IL PROCESSO DI TORINO. IL CONSULENTE HA PARLATO PER CINQUE ORE A SOSTEGNO DELL’OPERATO DI SCHMIDHEINY
Secondo il professore di rado si sforavano i limiti. Gli operai: «Ma ci ha mai lavorato lui?»
Gaetano Cecchetti esclude che a metà degli Anni ‘80 si potessero usare fibre alternative
SILVANA MOSSANO
TORINO
La «rivelazione» è arrivata alla 27ª udienza: «La polvere bianca che inquinava il territorio di Casale non era dovuta all’attività produttiva dell’Eternit, ma ai cementifici». La «puvri» tanto temuta dai casalesi è colpa dei cementifici, dunque, secondo il professor Gaetano Cecchetti, consulente per conto dell’imputato Stephan Schmidheiny. Per 5 ore ha spiegato che, da quando è cominciata la gestione del gruppo svizzero, c’è stata una rivoluzione nel rapporto tra uso d’amianto e salute. Puntualizzazione da cui si intuisce che le linee difensive degli imputati (lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier) imboccano due percorsi diversi. Insomma, ognuno tira a salvarsi come può. Leggi il resto