Silvana Mossano

PROCESSO ETERNIT

Molto chiaro e stringato nello stesso tempo. Complimenti Franco C.

eh, i furbetti, peccato che l’inevitabile “redde rationem” venga a strage compiuta e in corso! Grazie Sil.per l’attenzione.(Aldo Timossi)

Ciao cara Silvana, quanto disprezzo per la vita umana!  Mi viene in mente una frase di Cyrano:    ………..”deve esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto?”……….
Sempre grazie per il tuo lavoro, un abbraccio, Bruna Casati

… per scalzare la concorrenza

SILVANA MOSSANO

TORINO

All’Eternit avevano capito come fare per contenere la polverosità al di sotto del limite di 1 fibra per centimetro cubo. Ma un esame incrociato di documenti, appunti, verbali di audizioni fa emergere che lo sforzo degli amiantiferi, negli stabilimenti italiani, con i campionamenti sulla polverosità eseguiti dal Sil che faceva capo a Ezio Bontempelli, non era motivato da convinta sensibilità ambientale.

Il dottor Stefano Silvestri, ricercatore dell’Epidemiologia Ambientale Occupazionale Istituto Studio e Prevenzione oncologica di Firenze, consulente della procura al processo Eternit di Torino, ha sì riconosciuto che, specialmente da fine Anni ’70 ai primi anni ’80, a Casale investimenti ne furono attuati, ma lo scopo primario era migliorare e incrementare il sistema produttivo. Certo che aver adottato apparecchiature più moderne ed efficienti ha avuto, come conseguenza, anche una diminuzione della polverosità, ma il sistema di prevenzione, non attuato nella sua completezza, è stato inefficace; il consulente ha fatto notare che è risultato monco in alcune parti essenziali: di formazione degli addetti non c’è traccia così come della realizzazione di una lavanderia interna per evitare che gli abiti da lavoro uscissero dalla fabbrica per essere portati a casa, con ovvia dispersione di fibre lungo il tragitto e, soprattutto, nelle abitazioni degli operai. Negligenze veniali a fronte di uno sbandierato esempio di imprenditoria illuminata e attenta ai problemi ambientali o furono messe in atto sottili furberie? Il dottor Silvestri le ha stanate. Leggi il resto

PROCESSO.TORNA IL CONSULENTE AMERICANO CASTLEMAN E PARLA L’IGIENISTA INDUSTRIALE STEFANO SILVESTRI
“Il cartello internazionale dei produttori fece di tutto per celare conoscenze note dal 1898”
«Rilievi del Sil ben sotto i limiti per evitare di pagare sovrappremio asbestosi all’Inail»
La «dose» di esposizione conta: più vittime a Casale per l’Eternit e a Bari per la Fibronit

SILVANA MOSSANO
TORINO

Correva l’anno 1898 e l’oggetto di discussione dell’odierno processo Eternit – corre l’anno 2010 – era già conosciuto. In un trattato di ben più di un secolo fa, si indicano gli «effetti dannosi delle polveri inalabili», asbesto incluso. Il testo è stato citato dal dottor Stefano Silvestri, dell’Epidemiologia Ambientale Occupazionale Istituto Studio e Prevenzione oncologica di Firenze, consulente della procura, nella trentesima udienza di ieri. Centododici anni fa, nel trattato si prescriveva che «l’operaio va protetto dalla inspirazione di qualunque specie di polvere con tutti i mezzi possibili»; raccomandava di «non mischiare abiti da lavoro con quelli con cui si va a casa» per non contaminare i famigliari e di «anteporre i sistemi di aspirazione delle polveri alle protezioni individuali». Già alla fine del XIX secolo, infatti, ci si poneva il problema dell’aderenza perfetta della maschera al volto, perché se la polvere passa sotto la precauzione è inutile, ed evidenziava la difficoltà per l’operaio di indossare le mascherine (quante volte lo hanno ripetuto gli ex operai dell’Eternit: «Non si potevano tenere a lungo, perché mancava il respiro!»). Silvestri ha segnalato altri testi più «recenti»: 1908 e 1910, in cui si suggeriva l’uso di un aspiratore al posto della scopa per pulire la fabbrica, si elencavano sistemi di protezione dell’ambiente esterno perché le polveri non raggiungessero le abitazioni circostanti». Leggi il resto

Così la lobby dell’amianto bloccò  misure di prevenzione del cancro

ALBERTO GAINO
TORINO
Pericolosità dell’amianto, «i valori limite proposti dall’Enpi nel 1978 non sono mai stati tradotti in provvedimento normativo. Soltanto nell’agosto 1991 venne recepita la Direttiva Cee 477 del 1983 che introduceva la soglia di 1 fibra per centimetro cubico per il crisotilo e di 0,2 ff/cc per la crocidolite, l’amianto blu, il più letale per la salute». Leggi il resto

SILVANA MOSSANO

TORINO

Più del sapere che sapevano, fa rabbia apprendere che, sapendo, imbrogliavano. Il professor Francesco Carnevale, consulente della procura di Torino al processo Eternit, ha confermato con pacata determinazione quel che aveva già detto nella sua prima audizione: «Ribadisco che, sui rischi dell’amianto, nel 1960 si sapeva già tutto». E tutti gli amiantiferi lo sapevano, perché, come ha spiegato poi il professor Barry Castleman, documenti alla mano (contenuti in un tomo di 900 pagine circa, consegnato al presidente del Tribunale Giuseppe Casalbore), i produttori erano sì in concorrenza economica tra loro, ma, per contrastare le tesi sulla pericolosità dell’amianto, adottarono un’unica strategia. Castleman non l’ha chiamata «complotto» perché il vocabolo va di moda in Italia, mentre lui, che è americano, ha parlato di propaganda. Leggi il resto

SILVANA MOSSANO
TORINO
Sara’ pure uno dei maggiori esperti al mondo di amianto, ma alle 200 e piu’ persone – tra magistrati, avvocati, cittadini e studenti dei licei casalesi Sociale e Sociopsicopedagogico del Lanza – presenti ieri al processo ETERNIT a Torino e’ risultato assai difficile percepire il valore del consulente americano Barry Castleman, incaricato da alcune parti civili. Lo studioso ha lavorato per l’agenzia governativa americana che si occupa di prevenzione all’inquinamento ed e’ stato chiamato a esprimere pareri in circa 400 processi nel suo Paese. Ma le grosse aspettative nei suoi confronti, lievitate nelle ultime settimane, ieri si sono schiantate contro la barriera della lingua straniera: la traduzione scolastica e frammentata, affidata a un interprete scelto dal tribunale, ma forse non preparato a un contesto cosi’ specifico e delicato come il processo ETERNIT, ha vanificato la portata delle argomentazioni, incanalandole talora sui binari del ridicolo («letteratura dei dottori» anziche’ letteratura medica, o «giornale enorme» per autorevole rivista scientifica, «spedizionieri» anziche’ sindacalisti). Leggi il resto
SILVANA MOSSANO
CASALE MONFERRATO
I produttori di amianto sapevano che l’esposizione alla fibra causa l’asbestosi. E sapevano del rischio di cancro alla pleura. Sapevano inoltre che il mesotelioma – il tumore dell’amianto – prende anche chi non ha lavorato nella fabbrica, ma ha respirato la fibra diffusa nei luoghi circostanti. Sapevano, e per contrastare la propagazione di queste notizie hanno organizzato la «congiura del silenzio». E’ cosi’ che lo studioso americano Barry Castleman, giunto ieri a Casale per presenziare, domani, al processo ETERNIT di Torino, ha definito la somma di iniziative da decenni messe in atto dalle societa’ mondiali che hanno prodotto e lavorato l’amianto (e in molti Paesi continuano tuttora) per soffocare quelli che, in una relazione di industriali del settore datata 1971, furono definiti «eccessivi clamori». Leggi il resto
PROCESSO ETERNIT. INGEGNERE DEL POLITECNICO CONSULENTE DELL’IMPUTATO ELVETICO
“Schmidheiny fece investimenti efficaci per migliorare sicurezza e salubrità”. Ma le sue conclusioni lasciano perplessita’ nel pm, nel presidente e nelle parti civili
SILVANA MOSSANO
TORINO
L’obbiettivo di Stephan Schmidheiny si delinea in modo via via piu’ nitido: dimostrare che, da quando afferro’ le redini di ETERNIT in Italia, fece tali e tanti investimenti per migliorare le condizioni di sicurezza e salubrita’ negli stabilimenti da non sentirsi responsabile di malattie e morti causate dall’amianto. Quella polvere non era colpa sua. Caso mai e in gran parte (lo ha detto il suo consulente professor Gaetano Cecchetti lunedi’ scorso) era dei cementifici circostanti. Se, poi, l’ETERNIT c’entrava qualcosa, questo riguardava il periodo precedente l’ingresso svizzero. Quello del coimputato Louis de Cartier, dunque. Le argomentazioni dei consulenti di Schmidheiny, insomma, mirano a delineare una demarcazione netta tra la gestione belga, prima, e quella elvetica, dal 73 in poi. Leggi il resto
Al processo Eternit i silenziosi ”custodi” dei ricordi della strage
Chi pensava che la partecipazione massiccia al piu’ grande processo per reati ambientali in un posto di lavoro che si fosse mai messo in piedi si esaurisse per sfinimento o per noia aveva fatto previsioni errate. I «casalesi del lunedi’» non si stancano: anche domani partiranno due pullman per la ventottesima udienza del processo Eternit celebrato a Torino contro lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier, imputati di disastro ambientale permanente. Prima, molti di questi cittadini neppure sapevano come era fatta un’aula di giustizia; adesso confrontano tesi processuali e ne giudicano l’efficacia. E quando ascoltano storture si arrabbiano; Leggi il resto

IL PROCESSO DI TORINO. IL CONSULENTE HA PARLATO PER CINQUE ORE A SOSTEGNO DELL’OPERATO DI SCHMIDHEINY

Secondo il professore di rado si sforavano i limiti. Gli operai: «Ma ci ha mai lavorato lui?»

 Gaetano Cecchetti esclude  che a metà degli Anni ‘80 si potessero usare fibre alternative

 SILVANA MOSSANO

TORINO

La «rivelazione» è arrivata alla 27ª udienza: «La polvere bianca che inquinava il territorio di Casale non era dovuta all’attività produttiva dell’Eternit, ma ai cementifici». La «puvri» tanto temuta dai casalesi è colpa dei cementifici, dunque, secondo il professor Gaetano Cecchetti, consulente per conto dell’imputato Stephan Schmidheiny. Per 5 ore ha spiegato che, da quando è cominciata la gestione del gruppo svizzero, c’è stata una rivoluzione nel rapporto tra uso d’amianto e salute. Puntualizzazione da cui si intuisce che le linee difensive degli imputati (lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Louis de Cartier) imboccano due percorsi diversi. Insomma, ognuno tira a salvarsi come può. Leggi il resto