L’udienza più lunga

SILVANA MOSSANO

pubblicato su La Stampa, 9.12.2009

Non sara’ un’udienza «normale» quella con cui domani si aprira’ il processo ETERNIT a Torino. I giudici avranno di fronte, direttamente o nelle aule attigue collegate in videoconferenza, migliaia di persone, tra pm, avvocati e soprattutto centinaia di parti civili. Un affollamento senza precedenti per il piu’ imponente processo penale che mai si sia celebrato per un disastro ambientale causato da inquinamento industriale.

Non sara’ un’udienza normale perche’ ci vorra’ realisticamente qualche ora primA che tutti possano trovare posto nelle due maxi aule piu’ l’aula magna. Poi si dara’ avvio alla prima operazione: la formale costituzione delle parti civili che impegnera’ tutto il giorno. Un lavoro lungo e meticoloso, ciascun nome chiamato e trascritto a confermare la precisa volonta’ individuale di chiedere che venga accertata la responsabilita’ di chi ha causato, con la lavorazione dell’amianto, tante malattie e morti, dentro e fuori gli stabilimenti produttivi. Sara’ sicuramente un’udienza singolare; difficile che si ripeta, in quelle che seguiranno, cio’ che e’ atteso domani: la piu’ estesa raffigurazione del dolore collettivo causato dalla tragedia dell’amianto. Non ci saranno i due imputati, ma se, come dice Bruno Pesce, portavoce del Comitato Vertenza Amianto, «ci sono delle spie che riportano loro tutto cio’ avviene», allora al magnate svizzero Stephan Schmidheiny e al barone belga Luis de Cartier verra’ riprodotta questa fotografia del dolore e della rabbia. Dolore e rabbia, ad esempio, dei famigliari di Ugo Carisio, che si tolse la vita sconvolto dalla diagnosi della malattia; di Evasio Coppo, stroncato da mesotelioma a 59 anni, nonostante, in fabbrica, si proteggesse con mascherina e sacchetti di plastica come sovrascarpe. Al collega e sindacalista Nicola Pondrano spiegava: «Bisogna farlo, Nico’, perche’ altrimenti qui si muore». Nonostante le precauzioni il mesotelioma l’ha ucciso. Sono le facce addolorate dei famigliari – spulciando a caso – degli ex operai Giampaolo Bernardi, Giovanni Demichelis, Francesco Demichelis, Alberto Ganora. Ma anche quelle dei parenti di Paolo Ferraris, assessore in Regione: fu lui a far arrivare a Casale i primi soldi per le bonifiche; e di Giorgio Barbesino, altro noto politico casalese, di Anna Bellavia e Renzo Pivetta, che mai lavorarono all’ETERNIT e il male li piego’ in pochi mesi; del bancario e atleta Piercarlo Busto; del rappresentante Mauro Cavallone. Nella memoria dei presenti domani ci saranno anche tutti loro, non solo a testimoniare la sofferenza di una citta’, ma soprattutto a pretendere giustizia. Perch, come disse Norberto Bobbio, «la giustizia e’ il bene sociale per eccellenza».

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