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SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
No alle illusioni, sì alla speranza.
La città intera lo chiede. Lo ha dimostrato la presenza massiccia
venerdì al Municipale al convegno sollecitato da un gruppo di
cittadine e promosso dalle istituzioni, dove ricercatori e medici
sono stati chiari: «A oggi ci sono terapie per il mesotelioma, ma non
c’è ancora la cura per debellarlo». Tuttavia, la fiducia nel
progresso scientifico trasmessa dal professor Carlo Maria Croce ha
contagiato. Sì alla speranza, dunque. Anche perché – è questo non è
il futuro, ma il presente – la sopravvivenza non è più solo di pochi
mesi. Lo hanno detto i relatori, ma la conferma è negli stessi
malati: c’è chi convive con la malattia già da 9 anni e con buona
qualità di vita.
È stato spiegato bene – il linguaggio semplice cui
si è raccomandato il sindaco Giorgio Demezzi e cui si sono sforzati i
relatori è stato un omaggio che la gente ha apprezzato – come
funziona la sperimentazione. Su tre fasi il test del farmaco: per
capirne la tossicità, per stabilirne il dosaggio, per confrontarne
l’efficacia rispetto alle cure tradizionali. Quindi, si passa alle
linee di terapia: se la prima linea (cioè quel determinato dosaggio)
dà un buon esito non si va oltre, se il tumore non regredisce o c’è
recidiva si passa alla seconda linea e così via. «Cerchiamo di
trovare terapie biologiche per attivare tante linee quante sono
necessarie a consentire una convivenza lunga con il mesotelioma, un
po’ come avviene per il diabete».
Ma la speranza non si esaurisce in
una sera. Il dialogo tra ricercatori e medici perché mettano a
disposizione dei malati, in qualsiasi ospedale, a partire da Casale,
il meglio delle applicazioni terapeutiche senza tralasciare nessuna
sperimentazione, è partito. Il sindaco Demezzi e il manager dell’Asl
Al Gian Paolo Zanetta sono stati investiti dalle associazioni e dalla
popolazione perché ne garantiscano la continuità. La concorrenza tra
ricercatori può essere uno stimolo, ma deve convogliare nel
confronto, altrimenti genera confusione e disperazione. Tutte le
sperimentazioni che possono aprire una breccia di speranza vanno
attuate. Il direttore Zanetta ha preannunciato una riorganizzazione
che raccoglie questo appello: atteso per domani l’annuncio.
E intanto
la mobilitazione popolare è in fermento. Comitato Vertenza Amianto e
Famigliari Vittime Amianto stanno preparando un’assemblea pubblica al
Tartara a inizio dicembre che anticipi l’avvio del processo Eternit
il 10 a Torino. Seguirà una fiaccolata che, tra le ipotesi allo
studio, potrebbe dispiegare una «catena umana» di solidarietà da
piazza Castello fino al luogo più dolorosamente simbolico e al
contempo carico di speranza: la spianata sull’ex stabilimento al
Ronzone.