La lunga lista dei luoghi comuni: LEGGI E AGGIUNGI!!!

Il linguaggio fotocopia

Splendida cornice: il posto in cui ci si trova è insignificante, invece l’importante è essere infilati

dentro una «splendida cornice».

Davanti a che cosa? A uno splendido pubblico, no?

Luci: sono sempre scintillanti.

Melodie: sono sempre dolci.

Leader: è sempre carismatico.

Uno non dice semplicemente quel che pensa, ma

«espone le linee guida del proprio pensiero».

Fronte: è sempre madida di sudore

Quando una parla lo fa «con il cuore in mano».

Quando uno è depresso «deve guardarsi dentro».

Se sta male come un cane deve solo «trovare dentro di

sé la forza di uscirne». Da cosa?

Ma dal «buco nero in cui è precipitato»!

Anzi, a vedere bene, gli si è aperto un «insanabile

buco nero nell’anima». Ed è difficile, in queste

condizioni, «dare una svolta alla propria vita».

In realtà, uno dentro di sé non è che guardi: «scruta»!

E perché? Per non sentirsi più un «vuoto pneumatico

dentro».

Quando uno è afflitto, non è perché ha perso il lavoro,

è pieno di debiti, ha gli strozzini che gli danno la

caccia, è stitico, la carie nel molare si è svegliata di

sabato e il dentista non c’è fino a lunedì, no, è perché

ha un «gravissimo problema esistenziale».

E in che cosa lo limita? Nel «guardare al futuro con

serenità», ovvio.

Una scena: è sempre «raccapricciante».

Una sciagura è sempre «immane».

Qualsiasi cosa è «allucinante». Esempio: pesti la

cacca che il cane del vicino ha fatto sul marciapiede

(e che il vicino non ha raccolto e non è neppure stato

multato perché il vigile era impegnato a fare la multa

a un ciclista che aveva lasciato la pompa per gonfiare

le ruote della bicicletta in divieto di sosta): questo non

è una «cosa schifosa, per colpa di quel cane sozzone

che ha un padrone imbecille che fa combutta con un

vigile cieco», ma è «una cosa allucinante».

Non si è semplicemente sudati, ma «in un bagno di

sudore».

Il cuore batte sì, ma mica normale: «all’impazzata».

La chioma è sempre «fluente».

Alternativa: «calvizie incipiente». Essere totalmente

calvi non è contemplato; se non si ha più un capello in

testa è perché «così si fa prima a fare la doccia».

Le labbra sono «tumide e/o sensuali».

Lo sguardo è sempre «penetrante».

La voce è sempre «suadente».

Nel lavoro ci si butta sempre «a capofitto».

Chi lavora senza protestare, «si mette a disposizione

con spirito di servizio e con professionalità».

I tavoli di concertazione (e di confronto, anche detti

semplicemente «tavoli», per uso plurimo) si aprono di

continuo (tutto santo lavoro per i falegnami!).

I cittadini di serie B sono quelli sfigati, mentre i

cittadini di serie A stanno benone: vivono nei

quartieri residenziali, ad adeguata distanza dalle case

popolari, dove non arrivano le alluvioni e il camion

della nettezza urbana passa in orari in cui i padroni di

casa sono fuori per fare shopping.

Lo sport educa (ok) e fa bene per tutto Soprattutto,

tiene lontano dalla droga. Sempre. Come si è visto.

La «partenza intelligente» è quando ci si mette in

viaggio nell’ora in cui si pensa che nessuno lo faccia e

poi è proprio quella che hanno scelto tutti!

Ma se l’«esodo è sempre scaglionato», com’è che

comunque poi «scoppia» sempre tutta insieme

l’«ondata (?) del controesodo»?

E «scoppiano» pure, o «esplodono», le polemiche,

come petardi.

Le stragi sono sempre del dopodiscoteca e del sabato

sera (anche se capitano di venerdì). Poi ci sono le

stragi dentro le mura domestiche che avvengono, e

come no, in «famiglie assolutamente normali», perché

nulla fa mai «presagire l’insano gesto»… orcaloca!

Se, invece, si presagisce, allora è «una tragedia

annunciata».

Il «bagno di folla»: quello in cui ci si immerge

aumentando il collettivo «bagno di sudore».

Il caldo, quando scoppia (pure lui!), è sempre afoso e

torrido.

Il freddo invece è «pungente».

La calma che si mostra è sempre «apparente».

Si scaglia una «tremenda offensiva». (Una blanda

offensiva? Nooo. Una modesta offensiva? Naaa! Una

consistente offensiva? No. No. No. Tre-men-da).

Stress e mobbing: sono la causa di tutti i mali del

giorno d’oggi.

Assemblea: perché si rispetti deve essere «plenaria»

(se no è un «supervertice»).

Le immagini ti rimangono «scolpite nella memoria».

Dica «due parole». Due, eh? La risposta più

intelligente sarebbe «no (1) grazie (2)» , soprattutto se

non si ha niente di intelligente da dire.

La formula è sempre «vincente».

E’ fondamentale fare «appello al senso civico»,

perché «ognuno si assuma le proprie responsabilità»

(variante: «Ognuno faccia la propria parte»).

La situazione è sempre così «complessa che non ha

precedenti».

Lo sforzo è sempre «collettivo». Per fare che?

Trovare il «minimo comune denominatore» (siamo

tutti dei matematici!) e promuovere una «causa

corale» (e dei direttori d’orchestra).

La «cabina di regia» è quella dove c’è uno che batte i

pugni e fa il diavolo a quattro perché gli altri facciano

quello che vuole lui (per la serie: «lascia fare a me, so

quello faccio, c’ho l’esperienza»).

I segnali sono sempre «puntuali» (magari!).

La globalizzazione è quando tutto va a rotoli e non

solo non sai come venirne fuori, ma non sai neppure

come spiegartelo. Comunque, la colpa è degli altri (in

primis, dei cinesi, dei turchi e dei Paesi dell’Est che

lavorano a basso costo).

Non si muove un passo se prima non si è definita la

«scala delle priorità».

Chi sono i giovani di oggi? Gli «uomini di domani»,

la «nostra finestra sul futuro», ovvio. E gli uomini di

oggi? Una generazione di inetti, giocherelloni,

fannulloni, laureati con il voto politico, che «non

fanno niente per i giovani». E ti pareva! Si fa tutto

soltanto per gli anziani: tornei di bocce e a carte, e

gita al lago con inclusa promozione della batteria di

pentole. E per quelli che non sono né giovani né

anziani? Si costruiscono miserabili «quartieri

dormitorio». Oddio, che disastro!

Lo spirito è sempre «costruttivo».

Le proposte innovative «si lanciano» (come il

freesby).

Prima di incamminare qualsiasi azione si istituisce un

«Osservatorio». E un Osservatorio (in qualunque

settore: ecologia, rifiuti, economia, emigrazioneimmigrazione,

pane-dolci-focacce, finanza, bombe

atomiche, import export etc etc) fa prioritariamente

due cose: 1) un «monitoraggio dell’esistente»,

affidato a un «gruppo di lavoro composto da esperti di

provata fama» e 2) un «concorso per le scuole».

Evvai! Il montepremi dei concorsi scolastici è

affascinante: dei libri (spesso scelti tra i remainder)

oppure un viaggio: la meta più frequente è Auschwitz,

seguita da Mauthausen; da qualche anno anche le

foibe.

I temi dei concorsi per le scuole hanno titoli

stupefacenti, così come i titoli di dibattiti-conferenzeconvegni.

Esempio di un convegno: «Giovani e

sicurezza. Competenze trasversali per comportamenti

responsabili». Giurin giuretto che non è frutto di

invenzione, era stampato su una locandina affissa

nella bacheca per gli studenti di una scuola superiore

casalese. E’ esattamente il posto emozionante in cui

un diciassettenne inviterebbe una sua coetanea per

fare colpo su di lei o l’argomento su cui intavolerebbe

una spiritosa conversazione da Mc Donald’s.

Gli esperti sono sempre riuniti in «pool» e comunque

preventivamente «selezionati da commissioni», ma

non qualunque, bensì «apposite commissioni».

La folla – dal 5 maggio manzoniano in poi – è

sempre, e ancora, «attonita».

Il comportamento, per essere «political correct», è

sempre «bipartisan» (tipo: dividiamoci la torta, che

dove mangia uno possono ben mangiare anche in due.

Non di più, però).

Il coffee break è quello che c’è a metà di ogni

convegno. Se non c’è il coffee break (con panini,

dolci, soglioline fritte, tartine al caviale o al tartufo,

gambi di sedano affondati in crema di mascarpone –

quando i tovaglioli sono appena finiti e il cameriere è

corso in cucina a prenderne degli altri -, crostatine ai

frutti di bosco, rombi di marzapane affogati nel cream

caramel…) non vale neppure la pena andare al

convegno e comunque sarà «un flop».

«Prodotti tipici locali» e loro «valorizzazione»: sono

le parole magiche del politico moderno, con le quali si

possono costruire discorsi prolissi quanto evanescenti

da parte di chi non sa che cosa dire ma si ostina a

pronunciare quelle famose «due parole» parlando «a

braccio» del nulla per 47 minuti. Quando uno parte

dai «prodotti tipici di qualità» la traiettoria obbligata è

verso il «turismo soft» (o verde, o morbido) che porta

benessere e sviluppo nelle città – quali? – «a misura

d’uomo»! Tanto più che, ammirando «estasiati» la

cappelletta votiva scrostata e crepata, sulla cui parete

di fondo emergono i resti di un affresco, opera di

artista anonimo «sicuramente (e vuoi mettere!) della

scuola del Tiepolo o di Giotto o di Michelangelo»

(che tornava dalla camporella!), possiamo ben dire

che «non abbiamo niente da invidiare… al mondo

intero». Ebbasta!

Un luogo (o un quadro) è così bello… che sembra una

fotografia. Quindi: è più bella la foto del luogo

originale. Così pare.

L’importante è… «sentirsi in pace con se stessi».

Le «stagioni dell’anima», poi, si valorizzano

«passando attraverso le sofferenze».

«Mi crolla il mondo addosso»: un modo elegante per

dire che sei sepolto sotto una valanga di m (…iele?) e

non sai come mettere fuori neppure le braccia.

Se lo specchio in cui rifletti la tua faccia ti restituisce

l’immagine di uno yeti, la cosa migliore è guardare in

faccia il destino e dire: «Ma io sono bello dentro».

Il colloquio deve essere «cordiale», senza «spaccature

e non conflittuale».

Il phon che ti finisce nella vasca e ti ammazza

folgorato è «killer». Ma nooo! Killer è il delinquente

o il deficiente che, volutamente o sbadatamente, l’ha

fatto cadere nell’acqua dove tu stavi ammollo. Non è

killer la pianta che è caduta mentre tu ci passavi sotto:

o il giardiniere sbadato non si è accorto che aveva le

radici marce e non l’ha eliminata per tempo, o tu sei

sfigato. Non è killer il palo contro cui ti sei schiantato:

sei tu che avevi bevuto o guidavi veloce o ti

immedesimavi in Schumacher a bordo del Pandino!

Ma quale «scuola killer»! E’ che sopra una soletta

fatta di meringa ci hanno appoggiato un cannolo

siciliano di pasta frolla, con ripieno di crema e canditi

e farcitura di cioccolato; e poi vuoi che regga?

«Carinerie», così va di moda definire stupidaggini e/o

volgarità.

«Bagno di sangue»: si sta un po’ peggio che in un

«bagno di sudore».

«Cronoprogramma»: funziona bene con i «tavoli di

concertazione» e le «scalette di priorità; in sostanza si

mette per iscritto quale cosa fare prima e quale fare

dopo. Esempio: prima si mettono le mutande e poi i

pantaloni, prima si infilano le calze e poi le scarpe,

prima si fanno le fondamenta e poi la casa, cose così.

(Almeno, di solito…).

L’urlo non è mai umano, è come minimo «diabolico».

Il mondo virtuale è contrapposto al mondo reale. Nel

mondo reale hai sempre «i piedi piantati per terra».

Quando, per sbaglio, alle 6 del mattino, ubriaco alla

guida della tua Mercedes piombi a 150 all’ora su una

processione di devoti pellegrini che marciano verso il

santuario mariano, e ne stermini metà subito e il resto

con il contagocce in vari ospedali (pardon:

nosocomi!), significa che hai commesso «un tragico

errore umano».

Le stagioni, ahimé, «non sono più quelle di una

volta». Soprattutto perché «non ci sono più le mezze

stagioni» e non si sa più che cosa mettere addosso; se

ti copri fa caldo e se ti scopri fa freddo. Il meglio è:

«vestirsi a cipolla»!

Difficile che uno dica «Sono razzista», soprattutto se

si riferisce a Barack Obama a Fiona May a Pelé etc

etc. Se invece sta parlando di Mbengue o di Adbullah

o di Mustafà o di Luda, beh, insomma… c’è, diciamo

così, «a monte, un’eziologia culturale che potrebbe

incidere negativamente sull’interattività dei rapporti

umani». T’è capì?

Separati in casa: quando non solo non ci tieni più a

preparargli il suo piatto preferito, ma non ti importa

più neppure scaraventarglielo in faccia. Lo prepari per

te e basta. Lui sta senza.

Vogliamo continuare?

– Più di ieri e meno di domani

– L’importante è che vinca la squadra

– E’ tutto un magna magna

– Non bisogna fermarsi alle apparenze

– Paga sempre il povero Pantalone

– Gli uomini pensano solo a quello

– Le donne ragionano con la pancia

– L’ho persa per colpa mia, ma se solo avessi voluto

sarebbe tornata

– Un dribbling ubriacante

– L’attenzione alla periferia

– E’ morto ma sembra che dorma

– E’ emergenza

– E’ polemica

– Gli manca solo la parola

– Un goal strepitoso

– Una partita memorabile

– Beata gioventù

– Tu sfondi una porta aperta

– Non ci sono più i sapori di una volta

– Senza macchia e senza peccato

– Bisogna capire quando è il momento di alzare il

piede all’acceleratore

– E’ buono il pane se…

– Promettere mari e monti

– Dietro un grande uomo c’è sempre una grande

donna

– Una tragica fatalità

– Nulla faceva presagire l’insano gesto

– La corsa contro il tempo

– La gestione manageriale

– La tragedia annunciata

– Si convoca una riunione? Naaaaa… Minimo minimo

un vertice, meglio un supervertice o un summit

Quanto può diventare lunga questa lista?

Chi vuole può aggiungere nella opzione commenti

altri luoghi comuni del linguaggio contemporaneo.

Scrivete3li e io li pubblico nel blog.

Vediamo fino a dove arriviamo?

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