Libro amarcord tra le prove d’accusa (10.7.10 La Stampa)

SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
Davanti ai casalesi con la fascia a lutto, per commemorare Luisa Minazzi, morta di mesotelioma a 58 anni, scorrerà la vita della città fuori dalla fabbrica, lunedì a Torino, al processo Eternit, contro il belga Louis De Cartier e lo svizzero Stephan Schmidheiny, accusati di disastro doloso permanente.
Scorrerà nei racconti vivi di Gianni Turino, una delle più fervide memorie storiche del Ronzone: una sorta di film a parole, incalzato dalle domande del legale di parte civile, Roberto Nosenzo. Tutto prende spunto da un libro amarcord, «Eravamo tutti ricchi di sogni», che Turino scrisse anni fa. Tra le pagine, le memorie di quel mondo di polvere in cui è cresciuto. Il libro è finito tra le centinaia di faldoni di inchiesta che lo staff del procuratore Guariniello ha composto. E, lunedì, saranno «sfogliate» quelle pagine che non nacquero da sentimenti astiosi, ma da un attento «cronista», consapevole del male che procurava la «puvri» e tuttavia innamorato del suo pezzo di mondo piccolo. Potrà raccontare che la discarica Eternit, con i rottami, era nella via dei Mulini, e prendeva metà dell’area dove c’è la Canottieri, e dov’era la piscina, e i campi da «fulbal». «Praticamente, ci giocavano dentro la discarica».
Che, poi, a dire il vero, i rottami e il polverino, scarto della produzione, sono stati sparsi in tutta la città e dintorni. «Te la portavi via gratis quella roba – ricorda Turino -, tre quarti dei cortili casalesi avevano il sottofondo di polverino». Senza contare i campi di gioco, come quello, già ricordato in questi giorni dal cognato di Luisa Minazzi, dell’oratorio maschile del Duomo, dietro al Seminario. «Il polverino lo stentevano con la ‘’bilessa’’ (la pala, ndr), poi veniva bagnato perché, si diceva, che solidificava. Ma è il cemento che solidifica, l’amianto no, si sfalda». Gli scarti di produzione arrivavano anche dall’Eternit di Siracusa fino a Casale, a partire dagli anni Settanta, perchè qui era entrato in funzione il mulino Hazemag: i rottami venivano triturati («nell’area ex Piemontese, a cielo aperto, sparpagliandoli e passando sopra con la pala meccanica») e reimpasati nel ciclo produttivo. Turino lo sa bene perchè, all’epoca, lavorava in Sicilia e vedeva le partenze di quei Tir diretti nella sua città.
C’è un’altra esperienza del testimone: «Il 10 marzo del ‘67 fui mandato a Roma per discutere il rinnovo del contratto nel settore edile e lì si parlò del cancro ai polmoni provocato dall’amianto». Tra la fine del ‘73 e l’inizio del ‘74, poi, Turino ricorda un incontro, lui esponente della Cisl, insieme a un collega Cgil; c’erano anche il sindaco e i capoccia dell’Eternit. Il giovane temerario Turino sollevò il problema del carcinoma di cui si parlava da anni. Reazione? Beh, forse non ripeterà in aula le testuali parole con cui fu apostrofato da un alto dirigente della società! Lunedì testimonieranno anche gli attuali segretari della Cgil regionale e provinciale, più un paio di operai di Rubiera.

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