23/5/2009: “Troppi morti”. Era il 1984…

Più di venticinque anni fa, alcuni giovani medici, alcuni dei quali lavorano tuttora all’ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato, mi informarono di uno studio che stavano conducendo tra i pazienti affetti da una particolare patologia: il mesotelioma. Ero giovane anch’io. Mi avevano conosciuta perché, all’epoca, facevo servizi giornalistici sui vari reparti dell’ospedale. Fissammo un appuntamento e andai. Eravamo stipati in uno stanzino che aveva l’ambizione di essere qualificato come studio medico. Lasciarono a me l’unico posto seduta a una scrivania; loro, tutti intorno, cominciarono a spiegare, mostrando documenti, che all’ospedale di Casale si riscontrava una percentuale di pazienti affetti da mesotelioma di gran lunga più elevata rispetto a qualunque altro luogo d’Italia. Mi dissero che il mesotelioma è un tumore maligno, che interessa gli organi respiratori, principalmente la pleure. Questa presenza massiccia di malati li induceva a ritenere che a Casale Monferrato e dintorni ci fosse una causa scatenante. Di questo studio parlò esplicitamente non molto tempo dopo lo stesso primario di Medicina, un professionista autorevole, già con i capelli bianchi e lunga esperienza: il professor Piero Capra Marzani. Con pacatezza ma grande rigore, in un convegno che si svolse il 9 giugno 1984 al Salone del Senato di Palazzo Langosco dichiarò: “Da più di trent’anni il mesotelioma della pleura è considerato un processo morboso strettamente correlato all’esposizione diretta o indiretta all’asbesto, un minerale largamente impiegato in particolari settori dell’industria e che nella nostra città trova impiego nella produzione di manufatti di amianto e cemento”. Sono affermazioni che riprendo testuali dall’articolo che scrissi e pubblicai su “Il Monferrato”, il giornale per il quale all’epoca lavoravo, in data 15 giugno 1984.

Il servizio trovò spazio a pagina 18. C’era sì l’autorevolezza conclamata del professor Capra Marzani, ma l’Eternit, all’epoca ancora in attività, continuava a godere di una diffusa reverenzialità dovuta al fatto che per decenni aveva garantito migliaia di ben retribuiti posti di lavoro. Il numero di operai, negli anni Ottanta, non era però più quello dei tempi d’oro, perché la proprietà era intenzionata a limitare progressivamente la produzione a Casale per spostarsi altrove. E questa riduzione, lo documentano i giornali dell’epoca, non era ben accetta in città, perché significava un tracollo economico.

L’articolo rappresentò comunque la presa d’atto ufficiale di una correlazione tra amianto e malattia che già si conosceva a livello medico (le parole di Capra Marzani al convegno sono eloquenti: “da più di trent’anni…”); anche tra la popolazione c’era a questo proposito un certo tipo di percezione: si parlava, cioè, della “polvere” che si impadroniva progressivamente dei polmoni e ti faceva mancare il respiro, ma era roba che riguardava – si riteneva all’epoca – chi lavorava all’Eternit, specialmente in certi reparti “impestati”.

La “puvri” soffocava e faceva morire. Alcuni lavoratori andavano a trovare in ospedale i colleghi sfiniti dal fiato corto, esauriti nelle forze e nello spirito. E loro, da quel letto che erano consapevoli che non avrebbero più avuto le forze di abbandonare, lanciavano a fil di voce un monito: “E’ roba balorda, quella, venite via prima che potete”.

Il professor Capra Marzani diede uno scossone a questo convincimento. Riportò i dati dello studio condotto dai suoi assistenti riferito a undici anni compresi tra gennaio 1973 e dicembre 1983; in questo lasso di tempo erano stati ricoverati all’ospedale Santo Spirito 70 pazienti colpiti da mesotelioma della pleura, a cui aggiungere i casi di persone ricoverate in altre strutture e si arrivava così a 81 affezioni, per toccare un centinaio di casi stimati includendo coloro che erano morti fuori Casale. “una cifra decisamente preoccupante – commentava il primario, sottolineando – passaggio importantissimo – che dei 70 casi 20 avevano avuto un’esposizione professionale diretta, 8 un’esposizione indiretta (sei erano operai in cementerie contigue, due donne erano mogli di funzionari dell’azienda vissute per molti anni all’interno dell’area dello stabilimento), i restanti 42 non avevano avuto nessuna occupazione che li mettesse a contatto diretto con l’asbesto.

Capra Marzani fu esplicito: “Negli ultimi decenni le categorie dei soggetti a rischio per il mesotelioma della pleura sono progressivamente passate da quelle che maneggiano direttamente il minerale a quelle addette alla sua lavorazione a quelle semplicemente residenti nelle aree di produzione dei derivati dall’asbesto”

Da allora c’è stato tutto un cammino che si snoda su sentieri paralleli, anche se le lunghezze percorse sono diverse.

Oggi si riassumono tre obbiettivi: bonifiche, ricerca, giustizia.

Bonifiche: prima di avviarle fu necessario un passaggio preventivo, molto molto arduo. Una battaglia tenace consentì di ottenere la legge del 1992, che vieta l’estrazione, la lavorazione di amianto, la produzione di manufatti e la loro commercializzazione. Raggiunto questo risultato, si è imboccata la strada per togliere di mezzo tutto l’amianto che c’è in giro, partendo da quello più pericoloso perchè sfaldato, sfarinato e brulicante di fibre. Il vecchio stabilimento Eternit al Ronzone, – che il Comune, con un’operazione determinata, acquistò dal curatore fallimentare della società -, con un procedimento mai tentato prima è stato bonificato e abbattuto (resta in piedi una palazzina, quella che fu degli uffici, che il curatore non aveva venduto al Comune ma a un privato).

Ricerca. Il capitolo è spinoso e doloroso, perché attiene alle terapie per debellare il mal d’amianto nelle varie forme in cui si manifesta. La cura efficace e risolutiva per tutti i casi di malattia non si è ancora trovata.

Giustizia. E’ in corso il cosiddetto “processo Eternit”. Si è, a oggi, alla fase iniziale dell’udienza preliminare in cui sono imputati lo svizzero Stephan Schmidheiny e il conte belga Jean Louis de Cartier. L’accusa mossa dal pm Guariniello e dal suo staff è di disastro doloso e omissione dolosa delle cautele contro infortuni e malattie. Migliaia di persone malate si sono costituite o si costituiranno parte civile.

 

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