La Degio va in pensione, l’oncologa casalese che nella vita ha visitato mille pazienti di mesotelioma

SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
“La Stampa” – ottobre 2016

La «Degio» va in pensione. Non pare vero. E non soltanto perché, a guardarla, l’oncologa casalese Daniela Degiovanni non sembra avere già sulle spalle 38 anni di professione medica. Ma, più ancora, pare impossibile che, da martedì 1° novembre, non sarà più, con il camice bianco e la «moleskine» rossa gonfia di appuntamenti con malati e famigliari, nell’Unità di cure palliative del S. Spirito, che accoglie i pazienti all’Hospice Zaccheo e li cura anche nelle case.

Eppure va così: il 31 ottobre sarà l’ultimo giorno e poi «la dottoressa» che, dalla laurea in Medicina a oggi, ha visitato oltre un migliaio di malati di mesotelioma, lascerà l’ospedale per l’ultima volta in orario di lavoro e tornerà a Olivola. «Ho voglia di assaporare la bellezza di questo paesaggio in tutte le stagioni – confida -. Fino a ora, uscendo di casa, di corsa, ho potuto solo afferrare qualche scorcio magico». La collina esercita nella Degio una forza profonda: della collina di Ozzano è originaria, sulla collina di Olivola ha messo su casa e «La collina delle donne» è il titolo della poesia di grande intensità che ha scritto alcuni anni fa ed è uno dei testi simbolici dell’indomita lotta al mesotelioma.

Dopo il liceo Classico al Balbo, la Degio – a Casale, tutti la conoscono così – si laureò in Medicina a Torino e si specializzò in Oncologia a Genova. I primi pazienti li visitò alla clinica Sant’Anna, dal 1978; nel 1982 entrò, con concorso, in Medicina al S. Spirito, era primario Piero Capra Marzani. Fu in quegli anni che, insieme ai giovani colleghi del reparto, si scoprì che i casi di mesotelioma nel Casalese erano di gran lunga più numerosi che altrove. Non era facile fare la diagnosi e richiedeva tempi lunghi: «Ai versamenti pleurici veniva attribuita, in prima battuta, una origine tubercolare». La Degio aveva già cominciato a «vederli» quando era stata ingaggiata, «gratis», dall’Inca Cgil come consulente delle malattie professionali. «Alla Camera del Lavoro era stato ricavato un ambulatorio angusto: ci stava un lettino e una piccola scrivania. Vedevo arrivare degli omoni robusti, in tuta, appena usciti dall’Eternit e non solo: quasi quasi, occupavano tutto lo spazio di quel bugigattolo!». Lei, praticamente una ragazza, li ascoltava e loro si raccontavano. «Grazie a loro, ho sviluppato una coscienza civica. E sono stati loro a incoraggiarmi ad andare avanti». Ci pensa un po’ su e, poi, in un’intima malinconia sussurrata quasi a se stessa: «Non so se mi è sfuggito qualche caso di mesotelioma, in questa città».

Il dramma dell’amianto ha coinvolto la sua esistenza. Una tragedia che, quest’anno, al 30 settembre, contava già 52 nuovi casi di mesotelioma nel Casalese, più 18 registrati dall’Ufim nel resto della provincia.

In Medicina fu attivato l’ambulatorio di Oncologia, che poi divenne reparto e la dottoressa Degiovanni vi rimase fino al 2007. Ma già maturava l’interesse e lo studio per le cure palliative: ne divenne responsabile per l’assistenza domiciliare e, dal 2009, anche dell’Hospice in ospedale. Oggi ci lavorano 15 tra infermiere e oss, 2 psicologhe, 2 fisioterapiste e 4 medici, più una squadra di 5 infermiere per le cure domiciliari. Nei corridoi c’è chi piange perché la Degio se ne va, ma «di nascosto, perché lei ha detto che, se vede lacrime, ci licenzia!». La dottoressa non ha dubbi: «Le ragazze e i ragazzi che lascio qui, ne sono convinta, faranno molto bene il lavoro che si è cominciato e si è impostato».

Lei farà patti con il tempo che non ha mai avuto per sé («vita fuori ne ho fatta poca, il mio mondo è sempre stato qui») per coltivare la fotografia, perfezionare l’inglese, rifare un corso di sommelier, passare tempo con mia madre, vedere di più il mare e…». E? «Imparare a ballare».

Prosegue, saldo, il legame con Vitas, l’associazione nata con la Degio vent’anni fa per l’assistenza dei malati gravi: «Mi occuperò di formazione su coscienza etica, cure palliative, diritti del malato». Evento celebrativo il 12 novembre al Candiani. Il titolo: «Volarono anni corti come giorni». Così è per la Degio: ne sono volati 38. In quelli a venire la si troverà là, sulla collina. O, forse, tornerà giù prima e più di quanto lei ora non immagini.

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