Silvana Mossano

Articolo di maggio, 2008

Ho imparato che nessuno è perfetto finché non ti innamori.
Ho imparato che la vita è dura, ma io di più!
Ho imparato che le opportunità non vanno mai perse: quelle che lasci andare tu le prende qualcun altro.
Ho imparato che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un’altra parte.

Ho imparato che bisognerebbe sempre usare parole buone, perchè domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato che un sorriso è un modo economico per migliorare l’aspetto.
Ho imparato che non posso scegliere come mi sento, ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato che quando un figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno ti ha agganciato per la vita.

Ho imparato che tutti vogliono vivere in cima alla montagna, ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo alla meta.
Ho imparato che è meglio dare consigli solo in due circostanze: quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Ho imparato che meno tempo spreco più cose faccio.


 

LUIGI EINAUDI, primo Presidente della Repubblica

«L’idea nasce dal contrasto. Se nessuno vi dice che avete torto, voi non sapete più di possedere la verità».

 

 «Le riforme per essere sul serio efficaci mi ostino a dire che debbono essere graduali»

 

 

Le donne si addormentano posate sul tuo cuore

perché tu ti convinca del loro grande amore.

Le donne si accontentano di una passeggiata

di un fiore sul cuscino, di una telefonata. Leggi il resto

Barbara Spinelli, (La Stampa, 27.4.08)

 

“Nel 1907, il giornale La Petite République, fondato dal socialista Jaurés, titolò in prima pagina: «L’insicurezza è alla moda, questo è un fatto»”.

 

“L’emozione che prende il posto della comunicazione, l’ossessione delle cifre, il linguaggio bellico, le «lunghe scie di sangue»: la stampa imita il politico, perde autonomia, invee di registrare e interpretare escogita titoli arpioni. E’ quello che i politici vogliono: «Il silenzio mediatico è un errore» disse il ministro dell’Interno Sarkozy in un discorso ai prefetti del 2003”.

 

“Il populismo penale straripa, imponendo non riforme di lungo respiro, ma pletoriche leggi ad hoc, e politiche dichiarative, simboliche, dettate da permanente indignazione”

 

“(…) vien cancellato il confine tra sfera civile e militre, tempo di pace e di guerra, interno ed esterno”.

 

“Le ronde proposte dalla Lega possono aver senso: alcuni cittadini partecipano al controllo del territorio «armati solo di telefonini». Ma non deve significare che Stato e polizia abbassano le braccia. (…). E’ per evitare il linciaggio che abbiamo giudici e polizia separati dalla società. Quando ciascuno spia, denuncia, reprime il diverso, il mondo rischia di farsi villaggio, letteralmente: non ordine cosmopolita, ma borgo natio dove il controllo sociale protegge senza freni, e il cittadino perde l’anonimato garantito dalla metropoli, non sfugge agli sguardi, e impara a vivere nel sospetto, senza più lasciar vivere”.

 

“Questa era comunemente ritenuta una funzione della grande letteratura: fare da antidoto alla sofferenza attraverso la descrizione del nostro comune destino”.

 

“Scrivere l’ultima pagina di un libro era il punto più prossimo al sublime che avesse mai raggiunto (…)”

 

“La gente continua a morire, ma non ci facciamo mai l’abitudine”

 

 

“Ha detto di non condividere l’uso del termine ‘fondamentalista’ per descrivere la filosofia dei terroristi. Perché?”. (…) “Perché è un termine improprio – rispose il professore -. Questa parola implica un ‘ritorno alle origini’. Ma chi dissemina di bombe treni, centri commerciali e autobus non sta tornando alle origini dell’Islam. Sta scrivendo un nuovo e personale copione, cercando di motivarlo attraverso la ricerca di passi del Corano che giustifichino quella guerra. Ci sono fondamentalisti in tutte le religioni. Gli ordini monacali cristiani, votati alla povertà, alla rinuncia, alla castità e all’obbedienza sono fondamentalisti. Gli asceti esistono in tutte le religioni, ma non sostengono l’assassinio indiscriminato di uomini, donne e bambini. Questo è il punto chiave”

 

“E’ provato che in una situazione di emergenza, in cui non si ha tempo per pensare, un uomo normalmente si butta sulla sinistra. Questa è la ragione per cui guidare sul lato sinistro della strada, sebbene si tratti di una pratica limitata a pochi paesi (pratica inglese, ndr), sia in realtà più sicuro. Un guidatore nel panico, per evitare una collisione frontale, si butta fuori dalla strada, nel prato”.

Due figure affiancate fendevano l’aura ancora bruna che si andava, via via, rischiarando, con striature sfumate che attraversavano il cielo smorzando le stelle. La bambina aveva una vestina di cotone a quadretti bianchi e azzurri, con un golfetto sopra, perché, anche se era di settembre e il sole, da qui a un po’, sarebbe stato caldo, ancora ristagnava l’umidità della notte che metteva addosso certi “frison”… Aveva cinque o sei anni, non di più, i capelli ricci legati a coda di cavallo. In una mano teneva stretto un ramo con cui disegnava figure immaginarie nell’aria, l’altra mano era avvolta in quella della madre che le stava al fianco e che reggeva su un braccio una borsa rigonfia di panini di salame: l’aveva affettato, appena prima di partire, con la “curtela” affilata su una pietra.
Quando iniziarono la salita di Ozzano, ormai era già giorno, con un cielo terso che pareva una tavola e un’arietta frizzante che smuoveva l’erba sul ciglio della strada. “Sei stanca? Vuoi che ci fermiano?” s’informava ogni tanto la madre. “Quando sei stanca aspettiamo la corriera”.
Ma la bambina non era stanca. Leggi il resto