Palazzina Induscom, abbattere quel dente cariato

SILVANA MOSSANO

Pubbicato su La Stampa 15.12.2009

La palazzina ETERNIT in via Oggero va abbattuta. Non si puo’ continuare a lasciare quel dente cariato all’interno di una chiostra che ha richiesto tempo, denaro pubblico e determinazione per essere bonificata e curata. Venerdi’ sera, la troupe della Rai ha sfidato l’amianto insieme a tutti i casalesi che hanno raccolto l’invito a superare il cancello, passando sotto l’androne di vecchie onduline e sostando, per oltre un’ora, nel cortile non ancora bonificato, per testimoniare e denunciare, in diretta al programma «Mi manda Raitre> >, un dramma ancora in corso.

Ma ora basta. La palazzina deve fare la stessa fine della fabbrica: bonificata a regola d’arte e in fretta. Poi se ne faccia quel che si vuole: un complesso residenziale, secondo il prg. Fa rabbia (e paura) che questa costruzione sia sfuggita all’operazione coraggiosa e caparbia messa in atto, a meta’ anni 90, dalla giunta del sindaco Riccardo Coppo, col sostegno del Consiglio comunale. Dello stabilimento, nel novero dei beni del fallimento ETERNIT da mettere all’asta, si era parlato compiutamente nel parlamentino casalese. «Proprio il lungo dibattito consiliare – ricorda Coppo – mi aveva convinto che, se lo stabilimento fosse stato venduto dal curatore fallimentare a un privato, c’era il rischio che sfuggisse a una bonifica fatta con tutti i crismi». Ne parlo’ con il curatore stesso, Lamanna di Genova, ma presto capi’ che bisognava arrivare al giudice delegato. Ottenne l’appuntamento. «Mi presentai con due voluminosi plichi di documenti – racconta -. Il giudice, pero’, mi disse che per legge lo stabilimento doveva andare all’asta». La storia dice che non fini’ cosi’. «Ero molto determinato» ricorda Coppo. Lui stesso aveva firmato, nell’87, l’ordinanza con cui vietava a Casale, prima citta’ d’Italia, lavorazione e uso di amianto (la legge arrivo’, anche qui con una bella dose di testardaggine di alcuni sindacalisti ed ex lavoratori, cinque anni dopo). «Dissi al magistrato: ”Molti sindaci sono finiti davanti ai giudici, ma qui potrebbe accadere che sia un giudice a finire davanti ai giudici”». Ci voleva, a parlare cosi’, un bel coraggio: quello che senti addosso quando hai la convinzione di essere nel giusto. «Gli spiegai che questo era un caso eccezionale, perche’ lo stabilimento continuava a esser fonte di propagazione della fibra. Doveva acquisirlo il Comune per bonificarlo e poi abbatterlo. Qualsiasi privato, dovendo fare questa preventiva operazione, si sarebbe accollato una spesa che rendeva l’investimento molto negativo. E avrebbe finito per non bonificare bene. Il giudice era disposto ad assumersi questa pesante responsabilita’?». Il magistrato, messo di fronte a una realta’ cosi’ grave, si convinse e il Comune, il 24 luglio 1995 a Genova, presenti anche il vicesindaco Vincenzo Ottone e i sindacalisti Bruno Pesce e Paolo Bernardi, compro’ l’ex stabilimento per simbolici 101 milioni. Ma resto’ fuori la palazzina con cortile, dove decine di casalesi l’altra sera sono stati ripresi dalla tivu’. La struttura era stata assegnata dal giudice alla societa’ ligure Induscom, come risarcimento per la mancata aggiudicazione del complesso ETERNIT, per il quale aveva gia’ definito l’acquisto. Il Comune avrebbe ordinato a Induscom di bonificare secondo le regole, ma la societa’ falli’ nel gennaio 2006. Cosi’, nella matrioska di un fallimento dentro l’altro e’ rimasta infilata la palazzina tutt’ora in piedi e ammorbata d’amianto. E’ arrivato, dunque, il momento di ripetere, come nel 95, un colpo di forza, con i crismi della legalita’, perche’ anche questo pezzo vada giu’ senza creare altri danni. Non si e’ piu’ disposti ad assecondare una burocrazia che si beffa del dolore di tanta gente. Le rose bianche posate dalle donne dell’amianto contro il cancello della palazzina hanno tante spine per pungere chi dovesse ostinarsi a non procedere in fretta. Intanto, stamane alle 9,08, su Rai1, a Fa’ la cosa giusta, servizio sul processo ETERNIT.

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