Recensione su Il Monferrato, 26 novembre 2010

Casale Monferrato 

MASSIMILIANO FRANCIA
È in edicola in questi giorni Malapolvere, il bel libro che Silvana Mossano, giornalista  casalese, ha dedicato alla vicenda amianto.
«Una città si ribella ai “signori” dell’amianto», recita il sottotitolo richiamando la composta e inesausta battaglia che da decenni Casale conduce contro la polvere killer.
Battaglia di un comitato che sa esprimere il migliore civismo di una «città sventurata», che non ha mai ceduto il passo e che ha costruito – giorno dopo giorno – le condizioni per la bonifica, per la messa al bando dell’amianto con una legge prima fortemente invocata poi tenacemente sostenuta, ponendo i presupposti di una titanica inchiesta che ha indirizzato l’aspettativa di giustizia verso lo storico processo in corso a Torino e – infine – invocando con composta dignità l’aiuto della ricerca scientifica.
Il limbo dell’informazione
Una vicenda che resta nel limbo di una informazione nazionale colpevolmente «distratta» e che il libro di Silvana Mossano si propone di portare alla luce e di raccontare soprattutto per far comprendere la sofferenza inflitta dai «signori dell’amianto» – con una sciagurata speculazione – a una intera comunità. Sofferenza causata dai lutti, sofferenza causata dalla malattia, sofferenza causata dal timore che avvelena la vita di chi non può permettersi illusioni quando ci sono certi sintomi. Sofferenza passata, sofferenza presente e purtroppo sofferenza futura, per un tempo che pare destinato a prolungarsi almeno per ancora un paio di decenni.
«Non mi interessava fare un libro sull’Eternit ma – invece – su quanto fa soffrire l’amianto – spiega al nostro giornale la stessa autrice – un libro che evidenziasse quanto dolore comporta per tutta una città…».
Il dolore…
Per questo il libro – scritto con la delicatezza di chi quel dolore lo conosce per averlo visto negli occhi di troppe persone, per averlo sentito nella disperata speranza di vivere un giorno di più nella voce di chi si ammala del «mal d’amianto» –  è non soltanto un lavoro ben documentato, che contiene tante informazioni storiche e di cronaca che aiutano a capire le dimensioni del problema, come è emerso dai documenti e dalle testimonianze agghiaccianti del processo in corso a Torino, ma è anche un «libro che ha in sé tante voci», sottolinea Silvana Mossano.
La prima di queste tante voci è quella della stessa scrittrice che – in forma narrativa – testimonia la condizione di chi si trova a far i conti con l’eventualità di averlo addosso, dentro, il «mal d’amianto».  E vede improvvisamente i conti della propria esistenza precipitare in rosso.
Il primo capitolo – «Il sospetto» – è un «patto narrativo» proposto al lettore per assumere la disposizione adatta ad accogliere le «voci» che seguono nel capitolo successivo, «Donne nella polvere»: ammalate, mogli, vedove, sorelle che raccontano tutte una unica straziante vicenda, quella d’la puvri, del tümur ad l’Eternit (per citare una di quelle voci), il tumore che ti ruba il respiro piano piano e non ti lascia speranza, se non quella di sopravvivere un po’ più a lungo di quanto scrivano le statistiche.
Un capitolo – «Donne nella polvere» – che porta a nudo il dolore, la paura, che suscita incredulità per l’enormità di quanto è successo, per il fatto che tante persone che non avevano nessuna colpa siano state uccise dalla cupidigia, dalla superficialità, dal cinismo di chi ha pensato solo a fare profitti.
…e la speranza
La ricerca scientifica è il pensiero conclusivo di questo libro che vuole fotografare il dolore ma che non rinuncia alla speranza, come la città (sventurata) che vuole dipingere e che dipinge pagina dopo pagina: «Forse è una illusione, ma io continuo a sperare che i signori dell’amianto ci diano i soldi per pagare una ricerca che è difficilissimo facciano le case farmaceutiche», spiega Silvana Mossano. Perché la strage di Casale, oltre a non fare notizia non fa neppure statistica: troppi i morti d’amianto a Casale, ma troppo pochi nel mondo.
Avvelenata, abbandonata…
È la legge cruda del business che ribadisce la sua condanna: Casale, città prima avvelenata e poi abbandonata al proprio destino, sempre per il denaro.  Ma l’autrice del libro è coriacea e conclude con un appello ai presunti responsabili: «Aiutare la ricerca non significherebbe ammettere di avere sbagliato, riconoscere che sapevano cosa stavano facendo; lo verificheranno i magistrati. Anche se è un fatto che l’amianto a Casale è stato lavorato, è un fatto che fa male. E visto che sono filantropi e illuminati che scelgano le persone più capaci e le mettano sotto per trovare una cura».
Il libro esce in questi giorni…. non escludiamo nessuna possibilità: se i signori dell’amianto si fanno vivi – le domandiamo – ce lo farà sapere? «Certamente… Sono qui, se si fanno vivi lo renderò noto».
La presentazione
Il libro – edito da Sonda, 192 pagine, 14 euro – verrà presentato venerdì 10 dicembre, a un anno esatto dall’inizio del processo Eternit di Torino dove di udienza in udienza si sussegue come in una unica inquietante voce la ricostruzione dei testimoni e dei consulenti, che hanno raccontato la storia di di una città diventata inconsapevole bersaglio di un inquinamento criminale, che ancora dispiega i suoi effetti. L’appuntamento è alle 21 in un luogo anch’esso simbolico, l’ex dopolavoro Eternit, oggi Circolo ricreativo comunale (via Visconti 2).
La serata sarà coordinata da Emanuele Novazio, giornalista, casalese, mentre l’attrice Caterina Deregibus leggerà alcune pagine del libro.
Massimiliano Francia 

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