Il racconto dell’operaio sindacalista (6.7.10 La Stampa)

SILVANA MOSSANO

TORINO

SILVANA MOSSANO

TORINO

«Quando moriva qualcuno dell’Eternit si metteva il manifesto fuori. Dopo l’82 l’azienda lo vietò, che neppure più si sapeva quando c’era il funerale». Altro che parlare di rischi dell’amianto. Li si cancellava dalla vista i morti. Così ha raccontato, ieri, il testimone Luigi Antognani, convocato dall’avvocato di parte civile Roberto Nosenzo. Ricordi lucidissimi e una voce schietta ben distante dai suoi 82 anni. All’Eternit ha lavorato prima dal ‘43 al ‘46, poi dal ‘57 all’82. Addetto alla manutenzione elettrica. Con lo stesso piglio di adesso svolgeva anche attività sindacale, nel consiglio di fabbrica, per la Cisl, «che contava all’Eternit circa il 40% degli iscritti». Ha visto di tutto. Gli aspiratori? «Gli unici erano nel reparto molazze e buttavano fuori l’aria verso il Po». Le pulizie dello stabilimento? «Prima si facevano con la scopa, all’inizio degli anni ‘70 arrivarono alcune scope aspiratrici». Le mascherine? «Quelle che ci davano non erano per niente adatte a quel tipo di polvere, aperte sopra e sotto, impossibile tenerle. Quando dovevo fare manutenzione in situazioni molto polverose ne acquistavo alcune più sicure a mie spese». I controlli sanitari? «Prima solo le ‘’lastrine’’ (schermografia, ndr), dopo molte insistenze ottenemmo di fare le lastre (radiografie, ndr)». Ma delle malattie professisonali e men che meno del mesotelioma «niente ci dicevano. Io lo scoprii a un convegno a Ginevra». Cercarono un contatto con la proprietà del periodo belga, sempre sfuggente. «Quando arrivò in visita il belga Formanois convocammo il consiglio di fabbrica in modo permanente. Accettò di vedere due di noi, ma parlò sempre lui e poi ci liquidò senza lasciarci spiegare». In compenso un segno della sua autorità lo lasciò: «In visita ai magazzini, notò 4 operaie sedute che aspettavano il fischio per iniziare il turno. Ne fu infastidito e le fece licenziare: “Fatele sparire” ordinò». Antognani ha l’asbestosi dal ‘75. «Sul ‘’carrozzone’’ mi dissero che era una bronchite o una polmonite trascurata. Feci le lastre per mio conto e mi diagnosticarono l’asbestosi. L’Inail non me la riconobbe subito, ma solo dopo il ricorso».

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