La paura di Schmidheiny (13.6.10 La Stampa)

“Scaricari sacchi d’amianto nella fabbrica Eternit in Brasile”

Appello allo svizzero: se è un benefattore, investa denaro nella ricerca per trovare una cura contro il mesotelioma

SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
«La crescita economica e la protezione dell’ambiente sono concetti indissolubilmente legati: la qualità della vita presente e futura si basa sulla soddisfazione dei bisogni fondamentali dell’uomo senza distruggere l’ambiente da cui dipende tutta la vita». Parola di Stephan Schmidheiny. Sta scritto nel suo blog.
Certo è che se questo è lo «Schmidheiny pensiero» c’è da domandarsi come mai non si sia preoccupato, a fabbrica chiusa, nell’86, di contattare i sindaci casalesi succeduti in 25 anni per offrire finanziamenti adeguati ad accelerare le bonifiche. Forse perché i «nostri consulenti scientifici – cita in un altro passaggio – ritengono che ci siano contraddizioni nell’attribuire con certezza gli effetti nocivi dell’amianto». E, tuttavia, un certo brivido deve essergli venuto se ammette che fu «un certo shock per me» perché era stato «pericolosamente esposto alle fibre di amianto durante il periodo di formazione in Brasile». Si legge che la sua prima esperienza fu da caporeparto in una di quelle fabbriche. «Ho aiutato spesso – racconta – a caricare i sacchetti di amianto e a versarli nel mixer, respirando profondamente a causa della fatica che quel lavoro comporta». Il suo dire collima con quello degli operai che hanno testimoniato al processo Eternit di Torino in cui lui è imputato di disastro doloso permanente insieme al belga Louis De Cartier. Riferisce, infatti, che «al termine di un’intensa giornata di lavoro spesso si era coperti di polvere bianca».
Schmidheiny è comunque convinto che «le aziende possono rispondere in modo efficace» preoccupandosi della «salute umana». Condividiamo pienamente e, nella scia della sua sfida filantropica a favore di chi ha bisogno, lanciamo un appello: da «imprenditore, cittadino, padre, escursionista, collezionista d’arte e filantropo» impegnato a «proteggere e, se possibile, migliorare l’ambiente» individui lui i migliori scienziati del mondo perché, sostenuti da adeguato stimolo, studino e trovino in fretta la cura per guarire dall’infausto mal d’amianto che l’Eternit ha causato e causa. È un’illusione immaginare un annuncio di questo tipo magari in una pausa del processo di Torino? I referenti dell’agenzia di pubbliche relazioni che curano la sua immagine, sempre presenti in aula, s’impegnino a tradurgli questa nuova sfida. Nell’attesa, continuano a sfilare i testimoni: domani tocca agli operai di Bagnoli.

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