Silvana Mossano

Ho Scritto

Ho cercato nell’erba un quadrifoglio, l’ho trovato e l’ho perduto.

Ho battuto i pugni nelle stanze dove “IL” vale più di “LA”, dove la cravatta conta più della gonna. Ho studiato di più, ho lavorato di più, ho camminato e ho corso di più per incidere il segno del mio esistere. Leggi il resto

Questo articolo è stato pubblicato su La Stampa di sabato 4 ottobre 2008

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SILVANA MOSSANO

C’è una targa che i casalesi vorrebbero vedere esposta sotto quella che porta il nome della località: più di quelle che promuovono paesaggi e ornamenti e che valorizzano i gemellaggi. Ne vorrebbero piantare una grande con inciso: «Territorio deamiantizzato».

Per questa gente che continua a piangere i suoi morti uccisi dal male d’amianto che sbeffeggia una popolazione inerme scegliendo, senza neppure un criterio scientificamente spiegabile, le vittime sacrificali, terra deamiantizzata vuol dire, più di tutto, «libera dalla morte per mesotelioma». Leggi il resto

Di amianto, nel mondo, ogni cinque minuti muore una persona. Sono 2960 – solo nella causa dell’Eternit – i morti di amianto in Italia di cui la Procura di Torino cerca i responsabili, ma il numero delle vittime è in difetto, perché mancano quelli che non sono stati registrati e i casi caduti in prescrizione. Che cosa sostiene l’accusa? Il pm Guariniello dice che si sapeva, almeno dagli anni ‘60, per via degli studi dello pneumologo Irvin Selikoff, che di amianto si muore. Li aveva resi noti nella conferenza internazionale del 1964 promossa dall’Accademia delle Scienze di New York e gli industriali ben capirono che cosa significavano quelle ricerche tanto da considerare lo scienziato un uomo pericoloso. Leggi il resto

 

 

Le donne si addormentano posate sul tuo cuore

perché tu ti convinca del loro grande amore.

Le donne si accontentano di una passeggiata

di un fiore sul cuscino, di una telefonata. Leggi il resto

Due figure affiancate fendevano l’aura ancora bruna che si andava, via via, rischiarando, con striature sfumate che attraversavano il cielo smorzando le stelle. La bambina aveva una vestina di cotone a quadretti bianchi e azzurri, con un golfetto sopra, perché, anche se era di settembre e il sole, da qui a un po’, sarebbe stato caldo, ancora ristagnava l’umidità della notte che metteva addosso certi “frison”… Aveva cinque o sei anni, non di più, i capelli ricci legati a coda di cavallo. In una mano teneva stretto un ramo con cui disegnava figure immaginarie nell’aria, l’altra mano era avvolta in quella della madre che le stava al fianco e che reggeva su un braccio una borsa rigonfia di panini di salame: l’aveva affettato, appena prima di partire, con la “curtela” affilata su una pietra.
Quando iniziarono la salita di Ozzano, ormai era già giorno, con un cielo terso che pareva una tavola e un’arietta frizzante che smuoveva l’erba sul ciglio della strada. “Sei stanca? Vuoi che ci fermiano?” s’informava ogni tanto la madre. “Quando sei stanca aspettiamo la corriera”.
Ma la bambina non era stanca. Leggi il resto