Processo Eternit, processo d’Europa

Alberto Gaino

La Stampa Web 25.1.2010

Sembra un’eresia definirlo un processo transnazionale, ma quello per le 2889 vittime italiane dell’Eternit, per quanto si svolga a Torino di fronte a un collegio di giudici italiani e in base al nostro codice penale, è per molti aspetti un evento giudiziario cui guarda l’Europa del diritto e delle vittime dell’amianto. Lo confermano le stesse aspettative delle parti civili, come dimostra la citazione dell’Unione Europea quale responsabile civile proposta da un avvocato di Reggio Emilia, Ernesto D’Andrea, a nome delle vittime della lavorazione dell’amianto nello stabilimento Eternit di Rubiera (Reggio Emilia) il più piccolo di quelli italiani. Per il legale «la direttiva comunitaria 477/83 sulla pericolosità del minerale per la salute e sulla necessità di bandirlo dalla produzione industriale è stata tardiva rispetto alle conoscenze scientifiche che risalgono ai primi anni del Novecento».

Un altro legale, per conto di una delle quasi 3000 parti civili costituite, ha sostenuto che «lo Stato italiano ha a sua volta recepito tardivamente quella direttiva vietando l’amianto in modo assoluto solo nel 1992» e citando per questo motivo la Presidenza del Consiglio come responsabile civile.

A sostegno delle tesi contrarie espresse dai legali dell’Unione Europea e dell’Avvocatura dello Stato è intervenuta la procura. Il pm Sara Panelli: «Non si può rispondere, sia pure sotto il profilo del risarcimento del danno, di un comportamento altrui. Indubbiamente gli imputati o chi per loro esercitarono un’attività lobbistica su Bruxelles per ritardare quanto più possibile l’emanazione di direttive, come quella del 1883, contrarie ai loro interessi. Ma ne dovrebbero rispondere eventualmente singoli dirigenti e funzionari, nel senso che, se dimostrate, le responsabilità di questo genere erano e sono di carattere individuale».

Decideranno il presidente Giuseppe Casalbore e gli altri due componenti del collegio giudicante. Resta il fatto – da registrare – che nel gran ballo di richieste risarcitorie per complessivi 5 miliardi di euro (in testa ci sono Inps e Inail per i trattamenti pensionistici assicurati a malati ed esposti all’amianto) si inserisce quella dell’avvocato D’Andrea per un miliardo di euro.

Dei due imputati, il barone belga Louis De Cartier de Marchienne ha 88 anni e sembra assistere di lontano al processo con un certo disinteresse personale, comprensibile. Ma l’Etex Group di Bruxelles, a lui collegato (secondo la procura) e per questo motivo citato come responsabile civile rischia di dover pagare economicamente parte del conto e non ci sta. Medesimo atteggiamento mostrano le società svizzere riconducibili all’altro imputato, Stephan Schmidheiny, ultima generazione della famiglia che ha posseduto l’Eternit per tre quarti del secolo scorso.

Schmidheiny, adesso filantropo e ambientalista, ha risarcito con 20 milioni di euro 720 parti lese in cambio della rinuncia alla costituzione di parte civile. Una miseria a testa (poco più di 27 mila euro in media) rispetto al milione di euro che verrà richiesto al processo per ogni vittima. Intanto Becon Ag e le altre società svizzere citate come responsabili civili alzano lo sbarramento con una questione di legittimità costituzionale.

Il pm Raffaele Guariniello attende l’avvio del dibattimento sapendo bene che la battaglia dei risarcimenti miliardari, qualora si arrivasse a una sentenza di condanna per i reati di disastro e omissioni dolose di norme antinfortunistiche, sarà decisiva. Altro, praticamente, non conterà, oltre alle affermazioni di principio che potranno fare giurisprudenza.

Dalla prossima udienza (8 febbraio) il processo potrà essere seguito in diretta su Internet con il sistema Streaming. Un segno, forse, che la Rete percepisce di più eventi di interesse diffuso.

www.alberto.gaino@lastampa.it

 

 

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