Silvana Mossano

 
SILVANA MOSSANO
TORINO
Il brevetto del cemento-amianto non ebbe immediatamente fortuna in Italia. L’ingegner Adolfo Mazza lo aveva acquistato dall’inventore austriato Hatscheck, ma il nostro mercato non aveva subito accolto il nuovo prodotto con vivace interesse. Fu il terremoto di Messina del 1908 a dare il lancio a questo materiale che il dottor Paolo Rivella, consulente della procura, alla ventunesima udienza del processo Eternit ha definito «il cemento armato dei poveri». Da quel momento è stata una esacalation con profitti notevoli che nelle prossime udienze ci si attende vengano quantificati. Lunedì è intanto emerso che la produzione massima negli stabilimenti italiani (Casale, Cavagnolo, Bagnoli, Siracusa e Rubiera) si ebbe tra gli anni ‘70 e ‘80, con la punta di 4 milioni e 800 mila tonnellate nel 1980.
Variegata l’applicazione: tubazioni e coperture, materiali e tessuti ignifughi, vasche e fioriere, nell’industria navale e bellica veniva spruzzato sulle pareti. E pensare che l’austriaco Hatscheck aveva studiato la composizione per un altro obbiettivo: era, infatti, in cerca di un materiale da imballaggio che sostituisse il cartone. I maggiori produttori di cemento ne intuirono il futuro successo e acquistarono il brevetto. Le famiglie Emsens, belga, poi imparentata tramite matrimonio con il belga Louis de Cartier, e svizzera degli Schmidheiny assunsero nel settore una posizione predominante, «solidali tra loro» ha detto il consulente, incaricato dal pm Raffaele Guariniello di ricostruire gli assetti societari. Per svolgere il compito, il procuratore non gli ha assegnato soltanto dei quesiti cui rispondere, ma gli ha consegnato una mole di decine di migliaia di documenti reperiti e sequestrati durante l’indagine.
E nella montagna di materiale non è sfuggito neppure quello riservatissimo stanato nei luoghi più segreti. Qualche accenno è stato già fatto nella prima parte della relazione del perito. Il punto di partenza è la «reticenza» di cui parla il dottor Rivella: «Reticenza sulle società produttrici di cemento che facevano parte del cartello europeo e di quello mondiale; reticenza sulle attività anticoncorrenziali predisposte dal cartello nei confronti di imprenditori avversari e minori; reticenza sui danni alla salute prodotti dall’amianto».
È soprattutto nel periodo della predominanza svizzera, che fa capo a Schmidheiny, dal ‘72 in poi, che la riservatezza diventa preponderante tanto da produrre, nell’ottobre del 1976, un manuale operativo di 29 pagine, chiamato in sigla «Auls 76», che enunciava ipotesi di interrogativi che avrebbero potuto porre giornalisti, sindacalisti, lavoratori, politici, clienti e indicava le risposte precise cui i dirigenti locali avevano l’obbligo di attenersi. Ha spiegato il consulente: «Stephan Schmidheiny temeva un’azione concertata di sindacati e operai con la richiesta della messa al bando dell’amianto a livello internazionale». Ma in una lettera riservatissima del settembre ’77 all’amministratore delegato Giannitrapani, uno dei suoi uomini di massima fiducia, Schmidheiny scrive: «Sono contento di constatare che Auls 76 porta i suoi frutti».
Gli anni Settanta, però, sono quelli in cui la consapevolezza dei danni prodotti dalla fibra travalicano gli ambienti interni delle fabbriche, se ne fanno portavoce i giornali, l’opinione pubblica sta all’erta. Se gli svizzeri riescono a superare la crisi del settore nel 1972, a quella edilizia che si manifesta a fine anni Settanta associata a questa battaglia sempre più pressante contro l’uso di amianto, non reggono e, nel 1986, portano i libri in tribunale. I giudici di Genova dichiarano il fallimento di Eternit spa il 4 giugno. Una pessima pagina per il miliardario filantropo Schmidheiny, che affida a un professionista di pubbliche relazioni, Stefano Belloli, il compito di ricostruirgli un’immagine. Esce un altro manuale con istruzioni di comportamento, anche questo scovato da Guariniello, di cui il perito ha già fatto cenno e che sarà interessante conoscere nei dettagli. Il dottor Paolo Rivella proseguirà la propria relazione nell’udienza di lunedì prossimo davanti al tribunale presieduto da Giuseppe Casalbore. Gli stessi temi da lui trattati saranno affrontati, in successive udienze, dai consulenti prima delle parti civili e poi della difesa, determinata a confutare le argomentazioni di Rivella.

One Response to “Il manuale a difesa dell’amianto, La Stampa 22.9.10”


  1. Gianpaolo Cavalli Says:

    Formidabile questo reportage, Silvana! Le scatole cinesi dei manuali operativi “type *ausl 76*”, nella loro drammaticità, sono oggi preziosi documenti contro la falsa, dannosa filantropia di Schmidheiny & c. Occorrerà molta forza in campo per non farceli abbattere dalla loro diabolica difesa! Ciao carissima e buon lavoro. GpC



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