Ventottesima udienza, su La Stampa 14.11.10

Al processo Eternit i silenziosi ”custodi” dei ricordi della strage
Chi pensava che la partecipazione massiccia al piu’ grande processo per reati ambientali in un posto di lavoro che si fosse mai messo in piedi si esaurisse per sfinimento o per noia aveva fatto previsioni errate. I «casalesi del lunedi’» non si stancano: anche domani partiranno due pullman per la ventottesima udienza del processo Eternit celebrato a Torino contro lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, imputati di disastro ambientale permanente. Prima, molti di questi cittadini neppure sapevano come era fatta un’aula di giustizia; adesso confrontano tesi processuali e ne giudicano l’efficacia. E quando ascoltano storture si arrabbiano; in aula no, nemmeno la mimica del viso per timore di essere ripresi dal severo presidente Giuseppe Casalbore, ma, nel corridoio, sfogano la loro indignazione. Alla passata udienza, il professor Cecchetti, uno dei consulenti di Schmidheiny, ha mostrato foto di apparecchiature all’avanguardia per l’epoca dal punto di vista della sicurezza e che, a suo dire, erano in uso nello stabilimento del Ronzone: gli ex operai, pero’, non le hanno affatto riconosciute. Hanno poi ascoltato con stupore l’affermazione che la «prefrantumazione» degli scarti, da riutilizzare nel mulino Hazemag per nuovi impasti di cemento-amianto, avveniva in una zona protetta e con strumentazioni adeguate. Ma, a loro memoria, quello che il tecnico ha definito «prefrantumatore» era un cingolato con cui schiacciavano quei pezzi rotti rovesciati sotto una pensilina nell’area dell’ex Piemontese. Protetta? «Ma ci faccia il piacere! Ci e’ mai stato lui all’Eternit?» domandano. Il consulente ha detto di si’, ma gli ex operai stentano a riconoscere nella fabbrica perfetta descritta dal professor Cecchetti quella dove hanno lavorato loro. Il perito ha parlato poi di notevoli investimenti fatti dallo svizzero (il suo committente), ma non ha saputo dire in che maniera siano stati spesi i soldi per migliorare la sicurezza e la salubrita’ dentro e fuori dallo stabilimento casalese. Ha preferito passare la palla su questi aspetti all’altro consulente di igiene ambientale ingaggiato da Schmidheiny, il professor Nano: e’ certo che domani tanto i pm dello staff di Raffaele Guariniello tanto i legali di parte civile chiederanno anche a lui quanti soldi furono investiti per contenere al massimo i rischi – conosciuti – dell’amianto. Finora, diversi periti, anche quelli che hanno esaminato i bilanci, hanno parlato di «grossi investimenti» senza pero’ mai riuscire ne’ a quantificarli ne’ a qualificarne le caratteristiche. Sul questo aspetto resta ancora un punto interrogativo che il presidente Casalbore e’ ben deciso a chiarire. Oltre al professor Nano, sara’ ascoltato un altro esperto di igiene ambientale nominato dalla procura della Repubblica.

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