La bonifica dimenticata

SILVANA MOSSANO

Pubblicato su La Stampa

Il Ronzone, quartiere simbolo dell’Eternit, è diventato ora il quartiere pilota della bonifica dell’amianto: si è bonificato l’ex stabilimento dove l’amianto è stato lavorato per 80 anni, si è bonificata la vicina area dell’ex Piemontese e sopra ci si costruisce addirittura una scuola, segno del desiderio di voltare definitivamente pagina. Ma un angolo è rimasto fuori da ogni progetto di bonifica: quello del Circolo Enal Lavoratori Ronzonesi, un po’ più di 500 metri quadrati di tetti d’eternit che hanno oltre 60 anni. “Nell’immediato Dopoguerra – racconta Mario Oddone che del Circolo è stato presidente per vent’anni – i muratori del Ronzone e gli operai dell’Eternit costruirono, nel tempo libero, questo centro ricreativo che svolge, ininterrottamente da allora, la funzione di unico ritrovo sociale del rione, aperto, da mattino a sera, a pensionati e lavoratori, che giocano a carte, a bigliardo, o fanno grigliate d’estate”. Per arrivare alla spianata dell’Eternit si passa proprio davanti al basso edificio con il tetto di onduline d’amianto, “autentiche di oltre 60 anni fa” sottolinea Oddone preoccupato. “Mi amareggia non essere riuscito, nonostante l’impegno e i numerosi appelli, a risolvere questo problema” aggiunge Oddone che, in questi giorni, ha passato il testimone della presidenza a Giuseppe Vona, affiancato dal vice Pierluigi Musso. E, tuttavia, vecchia e nuova dirigenza non gettano la spugna. “Chiederemo al più presto un incontro al sindaco per prospettargli, come già fatto con i suoi predecessori, la necessità urgente di intervenire. Il Comune – dicono Vona e Oddone – ha fatto opere significative in altri circoli come la Virtus, lo Sporting, il Mazza. Si chiede altrettanta attenzione per il nostro, rimasto fuori, ad esempio, anche dai ‘contratti di quartiere’ finalizzati e finanziati per la riqualificazione del Ronzone”. Il neoconsigliere Salvatore Strano fa presente che “è impensabile, con le quote di 120 soci, operai e pensionati, accollarsi la spesa di bonifica”. C’è però da risolvere burocraticamente un problema di proprietà: il circolo, infatti, fu costruito su un terreno concesso gratuitamente dal Consorzio Irriguo di S. Germano che ora non esiste più. Oddone, diventato presidente, fece inserire nello Statuto la clausola che, in caso di scioglimento, il circolo diventerebbe automaticamente del Comune. “Lo consideriamo un bene pubblico a tutti gli effetti” afferma. Alla giunta ora si chiede di acquisirlo formalmente, senza tirar fuori un soldo, ma mettendo mano con urgenza a questa bonifica dimenticata.

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