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Mi ricordo che, nella casa dove abitavo da piccola, le quattro camere da letto comunicanti erano scaldate con una sola stufa a carbone. Mi ricordo che mia mamma ci rovesciava dentro tante uova nere di carbone che erano in un secchio di ferro con il manico. Ogni volta mia madre sbuffava e imprecava e io le domandavo “che cos’hai” e lei mi rispondeva “niente”, ma faceva una faccia brutta.
Mi ricordo, che le sere d’estate, c’erano molte lucciole; noi bambini camminavamo nell’orto, bucando la penombra della luna, catturavamo con delicatezza le lucciole e le tenevamo tra le mani chiuse a ostrica.
Mi ricordo che le zanzare pungevano fino alle dieci di sera. Poi “andavano a dormire” diceva mio padre, e allora potevamo accendere la luce.
Mi ricordo che un giorno giocavo a pallone con mio fratello Mauri, e lui rideva ogni volta che mi colpiva sulle gambe e sul petto e anche sulla pancia. E anche io ridevo perché non mi faceva troppo male. Poi, ho mirato bene e l’ho colpito io sulla pancia. Anzi, un po’ sotto la pancia. Lui ha urlato ahi, e si è accovacciato. E mio padre mi ha sgridato forte, guai a te se lo fai ancora. Ma io non capivo perché aveva sgridato me così e invece non aveva sgridato mio fratello quando lui mi aveva colpito sulla pancia, anzi un po’ sotto la pancia. Leggi il resto