Processo Eternit, iniziata udienza preliminare il 6 aprile

Da La Stampa, 7 aprile 2009

ALBERTO GAINO TORINO Dentro le maxi-aule e’ solo un’interminabile processione di malati e parenti di morti – contati alla fine in 270 – che si presentano di fronte al gup Cristina Palmesino per costituirsi parte civile. Si svolge quasi tutto fuori, fra i microfoni delle tv e il presidio delle organizzazioni sindacali. Guariniello si affaccia in un angolo e rivela: «L’Inail ha appena presentato un prospetto delle spese sostenute per assicurare le indennita’ di legge ai colpiti dalle conseguenze dell’amianto. Chiede agli imputati 246 milioni di euro di risarcimento». E’ la prima botta per gli imputati di disastro doloso, gli assenti Stephan Schmidheiny, svizzero, 61 anni, e Jeans Louis De Cartier, belga, 88. Le altre verranno dalle richieste delle tre regioni interessate – Piemonte, Emilia Romagna e Campania. «I danni patrimoniali consistenti nelle spese sanitarie sostenute e nella bonifica dei siti ammontano a decine di milioni per ognuna delle due Regioni che assisto», annuncia l’avvocato Claudio Maria Papotti a nome delle giunte di Piemonte e Campania. Della prima c’e’ il presidente Mercedes Bresso. Il risarcimento piu’ pesante lo chiederanno le vittime cui e’ stato offerto un indennizzo extragiudiziale da Schmidheiny. «Per un totale di 50 milioni» calcola il suo legale, l’avvocato Astolfo Di Amato. «Macche’ – ribatte Bruno Pesce, animatore dell’Associazione familiari delle vittime di Casale Monferrato. – Siamo ben lontani da quelle cifre. Chi ha lavorato un solo giorno unicamente con gli svizzeri potrebbe sperare in 60 mila euro, ma chi, questo e’ il paradosso, e’ stato all’ETERNIT 20 anni divisi fra la gestione dei belgi e quella elvetica, avrebbe molto di meno». Tre anni fa i casalesi avevano avviato una trattativa per 100 milioni di euro. Interrotta dopo sei mesi dopo una controfferta di 75 rateizzati in 15 anni, «e a una condizione inaccettabile – ricorda con rabbia Pesce. – Gli svizzeri pretendevano la garanzia che non vi sarebbero piu’ state denunce e indagini in Italia». Da allora le parti offese sono aumentate in tutta Italia: 2889 fra morti e malati. Ci puo’ stare una stima molto approssimativa di 400 milioni di euro in ballo, purche’ si arrivi a un PROCESSO e a una sentenza. Dall’udienza del 16 aprile iniziera’ il fuoco di sbarramento dei difensori: sulla competenza territoriale, la legittimazione delle singole parti civili, su tutto. Di opzioni per un rito abbreviato in questa sede non se ne parla neppure. L’avvocato Di Amato, nel suo angolo di microfoni, non anticipa le mosse. Ha il suo da fare a illustrare la «condotta coerente di Schmidheiny arrivato al vertice di ETERNIT nel 1976, quando aveva 28 anni. Investi’ 55 miliardi negli stabilimenti italiani e non cerco’ profitti. Non lo si puo’ definire un pentito». Non fece, pero’, rimuovere il polverino di amianto che era stato venduto all’intero Casalese. «Il polverino fu ceduto ai privati sino al 1973, sfido chiunque a provare che noi c’entriamo con quel dolorosissimo disastro». Scendono dai pullman vecchi francesi con l’abito della domenica. Vengono dalla Borgogna, da Albi in particolare, dalla Loira. L’avvocato parigino Jean-Paul Teissonie’re entra nel collegio di parte civile con la collega belga Emmanuelle Schouten: «E’ la prima volta che c’e’ un PROCESSO penale in Europa contro l’ETERNIT». Dentro l’aula si fanno le tre e mezzo del pomeriggio per registrare 500 parti civili (di cui 230 rappresentate dai loro legali), quelle con i cognomi dalla A alla L. Domani tocchera’ al resto dell’alfabeto. Sono comunque solo un’avanguardia dei 6 mila che dovrebbero presentarsi al PROCESSO, forse in ottobre

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