoltati nei bar, nei negozi, nella sala d’aspetto del medico, li ho letti sui giornali, li ho sentiti in tivù e, ahimé, li ho anche pronunciati alcuni di questi luoghi comuni. Mi sono comunque divertita ad annotarli, ho stuzzicato altri che me ne suggerissero. Poi ho provato a farne un concentrato tirandoci fuori una storiella non-sense. E alla fine mi sono domandata: «Ma perché ca… spita parliamo così?», per frasi fatte pronunciate in fotocopia, incastonate in modo complicato ed esagerato, tutti in modo uguale come se vedessimo la stessa cosa e provassimo identiche emozioni senza sfumature originali?

Ecco che cosa ne è venuto fuori.

[S. M.]

One thought on “Ma perché ca…spita parliamo così?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *