Palazzina Induscon, via libera alla bonifica

SILVANA MOSSANO

CASALE MONFERRATO

Pubblicato su La Stampa 22.12.2009

E’ fatta: anche la palazzina ETERNIT, che fu adibita a uffici, sara’ bonificata. Pochi giorni fa avevamo rinnovato l’appello: togliere di mezzo quel baluardo dell’amianto, in via Oggero, rimasto intatto, nella sua pericolosita’, quasi a beffare l’impegno imponente che ha assorbito anni, risorse, innovazioni tecniche, profusi per neutralizzare l’intero blocco dell’ex stabilimento ora ridotto a «spianata». Bene: la soluzione c’e’ e la bonifica della palazzina si fara’ in primavera.

Parola del sindaco Giorgio Demezzi. «Abbiamo gia’ deliberato l’intervento: costera’ 196. 500 euro, di cui 61.500 anticipati dal Comune e il resto finanziato dalla Regione». Da bonificare, nella vecchia palazzina dove, nella serata di venerdi’ scorso, sono state fatte le riprese televisive per la diretta di «Mi manda Raitre», c’e’ praticamente solo il tetto. Il sindaco, consultati i tecnici, dichiara che «i lavori richiederanno, al massimo, due o tre mesi». Proviamo a indicare una data sul calendario: entro giugno tutto fatto. Contiamo di poterlo confermare. La situazione era in stand by da tempo e non si era potuto fare diversamente perche’, quando nel 1995 l’allora sindaco Riccardo Coppo con il vice Vincenzo Ottone avevano strappato al giudice delegato e al curatore fallimentare dell’ETERNIT spa l’aggiudicazione della fabbrica dismessa, con l’obbiettivo preciso di bonificarla a regola d’arte e poi abbatterla, era rimasta fuori la palazzina, gia’ promessa alla societa’ Induscom della famiglia Rosmino di Genova che, tra la fine degli anni 80 e i primi 90, si era gia’ insediata facendo lavorazioni destinate all’industria plastica. Ma la Induscom poi falli’ e la palazzina rimase inchiodata negli ingranaggi del fallimento. Ora il curatore, commercialista Sergio Carfagno di Genova, ha sbloccato finalmente la situazione e, proprio l’altro ieri, ha siglato un accordo con il sindaco Demezzi: il Comune si accolla l’intervento di rimozione dei tetti d’amianto in totale sicurezza («il progetto e’ gia’ pronto» conferma Demezzi) e, quando la struttura sara’ venduta all’asta, l’acquirente dovra’ rifondere l’amministrazione casalese delle spese sostenute. Spiega il curatore del fallimento Induscom: «Fino a ora non si era potuto procedere all’asta, perche’ mancavano tre condizioni; uno: bisognava trasformare la destinazione d’uso dell’area da produttiva a residenziale». Fatto. «Due – prosegue -: occorreva che fosse ultimata la bonifica dell’area circostante, dove sorgeva lo stabilimento». Fatto. «Tre – conclude -: aspettavamo il via libera dalle ‘Belle Arti” su questo sito di archeologia industriale». E l’ok e’ arrivato di recente. Dopo l’accordo dell’altro giorno con il Comune, parallelamente all’intervento di bonifica del tetto il curatore, che incontrera’ in questi giorni il giudice delegato del fallimento Induscom, dottoressa Canepa di Genova, conta di fissare per i primi mesi del 2010 la vendita all’asta della palazzina, di cui non e’ ancora stata fissata la cifra base.

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