Silvana Mossano

Articolo di settembre, 2010

Schmidheiny versò oltre un milione di euro in 4 anni e mezzo per pagare consulente e informatori

Obbiettivi. «Contenere le notizie a livello locale, minimizzare danno di immagine ed evitare riferimenti agli azionisti svizzeri»

Investimenti. Dei 26 miliardi di lire spesi tra il ‘74 e l’80 pochi furono destinati a sicurezza e salute, i più alla legge Merli

SILVANA MOSSANO

TORINO

Più di un milione di euro in soli 4 anni e mezzo ha speso lo svizzero, patron di Eternit, per tenere sotto controllo le informazioni sui reali pericoli dell’amianto. «Stephan Schmidheiny era il padrone degli stabilimenti in Italia e all’estero e ha fatto di tutto per nasconderlo» ha detto il pm Raffaele Guariniello e anche per nascondere il pericolo dell’amianto che sapeva essere noto fin dal 1960, come ebbe modo di dire in un convegno a Neuss, in Svizzera, nel 1976: «Contro l’amianto sta montando una campagna frutto di manovre dei concorrenti, basata sull’emotività della popolazione. Dobbiamo contrastarla». Incaricò «una società, che influenzava anche i giornali». A dimostrare questa tesi, enunciata da Guariniello ieri, alla 22ª udienza del processo, è stato chiamato il consulente della procura Paolo Rivella. Leggi il resto

ALBERTO GAINO

TORINO 

Processo Eternit, udienza in cui si discute di fatturati, reddività, cartelli mondiali dell’amianto e strategia dell’imputato Stephan Schmideiny per la gestione dell’informazione sui danni alla salute di quelle produzioni e rischi processuali.

L’udienza di oggi è stata talmente importante da far scattare i difensori del magnate svizzero prima ancora che il commercialista Paolo Rivella, consulente dei pm, tentasse di illustrare la sua relazione: «Non ha competenze specialistiche», hanno detto e ripetuto per bloccarlo. L’avvocato Astolfo Di Amato: «Mai nella mia esperienza professionale ho visto una simile consulenza». Il collega Guido Alleva: «Il tribunale deve esercitare il controllo». Rivella aveva cominciato con il dire: «A Neuss, in Germania, nel 1976 si era svolto un convegno informativo organizzato da Schmidheiny dal cui verbale emerge piena consapevolezza dei danni provocati alla salute dall’amianto. In quella sede l’imputato riunisce i suoi dirigenti e dice loro che sta montando una campagna contro l’amianto e che il gruppo deve approntare una strategia finalizzata all’immagine di un uso controllato della materia prima nelle sue produzioni». Leggi il resto

 
SILVANA MOSSANO
TORINO
Il brevetto del cemento-amianto non ebbe immediatamente fortuna in Italia. L’ingegner Adolfo Mazza lo aveva acquistato dall’inventore austriato Hatscheck, ma il nostro mercato non aveva subito accolto il nuovo prodotto con vivace interesse. Fu il terremoto di Messina del 1908 a dare il lancio a questo materiale che il dottor Paolo Rivella, consulente della procura, alla ventunesima udienza del processo Eternit ha definito «il cemento armato dei poveri». Da quel momento è stata una esacalation con profitti notevoli che nelle prossime udienze ci si attende vengano quantificati. Lunedì è intanto emerso che la produzione massima negli stabilimenti italiani (Casale, Cavagnolo, Bagnoli, Siracusa e Rubiera) si ebbe tra gli anni ‘70 e ‘80, con la punta di 4 milioni e 800 mila tonnellate nel 1980. Leggi il resto
 
Clicca sull immagine per ingrandirla [FIRMA]SILVANA MOSSANO
TORINO
Il gruppo svizzero della famiglia Schmidheiny dal 1972 al giugno dell’86 si comportò da vero padrone nei confronti di Eternit Italia spa, più di quanto non abbia fatto, dal ‘52 al ‘72, il gruppo belga che faceva capo alla famiglia Emsens e al barone Louis de Cartier (formalmente presente, quest’ultimo, nel consiglio di amministrazione dal ‘66 al ‘72).
A tracciare il percorso storico societario per stabilire chi operava le scelte fondamentali nella attività della Eternit italiana spa, lo staff del pm Raffaele Guariniello ha chiamato il consulente Paolo Rivella, coordinato da Elena Fizzotti: nella ventunesima udienza di ieri si è ricostruita l’intricatissima impalcatura di società che hanno guidato le sorti delle fabbriche del cemento-amianto italiane, soprattutto dopo che il fondatore Adolfo Mazza (che aveva acquisito il brevetto dall’inventore austriaco Hatscheck) aveva via via ceduto il pacchetto di maggioranza. Leggi il resto

ALBERTO GAINO

TORINO

I processi alle multinazionali si riescono a fare anche in Italia perché è cambiato l’orizzonte investigativo di almeno alcune procure della Repubblica. Il caso più significativo è quello ai vertici dell’Eternit in corso a Torino, cui Raffaele Guariniello e i colleghi pm torinesi Sara Panelli e Gianfranco Colace, per contestare un reato diffuso (il dolo nel disastro ambientale), hanno puntato sui documenti più che sulle testimonianze. E, analogamente alle indagini sulla criminalità economica e politica, hanno disposto perquisizioni e sequestri in uffici e studi professionali, chiesto e ottenuto (a fatica) rogatorie internazionali per gli stessi obiettivi: l’Eternit Italia era formalmente indipendente e ben distinta dalla capogruppo svizzero-belga (poi solo svizzera) e in precedenza i magistrati che si erano occupati della morte a causa dell’amianto di lavoratori Eternit non avevano nemmeno provato ad andare oltre le responsabilità degli amministratori locali. Impensabile sino a qualche anno fa. Il processo penale italiano in materia di tutela del lavoro e ambientale ha compiuto un balzo epocale con il modello cosiddetto “Guariniello”. E la prova si è avuta all’udienza di oggi: protagonista un commercialista torinese di 53 anni, Paolo Rivella, che vive tuttora in periferia: da molti anni, e da sei in esclusiva lavora come consulente delle procure piemontesi, non si è arricchito. Leggi il resto