This entry was posted on martedì, luglio 20th, 2010 at 17:44 and is filed under PROCESSO ETERNIT. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site.
Guariniello invitato in Brasile
Là come a Casale 30 anni fa
SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
C’è chi dice che si esagera a continuare a parlare di amianto. Che troppo si è detto e che l’argomento non «tira» più. Costoro sono sicuramente dei fortunati perché non hanno mai visto da vicino un loro amico o un famigliare soffrire, prima ancora che per gli effetti della malattia, per il terrore gelido nel momento in cui viene comunicata la diagnosi. E sono altresì degli invidiabili ottimisti perché sono certi che non ne verranno mai sfiorati. Costoro, ad esempio, ritengono che, grazie alla legge del ‘92 che vieta l’amianto in Italia, il problema sia stato cancellato dalla faccia della Terra. Invece, i suoi tentacoli mortali sono ancora in agguato e continueranno a tormentare cittadini ignari fino a quando dei ricercatori capaci, con il sostegno di adeguate risorse finanziarie, non troveranno una cura per «sfangarla». Costoro forse si illudono che l’amianto sia confinato a Casale? In centinaia di città per 80 anni sono state vendute migliaia di tonnellate di tetti e tubi di «eternit» che, a dispetto del nome, non sono eterni, invecchiando si sfaldano. Costoro non vogliono credere che, come è scientificamente provato, il mesotelioma «ti piglia» anche se hai respirato una sola fibra e non serve prolungata esposizione (come è, invece, per l’asbestosi). Costoro pensano che, smettendo di parlarne, il problema si risolva da sé. Ma non è così. Lo dimostra un filmato, girato un paio di settimane fa dal documentarista Niccolò Bruna, in Brasile, dove l’estrazione e la lavorazione di amianto è in vigore come in altri luoghi del mondo. Là, ora, prevalgono le identiche argomentazioni che, qui, 30-40 anni fa, erano il «vangelo» delle lobby amiantifere. Gli «ingegneri dell’immagine», quelli che sanno come far passare messaggi rassicuranti (consigliando anche di togliere i manifesti da morto fuori dallo stabilimento… meglio non vedere), continuano a fare con diligenza il loro mestiere celando i pericoli ed evidenziando i benefici. Così, non i produttori, ma i loro operai, i medici, i sindacalisti intervistati da Niccolò Bruna dichiarano l’orgoglio di lavorare per l’Eternit, di vivere nella città di Minaçu, nata nel ‘67 nel bacino di una cava di amianto a cielo aperto, 33 mila abitanti come Casale, di ricavare dalla fabbrica benessere e progresso tanto da desiderare, come massima aspirazione, che «mio figlio, da grande, scelga di lavorare qui». Sono tranquilli perché sono stati persuasi che «la lavorazione dell’amianto, adesso, è sicura; il pericolo c’era sì, ma in passato». Uguale frase veniva dichiarata pubblicamente dai dirigenti Eternit 30 anni fa: i giornali lo documentano. I manuali, a uso interno dei vertici, e i verbali con le strategie di immagine predisposte dai professionisti di public relations, e che il pm Guariniello di Torino ha sequestrato, lo confermano. A instillare il dubbio nelle ferree convinzioni brasiliane proverà una delegazione di casalesi, tra cui Bruno Pesce e Nicola Pondrano, in un viaggio laggiù a fine agosto. E la Federazione nazionale dei procuratori della Repubblica del Brasile che si occupano di cause di lavoro ha invitato espressamente anche il pm Guariniello.
Non se n’è parlato troppo di amianto. Non abbastanza. È lodevolissimo, quindi, che una giovane casalese, Eleonora Cortello, nella tesi con cui si è laureata nei giorni scorsi in Giurisprudenza ad Alessandria, dal titolo «La sorveglianza sanitaria sul luogo di lavoro», abbia voluto dedicare un capitolo al «Caso Eternit. Un esempio emblematico». E si continuerà a parlarne, al processo di Torino. Lunedì, all’ultima udienza prima della pausa estiva, i testimoni chiamati dall’avvocato di parte civile Sergio Bonetto sono: Italo Busto, fratello di Piercarlo, morto a 33 anni di mesotelioma (atleta, correva alla pista attigua all’Eternit), Vittorio Giordano, di Legambiente che, insieme a Luisa Minazzi e altri ambientalisti, ha condotto strenue battaglie, Alberto Deambrogio, che interviene per conto dell’Associazione italiana esposti amianto
luglio 20th, 2010 at 19:24
La parola ETERNIT andrà pronunciata in aeternum. Un giorno ricorrerà solo sulle pagine di storia, ma fin che l’amianto continuerà ad uscire dalle viscere della terra, senza che prima vi sia un antidoto, occorrerà, come in un rosario, ripeterne la pericolosità mortale, ed il calvario che ne consegue essere portato a conoscenza ovunque. La RICERCA è indispensabile, per la diffusione della fibra volatile, nel mondo. Essa deve riportare al ritrovamento di quell’antidoto, senza cui la fibra killer, continuerà a mietere vittime, in misura crescente in gran parte del mondo. Ammirevole il lavoro dei corrispondenti e di chi segue costantemente le fasi processuali. Ammirevole la DELEGAZIONE che dal Piemonte andrà a riferire alla Magistratura del BRASILE ciò che l’amianto ha causato in tanti anni quì da noi. E che la GIUSTIZIA faccia il suo corso.