Verbania, 14 lavoratori morirono di mesotelioma

Da La Stampa, 26.3.09

GRAZIA LONGO

TORINO

La battaglia sull’amianto killer si rafforza con una condanna esemplare. La Corte d’Appello di Torino ieri ha ribaltato la sentenza di assoluzione di primo grado del tribunale di Verbania e ha giudicato colpevoli 14 ex dirigenti e amministratori della «Montefibre spa» di Pallanza. Nel giugno 2007 vennero tutti assolti dall’accusa di omicidio colposo plurimo per la morte di 9 ex lavoratori colpiti da mesotelioma maligno alla pleura. Solo 3 vennero condannati, per la morte di due operai che erano stato pero’ colpiti da asbestosi e non dal mesotelioma maligno. La terza sezione della Corte d’appello di Torino, presidente Gustavo Witzel, ha accolto il ricorso presentato dal pm Nicola Mezzina e del procuratore generale Fulvio Rossi che avevano insistito sulla responsabilita’ di tutti gli accusati che hanno avuto varie responsabilita’ in azienda tra il 61 e l’88. Tra questi anche l’ex presidente Eni Giorgio Mazzanti (16 mesi) e Alberto Grandi ex ad di Montedison (11 mesi). Nel complesso, le condanne oscillano tra gli 11 e i 20 mesi di reclusione con la sospensione della condizionale. L’ipotesi dell’accusa riteneva possibile che gli operai della Montefibre di Pallanza furono colpiti a morte dal MESOTELIOMA della pleura perche’ esposti, loro malgrado, per decenni, alle fibre, polveri di amianto in assenza dei sistemi di prevenzione – (aspirazione e captazione delle polveri cancerogene) – e dei mezzi di protezione personale (maschera antipolvere o casco termoventilato), in palese violazione delle norme di buona tecnica e delle leggi, sono state letteralmente cancellate. Considerazioni non accolte, in primo grado, dal giudice di Verbania il quale ritenne che «nessuno puo’ dirsi certo che il comportamento addebitato sia stato la causa della morte o dell’accorciamento della vita degli operai». Concetto ripetutamente rivendicato dai difensori degli imputati. Gli avvocati Alberto Alessandri, Adriano Raffaelli, Marco De Luca, Carlo Sassi e Carlo Baccaredda sono intervenuti per sottolineare «che non solo siamo di fronte a episodi di esposizione indiretta e non diretta all’amianto, ma non ci sono prove scientifiche che possono dimostrare il periodo esatto in cui cio’ e’ avvenuto». Hanno inoltre ribadito che, «il MESOTELIOMA ha un periodo di latenza lunghissimo, anche di 30 anni e quindi nessuno puo’ provare quando gli ex operai si siano ammalati». E’ la stessa linea sposata dall’avvocato Alberto Mittone, difensore di uno degli imputati. «Prendiamo atto della sentenza di condanna – osserva Mittone -, attendiamo di leggere le motivazioni, ma siamo gia’ pronti a ricorrere in Cassazione, confidando nell’accoglimento delle nostre istanze». Per ora comunque i 14 ex dirigenti e amministratori della «Montefibre spa» di Pallanza sono stati ritenuti colpevoli. Un successo per l’accusa, tanto piu’ significativo perche’ proprio a Torino, 15 anni fa, si diede il via ai processi contro l’amianto killer. In realta’ le condanne sono quindici, ma la pena si e’ estinta per la morte del reo (Ugo Andres). Il giudice Gustavo Witzel ha, inoltro, disposto una provvisionale di 50 mila euro per ogni vittima (oltre che a Medicina Democratica e alla Cgil di Verbania costituite parti civili) come anticipo del risarcimento che si potra’ stabilire successivamente in sede civile.

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