Lettera ai bambini da Nanà, la domestica di Babbo Natale

Sorridi e senti una carezza/che ti scioglie tutta la tristezza/.
Cerca nel tuo cuore il buonumore/ non odiare mai, regala amore

Carissimo bambino, carissima bambina,

anche quest’anno la magia si è compiuta. Babbo Natale, che mill’anni li ha già da un po’, ce l’ha fatta ad arrivare fino a te. Non è stato facile, credimi, perché i bambini, nel mondo, sono proprio tanti, anzi tantissimi. E molti, troppi, piangono. Babbo Natale, che ha un udito finissimo, ne sentiva i singhiozzi ed era molto preoccupato. Un giorno mi disse: “Nanà, dobbiamo andare a vedere che cosa succede, perché da certi mari e da certe terre sento giungere lamenti disperati”.

Beh, siamo partiti. E’ stato un viaggio difficile, sai? Nel paesetto di Buonumore, su su in alto, al Polo Nord, vicino al ghiacciaio più ghiacciato che ci sia, dove i prati dormono per buona parte dell’anno sotto una morbida coperta di neve e tra i rami degli alberi si formano finissimi e luccicanti ricami argentati, e dove abitano tanti “Babbini” e “Babbine” che preparano i doni per tutti i bambini del mondo, non succedono le cose che abbiamo visto in giro. Oh no, no, proprio non succedono. C’erano bimbi senza culle che dormivano sul fondo di barconi duri e pericolosi, schiaffeggiati da cattive onde di mare, altri che venivano sgridati e picchiati anche quando stavano zitti e buoni, altri ancora che correvano sotto le bombe e giocavano con i fucili. E poi bimbi che vivevano in case fragili come pastafrolla pronte a crollare al minimo scossone. E altri ancora così poveri che non avevano da mangiare, non avevano medicine per curarsi neppure la tosse, né un quaderno e una matita per scrivere. Non avevano manco più la voce per cantare.

Babbo Natale guidava in silenzio le renne Nata e Lizia, non una parola che è una. Abbiamo sentito le bombe scoppiare, abbiamo visto tirare su un mattone sopra l’altro facendo dei muri per dividere le persone, un po’ di qua e un po’ di là. Abbiamo visto nonne e nonni senza nipotini, e nipotini senza nonni, mamme e papà senza figli e figli orfani. Siamo passati in cortili desolati dove non salta più un pallone e mari sporchi dove non si nuota più.
Siamo tornati a casa sfiniti e malinconici. Babbo Natale è sprofondato nella grande poltrona rossa e ha chiuso gli occhi per pensare, pensare, pensare. Nata e Lizia non avevano più appetito. I Babbini e le Babbine giravano come ubriachi e si guardavano le mani che non avevano niente da fare. Neppure un dono da costruire, neppure un pacco da confezionare. Io avevo una gran paura che la magia di Babbo Natale finisse di colpo e che tutti i bambini di oggi e di domani e degli anni a venire non la conoscessero più. Solo nei libri l’avrebbero letta, ma non l’avrebbero più provata. Mai più.

Finché una notte, che nemmeno riuscivo a prendere sonno, udii una melodia dolcissima. Pensai che fosse l’illusione di un sogno; invece era Babbo Natale che zufolava e faceva un duetto con la Luna: lui fischiettava, lei cantava e le stelle facevano il coro. In tutti i miei moltissimi anni, da che sono la segretaria di Babbo Natale, non avevo mai provato un’emozione così intensa e immensa.

Babbo Natale ha chiamato tutti i Babbini e le Babbine, io mi sono precipitata dabbasso e ho preparato tazze di latte caldo, cioccolata e biscotti. C’era un profumo meraviglioso, eravamo contenti e ansiosi di sapere che cosa Babbo Natale intendesse fare. Ci annunciò la sua fantastica idea: avrebbe donato a tutti i bimbi la polverina brillante che fa sorridere. Ecco perché ne trovi un po’ appiccicata qui. Ma per farla diventare magica serve un trucco. Vuoi saperlo? E’ facile, però richiede molto impegno. Occorre osservare la polverina e ripetere, con impegno, una speciale filastrocca: “Sorridi e senti una carezza/, che ti scioglie tutta la tristezza./Cerca nel tuo cuore il buonumore;/ non odiare mai, regala amore”. Funziona, credimi. Babbo Natale è convinto che i bimbi siano molto più capaci dei “grandi” a imparare la filastrocca magica. E se i bimbi lo fanno, magari anche i “grandi” provano a imitarli. Speriamo.
Ora ti saluto a nome di Babbo Natale: dopo la grande fatica, è andato a riposarsi; anche le renne Nata e Lizia si sono addormentate, i Babbini e le Babbine si sono infilati nel letto e hanno spento le luci di tutte le casette del paesetto di Buonumore. Io sono rimasta su ancora un po’ per raccontarti, in questa lettera, come sono andate le cose.

Buon Natale, fino a un altr’anno. Ma, mi raccomando, ricorda la filastrocca magica: “Sorridi e senti una carezza/, che ti scioglie tutta la tristezza/. Cerca nel tuo cuore il buonumore; /non odiare mai, regala amore”.

Nanà
la domestica di Babbo Natale

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