La congiura del silenzio, La Stampa 21.11.10

SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
I produttori di amianto sapevano che l’esposizione alla fibra causa l’asbestosi. E sapevano del rischio di cancro alla pleura. Sapevano inoltre che il mesotelioma – il tumore dell’amianto – prende anche chi non ha lavorato nella fabbrica, ma ha respirato la fibra diffusa nei luoghi circostanti. Sapevano, e per contrastare la propagazione di queste notizie hanno organizzato la «congiura del silenzio». E’ cosi’ che lo studioso americano Barry Castleman, giunto ieri a Casale per presenziare, domani, al processo ETERNIT di Torino, ha definito la somma di iniziative da decenni messe in atto dalle societa’ mondiali che hanno prodotto e lavorato l’amianto (e in molti Paesi continuano tuttora) per soffocare quelli che, in una relazione di industriali del settore datata 1971, furono definiti «eccessivi clamori». Castleman, in una conversazione al suo arrivo in Italia, fa cenno anche a contatti tra i produttori e l’Istituto superiore di sanita’, in Italia, proprio a inizio Anni Settanta. «Sarebbe interessante indagare su quegli incontri per sapere che cosa si dissero», non escludendo tentativi di convincere i membri dell’Iss a minimizzare i rischi, pur gia’ da anni accertati da scienziati e medici. Ovunque, spiega lo studioso, «le compagnie crearono agenzie incaricate di svolgere una sistematica azione di propaganda a favore dell’amianto contro la voci allarmate di sindacati e associazioni». Domani al processo contro Stephan Schmidheiny e Louis de Cartier (partecipano oltre 150 casalesi, tra cui gli studenti di due quinte del Liceo Sociale e Sociopsicopedagogico), Castleman, consulente di parte civile, parlera’ della «conoscenza dei rischi dell’amianto fin dagli anni ’30; degli effetti cancerogeni dagli anni ’40, della correlazione tra amianto e mesotelioma da inizio anni ’60». Ma c’e’ anche «una corrispondenza, degli anni ’50, tra produttori svizzeri e olandesi che annotavano gli effetti dell’amianto». Nel 1971, poi, a Londra si svolse una conferenza tra industriali del settore e di questo tema si discusse. Il governo inglese, seguito da altri, «aveva iniziato a darsi regolamenti che prevedevano indennizzi a favore di chi si ammalava per l’amianto». Castleman, tra l’altro, fa presente che, in America, e’ scontato che, in ogni settore, un industriale debba essere a conoscenza delle caratteristiche dei prodotti che impiega e degli eventuali rischi. Le compagnie amiantifere reagirono creando le agenzie di controinformazione. «Nel ’69 in Inghilterra erano 7, due anni dopo in Europa erano gia’ 11 e altre in Usa». Castleman cosi’ riassume la loro mission: «Cospirazione tra chi conosceva il problema e tentava di nasconderlo. Congiura del silenzio» cioe’ «c’era interesse a zittire». In America, il governo, a sua volta, costitui’ in quegli anni l’Agenzia per la protezione dall’inquinamento (Epa) e Castleman, ingegnere chimico che aveva ben presto capito di non essere tagliato per lavorare in aziende che causavano inquinamenti, entro’ nell’agenzia governativa. Ha testimoniato in circa 400 processi per i danni causati dall’amianto. Le sue esperienze e i suoi studi trovano una sintesi in un volume di circa 900 pagine pieno di documenti ineccepibili, gia’ passati a contropelo da tutte le multinazionali contro cui lo studioso ha testimoniato in qualita’ di consulente accreditato presso la Corte di Giustizia americana dal 1979 a oggi.

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