Quel tetto d’eternit tra le case del Valentino

SILVANA MOSSANO

CASALE MONFERRATO

Pubblicato su La Stampa, 28,1,2010

Nella città che detiene la più luttuosa «amiant’s list» verrebbe da pensare che non ci sia più neppure un cittadino disposto a tollerare la presenza di un minimo frammento di eternit o di una minuscola particella di polverino. Non è così.Non è così, se una anziana ex operaia dell’Eternit, sul pullman diretto a Torino per il processo, esprime sdegno per un malandato tetto di onduline al Ronzone, il rione dell’amianto per antonomasia. La proprietaria della famigerata copertura, invitata a rimuoverla, le ha risposto: «È lì da tanti anni: che male può fare?». Siamo ancora lontani dalla sensibilizzazione che vorremmo più radicata nei casalesi di quanto lo sia in realtà. Quando il sindaco Giorgio Demezzi parla di città largamente bonificata, certo si riferisce agli edifici pubblici; ma sul fronte privato, nonostante i censimenti (volontari) e le agevolazioni (per rimozione e smaltimento in discarica), nonostante le antenne guardinghe di funzionari dell’Asl e del Comune, diligenti e intelligenti, disponibili e preziosi, di amianto ce n’è ancora da morire. E neppure tanto nascosto: è lì, alla luce del sole, incastonato tra case fittamente abitate. Accade, ad esempio, nel popoloso quartiere Valentino. Un cittadino che abita in via Rampini dà voce alla preoccupazione di molti vicini segnalando un grosso vecchio capannone coperto di amianto: bomba ecologica a rilascio lento. Lungo un muro perimetrale dell’edificio degradato c’è uno sbrego attraverso il quale si osserva un ammasso di masserizie tra cui anche, pare, qualche rottame di eternit.

Giorgio Ginepro, amministratore di molti condomini circostanti, dove negli anni è stato tirato via tutto l’amianto, dice di aver sondato in passato la disponibilità dei privati a intervenire sul capannone, ma non trovò riscontro favorevole. E neppure, aggiunge, «si può obbligare a bonificare». «Ci vorrebbe – è l’auspicio dell’amministratore che, nella luttuosa amiant’s list casalese, annovera i nomi di stretti famigliari – una legge regionale che imponesse ai cittadini di rimuovere l’eternit».

E torniamo al punto di partenza: la sensibilizzazione. E’ l’impegno che si è preso con convinta determinazione l’assessore all’Ambiente Vito De Luca: sensibilizzare di più i casalesi. Non si può dire, peraltro, che i suoi predecessori non si siano mossi in questa direzione con convincimento. De Luca insiste: «L’imposizione è un approccio sbagliato; bisogna innanzi tutto far conoscere meglio gli strumenti. Stiamo appunto predisponendo un decalogo per i casalesi e gli abitanti dei paesi vicini, contenente informazioni sia sui contributi, ma anche sulla legge del ‘94 che obbliga a redigere il certificato di manutenzione e controllo».

Nel caso specifico del capannone al Valentino, De Luca disporrà quanto prima un sopralluogo ed è sua speranza riuscire a convincere i proprietari ad agire. Abbiamo poi interpellato l’Asl che, a sua volta, con solerzia svolgerà un accertamento in loco. Obbiettivo comune: disinnescare anche questa «bomba».

 

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