Silvana Mossano

SILVANA MOSSANO

TORINO

«Si sapeva della polvere, ma si pensava che fosse qualcosa che riguardava i lavoratori dell’Eternit. Mio fratello, però, era impiegato in banca, e nessuno della mia famiglia ha mai lavorato nella fabbrica dell’amianto». L’avvocato Sergio Bonetto chiama a testimoniare, a Torino, Italo Busto (foto), come portavoce dell’Associazione nazionale esposti amianto. «Ecco – dice – la mia esperienza legata all’amianto comincia nel 1988: Piercarlo si ammalò a luglio. Era un atleta, mio fratello, andava anche ad allenarsi vicino al fiume passando per la strada dietro l’Eternit oppure saliva alla Panoramica, transitando davanti allo stabilimento, in via Oggero». Sarà lì che si è preso quella malora che gli ha ghermito i polmoni e gli ha aggredito la pleura? Oppure l’ha respirata, la fibra, perché abitava non distante dai magazzini Eternit di piazza d’Armi, vicino a strade percorse da camion carichi di manufatti d’amianto? A saperlo. «Il professore di Pavia, quando seppe la provenienza di Piercarlo, disse subito ‘’Lei viene da Casale? Allora non è pleurite: è mesotelioma pleurico’’». Morì il 23 dicembre dello stesso anno. «Sui certificati di morte, allora, si scriveva semplicemente ‘’arresto cardiocircolatorio’’. Io – ricorda Italo Busto – mi sono opposto e ho preteso che si annotasse ‘’arresto cardiocircolatorio’’ sì, ma ‘’in persona affetta da mesotelioma’’». E il manifesto fu di per sé una denuncia lapidaria: «L’inquinamento da amianto ha tolto all’affetto dei suoi cari Piercarlo Busto, 33 anni». Sconcerto, dolore e, poi, reazione. «Il 18 marzo 1989 si costituì l’Associazione nazionale esposti amianto – ricorda Italo Busto -. Oltre a cercare contatti con altre città, anche all’estero, partecipammo, con la Camera del lavoro di Casale, alla raccolta di firme per ottenere il bando definitivo dell’amianto dall’Italia. In tre mesi, ottenemmo circa 15 mila adesioni». E la legge 257 fu emanata nel 1992.


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