Responsabili civili (24.1.10, La Stampa)

SILVANA MOSSANO

CASALE MONFERRATO

E’ molto improbabile che prima di marzo (a essere ottimisti) il caso ETERNIT in tribunale a Torino entri nella fase dibattimentale che si e’ soliti considerare «processo» con i testimoni che raccontano, gli esperti che vengono sentiti su questioni specifiche, pm e avvocati che interrogano. Quella di domani sara’ un’altra seduta «tecnica» dedicata, secondo il programma annunciato dal presidente del collegio Giuseppe Casalbore, alla cosiddetta «chiamata in giudizio» di sei societa’ a cui le parti lese (malati o familiari di vittime dell’amianto) chiedono di rispondere come «responsabili civili». Significa questo: gli imputati Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier rispondono penalmente del reato di disastro doloso (con il rischio di una condanna personale), ma a loro si chiede anche di risarcire le parti civili. Pero’, visto che l’importo e’ imponente (Inps e Inail, oltre a migliaia di cittadini), vengono chiamate a contribuire sei societa’ che in qualche modo controllarono la fabbrica italiana: una belga che fa capo a De Cartier, quattro svizzere riconducibili a Schmidheiny e la ETERNIT attuale (in attivita’ all’estero). Nell’udienza di domani i legali delle sei societa’ esporranno le ragioni per le quali, a loro parere, e’ da respingere la chiamata come responsabili civili. Non si sa se ci sara’ tempo per consentire agli avvocati di parte civile di replicare oppure se i loro interventi saranno rinviati a lunedi’ 8 febbraio. Il Tribunale si ritirera’ poi in camera di consiglio per decidere a chi dare ragione su questo primo punto. Le successive puntate non saranno meno tecniche. I difensori degli imputati interverranno, si presume lungamente, per respingere l’ammissione al processo del maggior numero di parti civili; i patroni che tutelano associazioni, enti e cittadini replicheranno a loro volta e poi dovra’ decidere il Tribunale. Non e’ detto, infatti, che tutte le parti civili ammesse dal gup a luglio vengano confermate. Ci sara’ poi da affrontare le cosiddette «questioni preliminari»: quasi certamente alcune di quelle gia’ discusse davanti al gup, ma che saranno presumibilmente riproposte (costituzionalita’, competenza del Tribunale di Torino, richiesta di spostare il processo in altra sede) senza escludere l’aggiunta di altre. Grosso modo, saremmo gia’ a marzo. Solo a questo punto ci sara’ l’udienza «filtro» in cui si decide come procedera’ il processo. Qui il nodo piu’ importante: quanti e quali testimoni saranno ascoltati. E’ un aspetto essenziale, perche’ molto dice sulla durata del dibattimento: migliaia di persone da sentire significano, nella pratica, un affossamento del procedimento; una scrematura che eviti doppioni e mantenga l’essenziale fa sperare in una conclusione in tempi ragionevoli (come pare sia intenzionato a perseguire il presidente Casalbore), salvo inghippi procedurali. Al momento, qualora dovesse anche diventare esecutiva la norma del «processo breve», pur nella frase transitoria si e’ orientati a ritenere che il caso ETERNIT non sarebbe coinvolto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *