Silvana Mossano

SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
Amianto ecologico: il solo accostamento di queste due parole suscita
 scetticismo.  Esiste forse un amianto «buono»?  Qualcuno ci ha creduto
 quando, nei primi Anni ’90, ha acquistato manufatti di amianto
 spacciati per non nocivi.  Lo ha scoperto di recente Angelo Mancini,
 responsabile casalese dello Spresal dell’Asl e direttore del Centro
 amianto.  Chiamato a fare un sopralluogo, ha notato alcune coperture
 sospette.  Il proprietario, con candore, l’ha tranquillizzato: «Quelle
 non sono pericolose, perché mi hanno assicurato che è amianto
 ecologico».  Ma Angelo Mancini, che ha seguito tutte le bonifiche fin
 dall’inizio a Casale, ha compiuto qualche prelievo e ha confermato i
 suoi sospetti.  Era amianto e basta.  Ora si faranno accertamenti
 mirati.  I cittadini sono in buona fede; è bene, dunque, che, in caso
 di dubbio, richiedano una verifica.

Quando, nel 1992, fu varata la
 legge nazionale che vietava l’amianto (e a Casale il divieto c’era
 già dall’87 per un’ordinanza dell’allora sindaco Coppo), in molti
 magazzini, in città e altrove, erano stoccati ingenti quantitativi di
 manufatti pronti alla vendita.  Eliminarli comportava due problemi: la
 perdita dell’investimento fatto nell’acquisto e la spesa per lo
 smaltimento di rifiuti speciali.  Qualcuno ha scelto la scorciatoia:
 vendere in fretta il materiale «scottante» magari con una preventiva
 verniciatura con liquidi idonei che, in qualche modo, attenuano il
 rischio di diffusione della fibra mortale e proporlo come
 «ecologico».

Il responsabile casale dello Spresal rinnova un appello
 perché chi ha manufatti di amianto o polverino si metta in contatto
 con l’Asl per concordare la rimozione corretta. «Eliminando la causa,
 diminuisce il pericolo di diffondere il mesotelioma».

 


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