Eternit, 25.1 il giorno della seconda udienza

SILVANA MOSSANO

Pubblicato su La Stampa 26.1.2010

«Negli anni Settanta era convinzione consolidata che l’amianto potesse essere lavorato con adeguate cautele. La condotta dell’Eternit è stata in linea con le indicazioni dell’epoca». È sufficiente questa breve dichiarazione dell’avvocato Astolfo Di Amato, rilasciata ieri in una pausa del processo Eternit a Torino, per intuire la linea difensiva nel procedimento contro Stephan Schmidheiny e Louis de Cartier, imputati di disastro doloso: a dire, cioè, che hanno fatto quel che veniva richiesto in base alle conoscenze scientifiche dell’epoca sugli effetti nocivi dell’amianto. Il legale di Schmidheiny ha anche detto che «la società spese l’enorme cifra di 72 miliardi di lire per opere a tutela dei lavoratori dei 4 stabilimenti italiani».

La lunga lista nera di malattie e morti dimostra che quegli «accorgimenti» non bastarono affatto: né per i lavoratori né per i cittadini.

Davvero non si sapeva negli anni Settanta del grave pericolo? Se ne dibatterà quando si entrerà nel vivo del processo, ma già ieri uno dei legali che ha chiamato in causa come responsabile civile l’Unione Europea ha ricordato che «le conoscenze scientifiche sulla pericolosità dell’amianto risalgono non solo all’inizio del ‘900, ma già al tempo dei Romani».

Unione Europea e Consiglio dei Ministri sono stati chiamati da alcune persone offese a rispondere come responsabili civili per non aver imposto norme preventive severe di tutela verso l’amianto e di non aver svolto rigorosi controlli. L’una e l’altro hanno, invece, chiesto di essere essere esclusi dal processo: all’Unione Europea viene chiesto un milione di risarcimento di danni, «ma – dice l’avvocato Nicoletta Amadei – l’Ue non poteva vietare l’amianto; può solo impartire direttive che però poi sono gli Stati membri che devono adottare». Anche lo Stato italiano si chiama fuori, perché, ha detto l’avvocato Alessandro Ferri, «gli obblighi di tutela della salute dei lavoratori sono a carico dei datori di lavoro». Peraltro, anche i pm Gianfranco Colace e Sara Panelli si associano alle due richieste di esclusione.

Altra cosa, invece, riguarda le sei società (Eternit Schweiz, Amindus Holding, Becon Ag, Etex Group, Ametex e Anova), collegate in qualche modo allo svizzero e al belga, anche queste citate come responsabili civili e che, in caso di condanna, dovrebbero contribuire, con gli imputati, a pagare il maxirisarcimento la cui stima, pur conteggiata col «metro della serva», oscilla sui 5 miliardi di euro (2 per l’Inps, almeno altrettanti per i cittadini, 245 milioni per l’Inail, e poi ci sono i vari enti e associazioni). Tramite i loro legali le società chiedono di uscire dalla causa perchè ritengono che, nel sistema giudiziario italiano, la disciplina per la responsabilità civile è illegittima costituzionalmente sia per quanto riguarda il tempo concesso per preparare la propria difesa sia per la ammissione di un solo difensore. I legali delle parti offese hanno replicato ribadendo le loro richieste e il pm Raffaele Guariniello ha osservato che è prematuro in questa fase decidere l’esclusione dal processo da parte delle sei società.

Il presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore ha aggiornato l’udienza all’8 febbraio quando i difensori degli imputati solleveranno eccezioni sulla ammissione delle parti civili. Ci vorrà ancora un po’ di tempo, invece, prima che si cominci a parlare di quanti testi interrogare al dibattimento. Il pool dei pm ha detto ieri che chiederà di sentire un centinaio di persone. I difensori degli imputati lasciano trapelare che loro ne chiederanno non meno di tremila. Sarà poi il tribunale a decidere per far sì che giunga all’epilogo in tempi ragionevoli questo maxiprocesso la cui storia giudiziaria conta già 220 mila pagine.

 

Il dottor Angelo Mancini, medico casalese responsabile del Centro regionale Amianto, da moltissimi anni impegnato sul fronte delle bonifiche, è stato chiamato a far parte del pool di esperti di cui si avvalgono il pubblico ministero Raffaele Guariniello e i colleghi Gianfranco Colace e Sara Panelli nel processo Eternit che si svolge a Torino. E’ l’unico medico ed è l’unico casalese della task force della procura torinese. Intanto, ieri il presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore ha annunciato che il processo, grazie al supporto tecnico della Provincia di Torino, viene trasmesso in diretta streaming per ora in tutte le sedi giudiziarie italiane, ma più avanti saranno possibili altri collegamenti.

 

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