La gavetta di Schmidheiny (7.6.10 La Stampa)

Lavorò in uno degli stabilimenti Eternit in Brasile

SILVANA MOSSANO

CASALE MONFERRATO

Quasi certamente i testimoni chiamati stamane a deporre al processo ETERNIT sono facce sconosciute anche a chi nella fabbrica ha lavorato per molti anni. Dipendenti della stessa azienda, ma con incarichi amministrativi a Genova. Gente che della polvere ha sentito parlare, ma che l’ha vista poco o quasi niente. Negli stabilimenti di Casale, Rubiera, Bagnoli, Siracusa alcune volte pero’ c’e’ stato Fabrizio Longone, responsabile del settore amministrativo di ETERNIT Italia tra il ’79 e l’87. Gli sara’ domandato quali erano le condizioni in cui si lavorava, con un parallelo tra la fabbrica emiliana, piu’ nuova e piu’ pulita, e quella casalese, la piu’ vecchia, con tanta polvere ovunque. Longone potrebbe inoltre spiegare se la societa’ incaricava medici per visite periodiche o se i controlli sanitari erano limitati a quello che per gli operai era il «carrozzone: un furgone che ci salivi su e ti facevano le lastre». Potra’ dire, l’ex dirigente, in che modo ha avuto a che fare con gli svizzeri, se con portavoce degli azionisti o esponenti della proprieta’, cioe’ se ha conosciuto Stephan Schmidheiny, ora imputato di disastro doloso permanente con il belga Louis De Cartier. Il gruppo, che operava nel settore del fibrocemento con una ventina di stabilimenti nel mondo, fu rilevato dal nonno di Stephan, gia’ imprenditore dei mattoni e del cemento. I beni passarono, quindi, ai figli Max ed Ernst, fino a che, dopo un primo periodo come responsabile vendite per la svizzera ETERNIT Ag di Niederurnen, Stephan, a soli 29 anni, assunse il ruolo di presidente del gruppo. E, nell’84, quando il padre Max divise il patrimonio, affido’ a Stephan il settore amianto e a Thomas il cemento (gruppo Holderbank, poi Holcim). Visito’ mai Stephan Schmidheiny il vecchio polveroso stabilimento di Casale? Dalle testimonianze raccolte fino a ora pare di no, mentre alla sede legale di Genova ci ando’. Un vero peccato che a Stephan, che vanta sensibilita’ e acume nella difesa dell’ambiente, non sia venuta la curiosita’ di visitare la fabbrica di Casale, forse la piu’ antica, e di vedere come lavoravano i suoi dipendenti, lui che racconta di aver fatto vera gavetta in Brasile, prima di assumere le redini di ETERNIT. Le due impiegate amministrative, poi, potrebbero raccontare in che maniera agirono gli staff di pubbliche relazioni – il dottor Bellodi, in particolare – per neutralizzare l’immagine negativa che assunse il gruppo svizzero con la crisi dell’azienda fino al fallimento, ma, ancor piu’, con le prime cause giudiziarie per le malattie professionali (da inizi anni 80).

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