Silvana Mossano

Articolo di luglio, 2010

LE SPESE SE L’E’ ACCOLLATE LA COLLETTIVITA’

SILVANA MOSSANO
TORINO
Si fa la conta dei costi che il disastro ambientale da amianto ha causato alla collettività. Quanti soldi pubblici sono stati stanziati, fino a ora, per le bonifiche? Stefano Rigatelli, responsabile del settore Grandi rischi ambientali della Regione, al processo Eternit documenta fino al centesimo: «37.062.889,39 euro in circa 15 anni». Non bastano: «Serviranno almeno altri 6 milioni per le bonifiche del polverino», per le quali non c’erano metodologie già sperimentate nel mondo. Gli interventi casalesi sono stati pionieristici; l’ha messi a punto Angelo Mancini, responsabile del Centro regionale amianto, diversificandoli a seconda del luogo: con allagamenti tipo risaia in cortili e piazze, con operazioni di sigillo e nebulizzazione nei sottotetti. Non è finita: l’ingegner Rigatelli fa presente che, lungo il percorso del canale che portava via i reflui dallo stabilimento al Po, sono stati trovati terreni inquinati da amianto. «Bisognerà bonificare anche quelli». Ovvio.
Ma lo scontrino della spesa si allunga. Leggi il resto

SILVANA MOSSANO

TORINO

«Si sapeva della polvere, ma si pensava che fosse qualcosa che riguardava i lavoratori dell’Eternit. Mio fratello, però, era impiegato in banca, e nessuno della mia famiglia ha mai lavorato nella fabbrica dell’amianto». L’avvocato Sergio Bonetto chiama a testimoniare, a Torino, Italo Busto (foto), come portavoce dell’Associazione nazionale esposti amianto. «Ecco – dice – la mia esperienza legata all’amianto comincia nel 1988: Piercarlo si ammalò a luglio. Era un atleta, mio fratello, andava anche ad allenarsi vicino al fiume passando per la strada dietro l’Eternit oppure saliva alla Panoramica, transitando davanti allo stabilimento, in via Oggero». Sarà lì che si è preso quella malora che gli ha ghermito i polmoni e gli ha aggredito la pleura? Oppure l’ha respirata, la fibra, perché abitava non distante dai magazzini Eternit di piazza d’Armi, vicino a strade percorse da camion carichi di manufatti d’amianto? A saperlo. Leggi il resto

Guariniello invitato in Brasile

Là come a Casale 30 anni fa

SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
C’è chi dice che si esagera a continuare a parlare di amianto. Che troppo si è detto e che l’argomento non «tira» più. Costoro sono sicuramente dei fortunati perché non hanno mai visto da vicino un loro amico o un famigliare soffrire, prima ancora che per gli effetti della malattia, per il terrore gelido nel momento in cui viene comunicata la diagnosi. E sono altresì degli invidiabili ottimisti perché sono certi che non ne verranno mai sfiorati. Costoro, ad esempio, ritengono che, grazie alla legge del ‘92 che vieta l’amianto in Italia, il problema sia stato cancellato dalla faccia della Terra. Invece, i suoi tentacoli mortali sono ancora in agguato e continueranno a tormentare cittadini ignari fino a quando dei ricercatori capaci, con il sostegno di adeguate risorse finanziarie, non troveranno una cura per «sfangarla». Costoro forse si illudono che l’amianto sia confinato a Casale? Leggi il resto

MASSIMILIANO FRANCIA

TORINO

«Alla fine degli Anni Ottanta molto spesso veniva scritto sul certificato di morte “arresto cardiocircolatorio”. Ricordo che chiesi con determinazione che sul certificato di morte di mio fratello fosse precisato «in paziente affetto da mesotelioma pleurico».

Italo Busto, 49 anni, (nella foto) sentito ieri nel corso del processo amianto, ha evidenziato la sottovalutazione – soprattutto in quell’epoca – della strage causata dall’amianto, che oggi è una tragica evidenza.

La morte del fratello Piercarlo, avvenuta a soli 33 anni nel 1988, fu un dolorosissimo lutto familiare ma anche un «ceffone» a una società che si scoprì amaramente esposta a un rischio che non riguardava solo una parte ma l’intera popolazione casalese. Leggi il resto

MASSIMILIANO FRANCIA

TORINO

«Quando il campetto era in terra battuta ci si giocava solo a pallone. Poi è stato pavimentato con il polverino.Allora era tutto bello compatto, tutto grigio e giocavamo anche a tennis, pallacanestro e pallavolo…».

Insomma, non ci si bagnava più i piedi, ma ci si avvelenava – senza saperlo – i polmoni.

«Spesso veniva bagnato, perché era polveroso… correndoci sopra si sgretolava».

Vittorio Giordano, ambientalista, ha raccontato ieri al processo amianto uno dei tanti e inquietanti episodi di convivenza con l’amianto di una intera città, con l’Eternit che non ha lesinato rischi a nessuno, neppure ai bimbi che andavano a giocare all’oratorio, nel suo caso quello del Duomo.

Cortile che deve essere bonificato ancora oggi. Leggi il resto

MASSIMILIANO FRANCIA

TORINO

«Ha parlato di epidemia di mesotelioma a Casale, perché»?

È la domanda che il pm Raffaele Guariniello ha rivolto a Vittorio Demicheli, direttore del comparto Sanità della Regione Piemonte chiamato a deporre dalla stessa Regione stessa, che si è costituita come parte civile nel processo Eternit in corso a Torino.

«Si parla di “epidemia” (niente che fare con le malattie infettive, ovviamente, conta solo l’esposizione, ndr) quando si verifica una incidenza superiore all’attesa. E a Casale sicuramente ci troviamo di fronte a una epidemia. Nel resto del mondo possiamo attenderci un certo numero di casi, ma la situazione di Casale è decisamente anomalo, decisamente superiore all’attesa», ha spiegato Demicheli che è medico e oltretutto epidemiologo. Leggi il resto

Così la riconoscevano i piloti inglesi e americani in tempo di guerra: per i tetti imbiancati dall’amianto

SILVANA MOSSANO
TORINO
«Casale, vista dall’alto, era la “città bianca”, perché i tetti erano imbiancati di polvere, tanto da essere ben riconoscibile ai piloti dell’aviazione inglese e americana in tempo di guerra». Lo spaccato storico della factory town che per 80 anni ha legato la propria esistenza all’Eternit affiora dai ricordi pacati e amari del testimone Gianni Turino, chiamato, al processo per disastro doloso permanente contro il belga Louis de Cartier e lo svizzero Stephan Schmidheiny, dai patroni di parte civile della Cisl, Roberto Nosenzo e Roberto La Macchia. Non è stato un sindacalista, Turino, né un dipendente della fabbrica dell’amianto, ma è vissuto, da quando è nato fino a una quindicina di anni fa, al Rotondino del Ronzone, cento metri dallo stabilimento. Una vita intrisa di quella polvere che si appoggiava sui grappoli d’uva staccati dalla vigna, che si depositava sui davanzali delle finestre, che impregnava le ore di gioco lunghe quanto la luce del giorno trascorse alla discarica dell’amianto, vicino al Po, a giocare a «scüdlin». Per tirarla via d’addosso, quella polvere, alla sera, ti mettevano a bagno nella «basla» (bacinella). Leggi il resto

19 a UDIENZA PROCESSO ETERNIT

SILVANA MOSSANO

TORINO

Negli anni ‘70 l’impegno della Camera del lavoro di Casale era quasi totalmente incentrato sulla lotta all’amianto». Lo testimonia Silvana Tiberti, attuale segretario provinciale Cgil, che, a quell’epoca, frequentava «la Camera del lavoro casalese come delegata sindacale per il settore bancario». D’altronde come si poteva non tener conto dei racconti che arrivavano dalla fabbrica? Chiamato da uno dei legali di parte civile della Cgil, Laura D’Amico, l’ex operaio casalese Angelo Gnocco ha raccontato delle mansioni dure nel reparto tubi («un disastro»), e alle lastre e al mulino Hazemag. Gli diagnosticarono l’asbestosi. Lo assegnarono, dopo, a una mansione meno rischiosa? «No, mi davano l’indennizzo per la polvere e si andava avanti così». Il cliché non mutava negli altri stabilimenti. Lo ha testimoniato con dettagliata precisione Giorgio Corradini, presenza lunga più di 20 anni all’Eternit di Rubiera, operaio prima, negli uffici poi, e sempre nel consiglio di fabbrica. «Sapevamo che l’amianto non era una torta e, quindi, faceva male, ma fino a un certo punto non pensavamo facesse morire». I rilievi delle polveri venivano eseguiti, «ma il caporeparto era preavvertito. Quando ci ordinavano le pulizie, ‘’ecco – commentavamo noi -, arriva il Bontempelli da Casale per l’ispezione’’». Quindi i campionamenti si facevano sul pulito, tanto che «vedi? – ci dicevano – qui siamo sotto il livello di legge. Era un po’ sopra alle ‘’taglierine’’, ma appena appena». E, poi, che c’era da lamentarsi? «Un giorno ci portarono su una strada trafficata e misurarono lì il valore della polvere: era ben più elevato che nello stabilimento. Almeno, così ci dissero, e io allora mi fidavo che i rilievi fossero fatti correttamente». D’altronde a Rubiera di solito non c’erano motivi di tensione: «mai un dissidio per contratti e salari; solo quando si parlava di salubrità ambientale si incontravano le resistenze della dirigenza!».

Alla diciannovesima udienza del processo Eternit su La Stampa 13.7.2010
Clicca sull immagine per ingrandirla Fascia nera a lutto per ricordare Luisa Minazzi, la direttrice didattica casalese che ha dovuto cedere al mesotelioma dopo avergli tenuto testa coraggiosamente per 4 anni. La fascia è stata indossata dai molti casalesi ieri a Torino al processo Eternit

GIANNI TURINO TESTIMONE AL PROCESSO

MASSIMILIANO FRANCIA

TORINO

«L’Eternit dava due sicurezze: una era quella economica, l’altra era quella di andare a finire prima in via Negri… al cimitero…».

È uno dei passaggi della deposizione di Gianni Turino, ronzonese doc, nato e cresciuto al Rotondino, che la polvere e l’amianto l’ha vista, vissuta, respirata, praticamente insieme al latte nel biberon, se l’è trovata a «scricchiolare» sotto i denti quando – per tanto che si lavasse – mangiava l’uva o i pomodori raccolti (o forse fregati!) da «gagno» negli orti del quartiere. «Per questo ogni tanto le discussioni sugli svizzeri e i belgi», i padroni dell’Eternit, si facevano «animate e spuntava qualche epiteto pesante … Bastàrd…». Leggi il resto