Le lobbies industriali dell’amianto, Stampa Web 29.11.10

Così la lobby dell’amianto bloccò  misure di prevenzione del cancro

ALBERTO GAINO
TORINO
Pericolosità dell’amianto, «i valori limite proposti dall’Enpi nel 1978 non sono mai stati tradotti in provvedimento normativo. Soltanto nell’agosto 1991 venne recepita la Direttiva Cee 477 del 1983 che introduceva la soglia di 1 fibra per centimetro cubico per il crisotilo e di 0,2 ff/cc per la crocidolite, l’amianto blu, il più letale per la salute».

Processo ai vertici della multinazionale Eternit per disastro doloso: la trentesima udienza ci porta dentro il mondo delle lobbies industriali che, per 13 anni, hanno bloccato nel nostro paese l’adozione di efficaci misure di prevenzione del cancro nelle aziende di estrazione e produzione di amianto, oltre che negli ambienti circostanti. Nel caso di Casale Monferrato, ricomprendono un’intera città di 40 mila abitanti e il suo circondario di oltre venti comuni per l’«abitudine» dell’azienda di disfarsi degli scarti di lavorazione – tra cui il cosiddetto polverino – regalandoli a chi ne faceva richiesta o disperdendolo con le acque reflue sulla sponda destra del Po. A Bagnoli, Napoli, non c’era la corsa a farsi consegnare gratis pezzi di lastre o di onduline Eternit per risistemare sottotetti o anche solo il pollaio dell’orto. In ogni caso, là, i riscontri epidemiologici rispetto al territorio sono ancora fermi all’anno zero.

Torniamo a quei 13 anni di colpevole assenteismo dello Stato e a come l’enorme responsabilità si materializza. Stamane, il dottor Stefano Silvestri, igienista del lavoro e consulente della Procura di Torino, consegna ai giudici il verbale della riunione svoltasi presso la sede romana di Assocemento il 17 novembre 1978: «Angelotti esprime la preoccupazione dei soci Ania per l’iter della proposta di legge sull’amianto, Costa (direttore dell’Amiantifera di Balangero di proprietà Eternit) dà notizie sulla proposta di legge: il ministro del Lavoro, Scotti, ha chiesto all’Enpi di parlare dei limiti delle polveri». L’annotazione comprende informazioni sui direttori generali dei tre ministeri che «dovranno esaminare la proposta di legge di concerto con i rappresentanti di categoria».

Di seguito, il verbale infila la notizia più ghiotta: «Il dottor Annibaldi della Confindustria è intervenuto sull’Enpi per rallentare l’emissione di normative sui limiti. Il dottor Maggio ha aderito a tale sollecitazione. Il ministro della Sanità, Anselmi, ha confermato tale fatto». Silvestri, in aula: «I limiti davano noia».

Le pressioni lobbistiche, così efficaci, tolgono un alibi storico ai produttori di manufatti con amianto che le hanno sollecitate. Ma emerge di più seguendo il filo rosso del business. E’ ancora Silvestri a metterci sulle sue tracce: «Nel 1975 la legge 780 modifica i criteri di conteggio della polizza assicurativa aggiuntiva (il cosiddetto sovrappremio asbestosi) che si traduce in un aumento consistente delle cifre dovute all’Inail da parte delle aziende coinvolte nel rischio amianto, perché lo utilizzavano come materia prima. L’Eternit vi rientrava».

Silvestri aggiunge: «Sin dal 1966 il valore di prudenza adottato era di 1 fibra per centimetro cubico (1ff/cc). Il doppio riferimento è importante per spiegare come e perché l’anno dopo, a Neuss, in Germania, presso il laboratorio del dottor Robock, Eternit inaugura una nuova strategia di attenzione per la prevenzione che si traduce, fra l’altro, nella scelta di istituire il Sil, Servizio di igiene del lavoro, con la funzione di misurare la polverosità nei reparti delle fabbriche».

«Le analisi effettuate da questo servizio negli anni successivi riscontrano nell’80-95 per cento dei casi valori sotto l’1 ff/cc». Silvestri le collega «alla riduzione del sovrappremio dovuto all’Inail dall’Eternit: passa da 212 mila a 42 mila euro». Stiamo su tutt’altro versante di interessi rispetto a quelli tratteggiati dai consulenti della difesa: Eternit in perdita costante, nonostante ciò Stephan Schmidheiny investì generosamente in quegli stessi anni nella «speranza» della ripresa del settore.

Silvestri demolisce i metodi di analisi utilizzati dal Sil, dall’Università di Pavia, dallo stesso Inail. E aggiunge un elemento di valutazione: «La teoria che basta l’inalazione di una fibra per causare una neoplasia non ha fondamento scientifico. Comunque, tutte le analisi pubblicate indicano bassi livelli di esposizione che, rispetto ai tremila lavoratori e cittadini colpiti da malattie professionali specifiche, avvalorano un autentico boomerang per la difesa».

E’ la sua risposta alle valutazioni del consulente della difesa, professor Nano, che aveva parlato in aula di limiti assai più rispettosi per la salute, nonostante tutti quei morti e malati. Silvestri: «Gli studi epidemiologici effettuati in Toscana sui lavoratori che costruivano materiali rotabili ferroviari evidenziano un tempo di latenza di 34,2 anni e l’insorgenza delle neoplasie ad un’età media di 63,1 anni sino a quando si utilizza la crocidolite in quel tipo di lavorazione. In seguito, con la sua eliminazione, quelle soglie si alzano».

«Un’analoga valutazione si può fare per i lavoratori degli stabilimenti italiani dell’Eternit: a Casale Monferrato e a Bagnoli si usò l’amianto blu sino alla chiusura, a metà degli anni 80. A Rubiera, Reggio Emilia, dove i servizi Asl furono molto efficienti e non si producevano tubi, si accantonò la crocidolite molto prima». La sua conclusione: «In Emilia la latenza dei mesoteliomi è significativamente più lunga». Si muore sempre d’amianto, ma vivendo di più.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *