Due figure affiancate fendevano l’aura ancora bruna che si andava, via via, rischiarando, con striature sfumate che attraversavano il cielo smorzando le stelle. La bambina aveva una vestina di cotone a quadretti bianchi e azzurri, con un golfetto sopra, perché, anche se era di settembre e il sole, da qui a un po’, sarebbe stato caldo, ancora ristagnava l’umidità della notte che metteva addosso certi “frison”… Aveva cinque o sei anni, non di più, i capelli ricci legati a coda di cavallo. In una mano teneva stretto un ramo con cui disegnava figure immaginarie nell’aria, l’altra mano era avvolta in quella della madre che le stava al fianco e che reggeva su un braccio una borsa rigonfia di panini di salame: l’aveva affettato, appena prima di partire, con la “curtela” affilata su una pietra.
Quando iniziarono la salita di Ozzano, ormai era già giorno, con un cielo terso che pareva una tavola e un’arietta frizzante che smuoveva l’erba sul ciglio della strada. “Sei stanca? Vuoi che ci fermiano?” s’informava ogni tanto la madre. “Quando sei stanca aspettiamo la corriera”.
Ma la bambina non era stanca. Leggi il resto